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Ferie e malattia 2015, è possibile prolungare le vacanze?


> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 agosto 2015



Lavoro dipendente: malattia insorta prima, durante o dopo le ferie; cosa prevede la legge.

 

Ammalarsi durante le vacanze o in loro prossimità di certo non è una bella sorpresa, perché, oltre a limitare il godimento delle ferie, comporta diversi adempimenti.

L’insorgenza della malattia durante le ferie, innanzitutto, non sempre determina il diritto alla sospensione delle stesse, ma soltanto in quei casi in cui la patologia determini l’impossibilità di godere del fine ricreativo del periodo di riposo [1] (ad esempio, per la sussistenza di febbre elevata, ingessatura, ricovero ospedaliero…); non pregiudicano le vacanze, invece, le patologie che trovano giovamento dalle attività ricreative, come stress psicofisico, sindrome ansioso-depressiva, cefalea, ecc.

La possibilità di sospensione delle ferie, o meno, è valutata, caso per caso, dal medico a cui si richiede la certificazione: una volta ottenuto il certificato medico, è lo stesso professionista ( o la struttura sanitaria, in caso di ricovero), ad inviarlo all’Inps, mentre il lavoratore ha l’obbligo d’inviare l’attestazione al datore di lavoro entro 2 giorni.

Secondo il Testo Unico Maternità-Paternità [2], anche il ricovero del figlio minore di 8 anni durante le ferie ne determina la sospensione: con l’entrata in vigore del Jobs Act, il limite d’età è innalzato a 12 anni.

Se ci si ammala in vacanza all’estero, per ottenere la sospensione delle ferie e l’indennità per malattia, la procedura è differente a seconda dello Stato in cui ci si trova:

– nei Paesi UE o convenzionati con l’Italia, il lavoratore ammalato deve rivolgersi entro 3 giorni dall’insorgenza della patologia ad un’apposita istituzione estera, munito di certificato medico, e deve fornire all’Inps ed all’azienda la certificazione sanitaria, rilasciata su determinati moduli;

– nei Paesi non convenzionati, è necessario legalizzare la documentazione sanitaria presso il Consolato Italiano, ed inviarla entro due giorni all’Inps ed al datore di lavoro.

È possibile essere sottoposti a procedure di controllo equivalenti alla visita fiscale anche all’Estero, grazie ad apposite convenzioni.

Attenzione: il fatto che le ferie siano state sospese dalla malattia non significa che il lavoratore possa rientrare più tardi al lavoro: figureranno meno giornate di riposo godute, ma gli ulteriori periodi residui da fruire dovranno essere concordati col datore.

Quando la patologia insorge immediatamente prima delle ferie, è possibile fruire subito dei riposi al termine della malattia, senza necessità di riprendere il servizio.

Può capitare anche il caso contrario, ossia che il dipendente si ammali subito dopo le ferie; in entrambe le ipotesi, comunque, non vi è nulla da eccepire, se si tratta di eventi occasionali.

Laddove, però, siano tante le assenze per malattia a ridosso di vacanze, ponti e festivi, il datore di lavoro potrebbe addirittura richiedere il licenziamento per “assenteismo tattico”[3], se le mancate prestazioni a macchia di leopardo dovessero determinare uno scarso rendimento del lavoratore ed un danno grave per l’azienda.

Resta ferma, poi, la nuova disciplina della visita fiscale, possibile anche durante i festivi, e con sanzioni più severe in caso di violazione dell’obbligo di reperibilità: in caso di assenza immotivata , o d’impossibilità all’accesso o al controllo entro le fasce di reperibilità, difatti, al dipendente verrà negato il 100% dello stipendio per i primi 10 giorni di malattia, ed avrà diritto, per le eventuali giornate successive, solo al 50% della paga.

note

[1] C. UE sent. n. C-78/11 del 21.06.2012.

[2] D.lgs 151/2001.

[3] Cass. sent. n. 18678/14.

Autore immagine: 123rf  com

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