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Dimissioni per giusta causa del lavoratore

1 settembre 2015


Dimissioni per giusta causa del lavoratore

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 settembre 2015



Dimissioni con preavviso e per giusta causa: quali diritti spettano al dipendente a cui non sia stata pagata la busta paga, i contributi o che abbia subito mobbing o altre pressioni da parte del datore di lavoro.

Le dimissioni del dipendente

Al dipendente è consentito recedere in qualsiasi momento dal rapporto di lavoro, dando il congruo preavviso previsto in contratto o, qualora voglia recedere con effetto immediato (si pensi al dipendente che ha necessità di partire o di iniziare un’altra attività), versando l’indennità di preavviso all’azienda. L’indennità di preavviso corrisponde all’importo delle retribuzioni che sarebbero spettate per il periodo di preavviso non lavorato.

Il periodo di preavviso varia a seconda del tipo di contratto.

Le dimissioni del lavoratore non devono essere accettate (o autorizzate) dal datore di lavoro: si tratta di un atto unilaterale che, per spiegare effetti, deve solo venire a conoscenza del datore.

In alcuni casi, però, le dimissioni hanno effetto immediato e non necessitano del preavviso. Si tratta dei seguenti casi:

– dimissioni date durante il periodo di prova;

– quando si verifica una causa che non consenta la prosecuzione anche provvisoria del rapporto di lavoro. È il caso delle dimissioni per giusta causa, che cercheremo di analizzare qui di seguito.

Dimissioni per giusta causa

Il lavoratore ha diritto di recedere immediatamente dal rapporto, senza obbligo di dare il preavviso, in presenza di un grave inadempimento del datore di lavoro tale da non permettere la prosecuzione, neppure provvisoria, del rapporto [1].

Il recesso per giusta causa non deve immediatamente contenere i motivi delle dimissioni [2], ma è necessario che in esso venga invocata “la giusta causa di dimissioni” [3]. Quindi, non c’è bisogno di fornire, all’azienda, le gravi ragioni che hanno portato alla rottura del rapporto [3].

Qualche esempio

Ecco alcune ipotesi di recesso per giusta causa:

– mancato o ritardato pagamento della retribuzione [4];

– omesso versamento dei contributi (salvo che il fatto sia stato a lungo accettato dal lavoratore)[5];

Comportamento ingiurioso del superiore gerarchico verso il dipendente [6];

– pretesa del datore di lavoro di prestazioni illecite da parte del dipendente [7];

molestie sessuali del datore di lavoro nei confronti del dipendente sui luoghi di lavoro [8];

– modificazioni peggiorative delle mansioni lavorative. È il cosiddetto demansionamento ossia un significativo svuotamento del numero e del contenuto delle mansioni, tale da determinare un pregiudizio al bagaglio professionale del lavoratore [9].

– il mobbing;

– le notevoli variazioni delle condizioni di lavoro a seguito di cessione ad altre persone (fisiche o giuridiche) dell’azienda;

– lo spostamento del lavoratore da una sede ad un’altra, senza che sussistano le “comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive” richieste dal codice civile.

La comunicazione del lavoratore

Il lavoratore deve dare immediata comunicazione, al datore di lavoro, della sua volontà di recedere dal momento del fatto che ha dato luogo alla “giusta causa”. Infatti, secondo la giurisprudenza, la reazione del lavoratore all’inadempimento dell’azienda deve essere immediata. Non essendo possibile la prosecuzione anche provvisoria del rapporto, non è neppure ammesso un differimento dell’effetto risolutivo dello stesso, salvo che, in relazione al caso concreto, il differimento possa essere giustificato in via del tutto eccezionale e comunque per un brevissimo periodo di tempo [10].

La forma delle dimissioni

La forma delle dimissioni può avvenire:

– in via orale;

– per iscritto;

– con qualsiasi altro mezzo idoneo a manifestare la volontà del lavoratore, anche per fatti concludenti.

