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Scuola: la tassa occulta pesa sulle famiglie

1 settembre 2015


Scuola: la tassa occulta pesa sulle famiglie

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 settembre 2015



Con il riordino delle Province, le scuole aumentano la retta imponendo per obbligatorio un contributo che, invece, è facoltativo.

 

Scuola dell’obbligo: un contributo volontario spacciato per obbligatorio ed il cui importo, da quest’anno, crescerà considerevolmente. È questo il paradossale effetto della legge Delrio sul riordino degli enti locali che, invece di portare l’auspicato risparmio di spesa pubblica, finirà ora per spalmare sugli italiani i costi dell’inefficienza dello Stato, incidendo su uno dei settori più importanti di investimento sul futuro della nazione: l’istruzione pubblica.

La normativa dell’anno scorso [1] ha comportato un prelievo forzato dalle casse di Province e Città metropolitane che ora non potranno più erogare alle scuole – come hanno fatto fino ad oggi – i contributi destinati alle manutenzioni ordinarie e alle spese per le utenze (energia elettrica, gas, acqua), pulizie e aggiornamento della strumentazione informatica. Risultato: le scuole dovranno trovare altrove le entrate. Neanche a dirlo, i finanziatori dovranno essere gli italiani e, in particolare, le famiglie dei ragazzi che frequentano l’istituto. Molte scuole, infatti, hanno già deciso di innalzare la “retta”, anche detta “tassa di iscrizione”.

E qui sta la seconda faccia del paradosso. Da un lato, infatti, la spesa delle famiglie, prima destinata al potenziamento della didattica (per es. acquisto di materiale come computer, attrezzature, ecc.), ora verrà dirottata per la manutenzione ordinaria e per le bollette: nulla a che vedere, dunque, con l’istruzione dei propri ragazzi.

Dall’altro lato – lo ricordiamo – la retta è un contributo che viene spacciato per obbligatorio, mentre è assolutamente facoltativo, rimesso alla volontà della famiglia (di tanto avevamo già parlato in “La scuola pubblica non è gratuita”. Una tassa occulta che già il Ministro dell’Istruzione ha ricordato essere volontaria, nonostante l’imposizione degli istituti che, in determinati casi, arrivano a subordinare l’iscrizione all’anno scolastico o la consegna delle pagelle (e finanche la promozione) al pagamento della retta.

La famiglia viene così tassata due volte: una prima con le imposte ordinarie (tasse scolastiche erariali [3]) pagate all’Agenzia delle Entrate, la seconda con la retta, pagata questa volta sul conto della scuola. È evidente, dunque, che così facendo la scuola pubblica diventa a pagamento. Eventuali contributi per l’arricchimento dell’offerta formativa possono essere versati dalle famiglie esclusivamente in modo volontario.

note

[1] Dl n. 66/2014.

[2] L. 190/2014.

[3] T. U. (d.lgs. 297/1994), art. 200, “Tasse scolastiche e casi di dispensa”.

Autore immagine: 123rf com

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