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Immobile pericolante: responsabile solo il proprietario

30 agosto 2015


Immobile pericolante: responsabile solo il proprietario

> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 agosto 2015



Rovina dell’edificio, responsabilità per danni a persone o terzi, caduta del tetto o dei cornicioni: non rileva l’ignoranza delle condizioni dell’immobile.

Se l’immobile è pericolante, a pagare le conseguenze degli eventuali danni arrecati a terzi è sempre e soltanto il proprietario: questo, perché, secondo la Cassazione [1], il reato di omissione di lavori in edifici o costruzioni che minacciano rovina, si realizza allorché il titolare del bene non si sia attivato per rimuovere le cause del pericolo accertato; non rileva l’ignoranza, da parte del predetto proprietario, dello stato di pericolo dell’edificio stesso (si pensi al caso in cui questi viva in un’altra città o sia residente all’estero). Non è neanche necessaria una preventiva diffida da parte del Comune o di chiunque altro possa essere danneggiato dallo stato pericolante. In altri termini, il proprietario non può ignorare lo stato dei suoi immobili, anche se dati in affitto da più anni.

Secondo i supremi giudici, l’ignoranza circa lo stato di pericolosità dell’immobile non esclude la colpevolezza, essendo normale diligenza del proprietario di un immobile curarne lo stato al fine di evitare una rovina pericolosa per la pubblica incolumità.

note

[1] Cass. sent. n. 11129/14.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, sez. I Penale, sentenza 18 febbraio – 7 marzo 2014, n. 11129
Presidente Chieffi – Relatore La Posta

Ritenuto in fatto

1. Con sentenza del 30.10.2012 il Tribunale di Foggia, in composizione monocratica, condannava D.G.A. alla pena condizionalmente sospesa di Euro 350 di ammenda per il reato di cui all’art. 677 cod. pen., per non avere provveduto ai necessari lavori per rimuovere il pericolo di crollo dell’immobile di sua proprietà che versava in precarie condizioni di staticità e in parte crollava con conseguente pericolo per le persone.
2. Ha proposto ricorso per cassazione, a mezzo del difensore di fiducia, l’imputata deducendo la violazione di legge.
Il giudice non ha valutato e motivato l’effettiva conoscibilità oggettiva da parte dell’imputata dello stato di pericolo dell’immobile anteriormente all’evento cui sono seguiti gli accertamenti tecnici comunali che sono stati effettuati il 14.4.2009, ancorché la contestazione indichi senza spiegazione la data del 24.4.2009. Lo stato di degrado, infatti, fu constatato soltanto a seguito del distacco del materiale e, a seguito di ciò, l’imputata immediatamente ha provveduto. Il giudice ha erroneamente ritenuto che l’evento, verificatosi in maniera improvvisa ed imprevedibile, fosse significativo di uno stato di manutenzione tale da ipotizzare la minaccia di rovina.
Lamenta, quindi, che il giudice non ha considerato la circostanza, desumibile dal nota del geometra comunale acquisita, che al momento del sopralluogo era presente un tecnico incaricato dalla proprietaria che dirigeva i lavori per la messa in sicurezza; tanto dimostra la tempestiva esecuzione dei lavori urgenti con conseguente insussistenza di colpevole inerzia dell’imputata.
Erroneamente è stata ritenuta la prova che l’immobile versasse in stato di rovina, mentre si era verificato esclusivamente il distacco di un laterizio.

Considerato in diritto

Il ricorso, ad avviso del Collegio, è infondato e, pertanto deve essere rigettato.
Il tribunale ha compiutamente argomentato in ordine alla configurabilità del reato contestato facendo corretta applicazione dei principi di diritto affermati da questa Corte ed ancorando l’affermazione della penale responsabilità dell’imputata alle circostanze di fatto accertate. In particolare, ha dato atto che, a seguito di sopralluogo effettuato presso l’immobile di proprietà dell’imputata, adibito a laboratorio dolciario, erano state accertate le pessime condizioni di staticità del solaio dello stabile con conseguenti rischi per la pubblica incolumità (ferri corrosi dalla ruggine e tavelle rotte). La cattiva manutenzione aveva provocato, altresì, il crollo di una componente del solaio della quale erano derivate lesioni ad una persona guaribili in sei giorni. Ha sottolineato, altresì, che solo in seguito a detto episodio la proprietaria aveva provveduto ad eseguire i lavori necessari, pertanto, non vi era ragione di escludere la sussistenza dell’elemento soggettivo.
Sono infondate le doglianze della ricorrente in ordine alla esistenza di condizioni da rendere concreto il pericolo per la pubblica incolumità, atteso che è stato dato atto che dal sopralluogo del tecnico comunale è emerso che lo stato dell’immobile era tale da esporre a rischio la pubblica incolumità. In ogni caso il concetto di “rovina” non comprende solo il crollo improvviso o lo sfascio dell’edificio o della costruzione nella sua totalità, ma anche il distacco di una parte non trascurabile dell’edificio o della costruzione.
La circostanza che ciò sia stato accertato al momento in cui si è verificato un evento non rileva, non potendosi ritenere l’impossibilità assoluta di conoscere tale condizione dell’immobile e tenuto conto che il reato previsto dall’art. 677 cod. pen. si realizza allorché il proprietario non si sia attivato per rimuovere le cause del pericolo accertato, a nulla rilevando l’ignoranza dello stato di pericolo in cui versa l’edificio (rientrando nella normale diligenza del proprietario di un immobile curarne lo stato al fine di evitarne una rovina pericolosa per la pubblica incolumità) e non essendo necessaria una preventiva diffida, con specifica previsione di un termine perentorio entro cui provvedere alla manutenzione dell’immobile pericolante, da parte della pubblica autorità (Sez. 1, n. 5966 del 08/03/2000 – 22/05/2000, La Lomia, rv. 216010; Sez. 1, n. 6596 del 17/01/2008 – dep. 12/02/2008, Corona, rv. 239127).

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali.

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