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Non basta un solo maltrattamento per la separazione con addebito

1 Settembre 2015
Non basta un solo maltrattamento per la separazione con addebito

Separazione: per l’addebito è necessaria una responsabilità che sia stata l’effettiva causa dell’intolleranza della convivenza: no al singolo spintone, allo schiaffo e finanche alle lesioni lievi per un rapporto già precario.

Inutile arrampicarsi sugli specchi e trovare scuse pur di addebitare la colpa del fallimento del matrimonio all’altro coniuge: secondo una recente sentenza della Corte di Appello di Lecce [1], non è sufficiente lamentare un unico episodio di maltrattamenti per chiedere l’addebito all’ex nella causa di separazione. Infatti, in caso di separazione di due coniugi, la pronuncia di addebito non può fondarsi sulla semplice violazione dei doveri del matrimonio, posti a carico dei coniugi, ma è necessario accertare se davvero tale violazione sia stata la vera, effettiva e determinante causa dell’intolleranza della convivenza. Pertanto, non basta un caso isolato di violenza o di maltrattamenti subiti da una delle due parti, benché provato con testimoni, per attribuire all’altra la responsabilità della rottura del legame.

È dunque, insufficiente, chiedere l’addebito per una lite finita con uno spintone, uno schiaffo, o con un piatto rotto o una parolaccia detta davanti agli ospiti. Ma anche le lesioni, giudicate lievi, che abbiano inciso marginalmente su un rapporto già frantumato e logoro non possono essere la vera causa dell’imputazione della responsabilità al coniuge con la mano pesante. Il giudice è chiamato a indagare sulle vere e concrete ragioni che hanno portato al fallimento del matrimonio: ragioni che possono risalire anche a una semplice “disaffezione” di entrambi in coniugi e, in tal caso, non vi potrà essere alcun addebito ad entrambe le parti.


note

[1] C. App. Lecce sent. n. 109/2015.


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