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Denuncia: quando rischi la controquerela per calunnia

30 agosto 2015


Denuncia: quando rischi la controquerela per calunnia

> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 agosto 2015



La controquerela per calunnia e il risarcimento del danno per il procedimento penale innescato scatta solo nel caso di consapevolezza dell’innocenza dell’accusato.

Chi presenta una denuncia alla procura della Repubblica o ai Carabinieri (o ad altra autorità) che poi risulta infondata non è tenuto a risarcire i danni a chi subisce il procedimento penale da lui innescato, né tantomeno può essere oggetto di una controquerela per calunnia. Questo perché, nel nostro ordinamento, si può essere controquerelati per calunnia solo a condizione che si sia agito con dolo, cioè con la consapevolezza dell’innocenza dell’accusato. È quanto sottolineato da una recente sentenza della Cassazione [1].

Facciamo un esempio concreto per comprendere meglio la problematica.

Immaginiamo che Antonio sia costretto a sopportare, giorno e notte, i latrati dei cani del vicino Giuseppe. Così Antonio denuncia Giuseppe ai Carabinieri per il reato di disturbo della quiete e del riposo delle persone. Le indagini, tuttavia, rivelano che l’abbaiare dei cani dà fastidio solo ad Antonio e non a un numero indeterminato di persone (presupposto necessario per far scattare il procedimento penale). Insomma, Antonio non poteva denunciare Giuseppe ma, a tutto voler concedere, poteva solo avviare contro di lui un’azione civile di risarcimento del danno. I presupposti per l’esercizio dell’azione penale erano quindi insussistenti. Antonio, però, non deve temere di essere controquerelato da Giuseppe per calunnia e questo perché i fatti da lui dichiarati alle autorità erano veri; ad essere errata è stata solo la qualificazione giuridica dei fatti stessi.

Se invece Antonio avesse denunciato Caio con la piena consapevolezza della sua innocenza, ossia della falsità dei fatti, allora sarebbe scattata la calunnia.

Il reato di calunnia, infatti, scatta tutte le volte in cui qualcuno, con denunzia, querela, richiesta o istanza, anche se anonima o sotto falso nome, diretta al tribunale o ad un’altra Autorità (si pensi i Carabinieri, la questura, ecc.) che abbia obbligo di riferirne al giudice, incolpa di un reato taluno che egli sa innocente (è la cosiddetta calunnia formale), oppure simula a carico di lui le tracce di un reato (è la cosiddetta calunnia materiale).

In particolare, tale reato si ritiene integrato, ad esempio, nel caso in cui un soggetto presenti una denuncia di smarrimento di un assegno, dopo aver consegnato il titolo ad altro soggetto oppure al solo scopo di impedire alla banca di pagarlo al relativo creditore. Altro esempio è nel caso in cui un indagato fornisca false generalità alla polizia giudiziaria che procede alla sua identificazione, attribuendosi l’identità di altra persona realmente esistente.

Il bene giuridico tutelato dal reato di calunnia viene identificato nell’interesse al corretto funzionamento della giustizia e, in particolare, nell’interesse a che non vengano instaurati processi contro persone innocenti.

Con la sentenza in commento, i supremi giudici compiono poi un ulteriore passo: così come non si può essere controquerelati per calunnia, altrettanto non si può essere condannati al risarcimento del danno nei confronti del querelato, anche se il denunciante ha agito, con le sue affermazioni, in modo colpevole, ossia con atteggiamento incauto, imprudente, negligente o precipitoso. Invece, per poter essere condannati al risarcimento del danno per il procedimento penale avviato nei danni del denunciato è necessaria la piena e lucida consapevolezza dell’innocenza di quest’ultimo. Insomma, è indispensabile che vi sia il dolo e non la semplice colpa.

note

[1] Cass. sent. n. 17200/2015.

Autore immagine: 123rf com


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2 Commenti

  1. Io non sono avvocato (faccio l’infermiera) quindi potrei sbagliarmi. Ma questo è ciò che è successo a mio fratello: quando finisce di lavorare la sera (lui è insegnante di musica al conservatorio….alcuni giorni ha lezioni diurne e altri giorni serali) va spesso a mangiare in una tavola calda (vive da solo e spesso a seconda degli orari non ha voglia di cucinare) o in una pizzeria che c’è vicino alla scuola dove insegna. Il giorno entra in pizzeria e il locale era deserto (solo un tavolo occupato) perchè era l’ora in cui la gente si prende le pizze da portare via. A cenare li si va generalmente piu tardi. Quindi mio fratello si siede ad un tavolo lontanissimo da quello occupato. (Supponiamo che il tavolo occupato dall’altra persona fosse il tavolo num. 1 e quello di mio fratello il tavolo num. 20…lontanissimi). Solo successivamente (dopo qualche minuto che era li seduto) mio fratello si accorge che nel tavolo occupato c’ era seduto uno che conosceva solo di vista (lo conosceva solo di nome perchè vive nel suo vicinato e solo a due numeri civici di distanza. Dire di non aver mai visto quel signore non sarà mai vero ma nemmeno di conoscerlo bene o essere amici: al limite si saranno scambiati un saluto). Improvvisamente questo tizio va verso mio fratello e gli tira un ceffone in pieno viso. Cosi senza motivo. Accampando motivi falsi e inesistenti (insisteva che mio fratello parcheggiasse la macchina nel suo spazio: in realtà mio fratello non ha macchina… dopo: era il cane di mio fratello che abbaiava la notte. Altra roba non vera: mio fratello non ha animali perchè vive in un bilocale in affitto e non ha spazio eventuale per animali). Pur non avendo testimoni del fatto (proprio nel momento in cui questo qui gli tirava il ceffone i gestori del ristorante erano distratti: chi a controllare le pizze o chi a fare altro) mio fratello decideva di querelare il tizio. Quindi il giorno dopo mio fratello va dai carabinieri (che sono nella via della scuola dove insegna lui) a querelare il tizio (di cui conosceva il nome e l’indirizzo per il motivo detto prima: si può dire che sono vicini di casa?piu o meno si…). Circa un anno dopo (nel frattempo mio fratello finalmente viene trasferito a lavorare nella scuola vicino a casa mia al mio paese e quindi si era fatto la residenza da me e vive da me) gli perviene (tramite i vigili locali) il decreto di fissazione d’udienza (mi pare di aver letto cosi “fissazione d’udienza”: lo hanno notificato a casa mia quindi quel foglio lo avevo letto). L’udienza era circa un mese dopo e ci eravamo rivolti ad un avvocato (mio dirimpettaio che conosco). Mio fratello aveva già detto all’avvocato che a parte le scuse provenienti da quel tizio li non avrebbe voluto altro e nemmeno continuare. E l’avvocato gli aveva detto “saggia decisione: queste cose se portate aventi sono lunghe”. In udienza (il giorno c’ero pure io) mio fratello dichiara di non voler andare avanti se fossero arrivare le scuse. Ho visto che c’era l’imputato con il suo avvocato intenzionati invece ad andare avanti (mi chiedo: è imputato e gli stanno dicendo che gli levano la querela perchè mio fratello la ritirava e questo vuole andare avanti…a che serve?). Il giudice aveva dato rinvio di tre mesi per trattative. Nel frattempo dopo circa un mese da quell’udienza a mio fratello perviene una convocazione dei carabinieri ove gli comunicano che il tizio querelato gli ha fatto una controquerela a seguito di quel procedimento penale (a quanto pare il tizio si sente vittima di calunnia). Mi chiedo: cosa accade? leggendo qui sembra che mio fratello non rischierebbe nulla.

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