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Imposta sui rifiuti per la casa secondaria abitata saltuariamente

30 agosto 2015


Imposta sui rifiuti per la casa secondaria abitata saltuariamente

> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 agosto 2015



Pago la tassa di smaltimento rifiuti per un’abitazione secondaria che uso come residenza per le vacanze e che abito saltuariamente poche settimane l’anno: il Comune però mi vuol far pagare l’imposta come tutti gli altri soggetti residenti: è corretto?

Sebbene il principio ispiratore dell’imposta sui rifiuti – per come risultante anche dalla disciplina della Comunità Europea [1] – sia “chi inquina paga” e paga in base a quanto inquina, il sistema con cui l’Italia ha disegnato l’attuale imposta sui rifiuti è di tipo “presuntivo”: in pratica il prelievo non è commisurato ai rifiuti “effettivamente” prodotti, ma a quelli “standard”, cioè ai rifiuti che “ordinariamente” produce una famiglia del medesimo numero di membri, in una casa avente la stessa superficie e occupata per l’intero anno.

Quindi le variabili sono costituite dal numero di familiari conviventi e dalla dimensione dell’immobile, e non dai giorni in cui l’immobile stesso viene abitato. Vien fatta salva, da numerosi giudici, la possibilità, per il proprietario, di dimostrare che l’unità immobiliare non è mai stata (né può esserlo) abitata, dando prova del fatto che non sono stati mai sottoscritti contratti per la fornitura delle utenze “essenziali” come la luce, il gas e il telefono.

In ogni caso, i Comuni possono concedere riduzioni sull’imposta sui rifiuti per le abitazioni tenute a disposizione per uso stagionale od altro uso limitato e discontinuo [2]. Si tratta però di una mera discrezionalità per l’ente locale che, quindi, è anche libero di non prevedere alcuna agevolazione e lasciare inalterato il sistema di tassazione, indipendentemente dai giorni di permanenza nell’immobile, dalla residenza e dalla quantità dei rifiuti prodotti.

Se questo sistema sia compatibile o meno con il principio comunitario del “Chi inquina paga” se n’è già occupata la Corte di Giustizia Europea, fornendo una sentenza [3] piuttosto generica, che sembra accontentare entrambe le parti: secondo i giudici di Lussemburgo, il metodo “presuntivo” adottato dall’Italia non contrasta, in linea di principio, con il Trattato dell’U.E.. Tuttavia, esso trova un limite laddove comporti che taluni “detentori … si facciano carico di costi manifestamente non commisurati ai volumi o alla natura dei rifiuti da essi producibili”.

Che fare, dunque, in questi casi? Di certo se si procede a un ricorso in autotutela o una richiesta, per altre forme, inoltrata all’ente locale, non si sortiranno effetti di sorta. Si tenga conto, infatti, che numerosi Comuni, posti sui litorali d’Italia (e, quindi, dalla vocazione prettamente turistica) mantengono il servizio di nettezza urbana proprio grazie alla contribuzione di tutti i proprietari di immobili, residenti e non.

Non resta, quindi, che fare ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale, chiedendo ad essa di disapplicare la delibera locale e sperando in una sentenza “evolutiva”: non è, infatti, per niente scontata una sentenza favorevole, sebbene in astratto e in punto di diritto, la tesi della differenziazione delle tariffe potrebbe essere sorretta da validi motivi.

note

[1] Art. 191, paragrafo 2, del Trattato 25 marzo 1957, sul “funzionamento dell’Unione Europea”, nel testo in vigore dal 1° dicembre 2009.

[2] Per la Tari: Art. 1, commi 652 e 659, legge 147 del 2013; per la Tares: art. 14, commi 9 e 15, Dl n. 201 del 2011.

[3] C. Giust. UE, sent. del 16.07.2009 causa C-248/08.

 

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2 Commenti

  1. Il comune di San Michele al tagliamento ha presunto anche il numero degli occupanti l’appartamento! Al mio di 30 mq che occupo solo 15 gg. all’anno, hanno applicato una tariffa come se fossi 3 persone. Pazzesco!

  2. non credo sia giusto ridurre le spese per chi ha una seconda casa, in quanto è vero che la stessa viene utilizzata per periodi brevi e non continuativi, ma il servizio nella strada ove si trova l’immobile deve essere svolto, non sapendo quando il proprietario utilizza il ben. quindi le spese da parte della società preposta al ritiro dell’immondizia non vengono ridotte.

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