La maggior parte dei contratti collettivi (o individuali) richiedono invece, obbligatoriamente, la forma scritta, talvolta specificando anche le modalità di trasmissione.

L’efficacia delle dimissioni è condizionata alla cosiddetta procedura di convalida (o alla mancanza di convalida nei termini stabiliti dalla legge). Fino a quel momento esse sono considerate valide ma temporaneamente inefficaci e, quindi, il contratto di lavoro non può intendersi cessato.

A tal fine, per rendere efficaci le proprie dimissioni, il lavoratore deve, alternativamente:

– sottoscrivere un’apposita dichiarazione in calce alla ricevuta di trasmissione della comunicazione di cessazione del rapporto di lavoro;

– procedere alla convalida presso le sedi competenti: la DTL (Direzione territoriale del lavoro) o il Centro per l’impiego territorialmente competenti o le sedi individuate dai CCNL stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale.

La forma scritta è certamente quella che garantisce di più il lavoratore anche in caso di contestazione da parte del datore.

Nella generalità dei casi, le dimissioni vengono rassegnate con una lettera firmata, che deve contenere: data, indirizzo della società o della persona a cui è rivolta, periodo di preavviso e indicazione dell’ultimo giorno di lavoro.

La lettera deve essere consegnata al proprio diretto superiore o alla Direzione del Personale preferibilmente in duplice copia, di cui una (che resta al lavoratore) controfirmata per ricevuta. In alternativa può essere trasmessa per posta (preferibilmente mediante raccomandata o PEC).

Come detto, non è necessario indicare le motivazioni delle dimissioni.

Se il lavoratore, nel dimettersi, dichiara al datore di lavoro di essere pronto a continuare l’attività per tutto o parte del periodo di preavviso, non può essere considerato dimissionario per giusta causa [11].

Effetti per il lavoratore

Il lavoratore che dà le dimissioni per giusta causa ha diritto:

– all’indennità sostitutiva del preavviso [12];

– a richiedere l’indennità di disoccupazione (NASPI) all’Inps, sussistendone i presupposti (leggi “Naspi: l’indennità di disoccupazione”).

I giudici escludono che al lavoratore spetti anche il risarcimento del danno a compenso del pregiudizio specifico determinato dalla risoluzione del rapporto [13]. Ai fini del risarcimento del danno non patrimoniale è necessario che i comportamenti illegittimi del datore siano obiettivamente lesivi per il lavoratore, non essendo a ciò sufficiente che i medesimi siano avvertiti come tali dallo stesso [14].

Effetti per il datore di lavoro

In caso di dimissioni per giusta causa il datore di lavoro deve:

– versare il contributo aziendale di recesso;

– corrispondere al lavoratore l’indennità sostitutiva del preavviso.

note

[1] Cass. sent. n. 12768/1997.

[2] Cass. sent. n. 13396/2013; n. 2956/1980.

[3] Cass. sent. n. 15079/2014.

[4] Trib. Milano sent. del 10.05.2013; Cass. sent. n. 5146/1998; Cass. sent. n. 648/1988; Cass. sent. n. 9589/1987.

[5] Cass. sent. n. 1339/1983; Cass. sent. n. 2956/1980.

[6] Cass. sent. n. 1542/2000; Cass. sent. n. 5977/1985.

[7] Pret. Legnano sent. del 10.03.1989.

[8] Trib. Milano sent. del 16.06.1999,

[9] Cass. sent. n. 13485/2014.

[10] Cass. sent. n. 285/1976; Cass. 15 sent. n. 3222/1980.

[11] Cass. sent. n. 8361/2014; Cass. sent. n. 24477/2011.

[12] Cass. sent. n. 13782/2001.

[13] Cass. sent. n. 13782/2001.

[14] Trib. Bari sent. del 20.02.2004.

Autore immagine: 123rf com

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