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Maltrattamenti in famiglia: abusi anche senza reato


Maltrattamenti in famiglia: abusi anche senza reato

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 settembre 2015



Offese, ingiurie, aggressioni, abusi, sopraffazioni ai danni della donna: il reato di maltrattamenti in famiglia è “a maglie larghe”.

Scatta il reato di maltrattamenti in famiglia [1] anche se le singole condotte, ad una ad una considerate, poste in essere dal colpevole, non integrano gli estremi di un illecito penale. Infatti, bisogna guardare non tanto agli specifici episodi, ma al clima che si è formato in famiglia, tale da costituire, nel complesso, una situazione di prevaricazione e maltrattamento ai danni del coniuge “debole”.

Per esempio, può rilevare una aggressione quale potrebbe essere un atto di sopraffazione o una offesa verbale che, pur non integrando l’ingiuria, svaluta la persona (“sei una poco di buono, combini sempre guai”, ecc.). Insomma, se il singolo episodio non può essere denunciato ai carabinieri, perché non costituisce reato, lo diventa il complesso di tali condotte ripetute nel tempo.

A chiarirlo è la giurisprudenza prevalente, secondo un orientamento ormai costante seguito anche da un recente sentenza della Cassazione [2].

Atti che tendono a screditare la figura dell’altro coniuge, anche alla presenza dei figli, e a lederne la dignità di “persona” e di “genitore” (madre o padre che sia) possono avere quindi un risvolto penale se ripetuti nel tempo. Il delitto di maltrattamenti, infatti, scatta anche quando le singole condotte non costituiscono autonome fattispecie di reato.

La Corte ha anche precisato che il reato di maltrattamenti in famiglia si concretizza anche quando il periodo di tempo nel quale le condotte vessatorie si realizzano sia limitato e le stesse siano, dunque, ravvicinate tra loro. Infatti, per ravvisare l’abitualità in tale tipo di reato, non è necessario che le condotte siano poste in essere in un tempo prolungato, ma è sufficiente la ripetitività di tali atti, la pluralità e la unificazione da un unico scopo.

note

[1] Art. 572 cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 12020/14 del 13.03.2014.

Autore immagine: Dantemanuele De Santis

Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 29 gennaio – 13 marzo 2014, n. 12020
Presidente Milo – Relatore Petruzzellis

Ritenuto in fatto

1. Il Tribunale di Catania, con ordinanza del 12/09/2013, ha annullato la misura dell’obbligo dell’allontanamento dalla casa familiare disposta nei confronti di M.A. in relazione al reato di maltrattamenti, escludendo la sussistenza della gravità indiziaria, con riguardo all’indispensabile presenza della pluralità di atti integranti la violazione contestata.
2. Il P.m. presso il Tribunale ha proposto ricorso contestando violazione di legge, in relazione all’applicazione della disciplina incriminatice, con particolare riferimento all’assunto in fatto posto a base della decisione, in forza del quale il reato si riterrebbe integrato esclusivamente con la commissione di plurimi episodi di per sé costituenti autonomi reati, interpretazione contrastata da plurime, difformi applicazioni in sede di legittimità.
Si contesta inoltre la valutazione di fatto svolta dal Tribunale, che ha escluso la pluralità delle condotte nel presupposto della natura ravvicinata nel tempo degli accadimenti denunciati, estremo che, in senso contrario, in precedenti di questa Corte, non ha condotto ad analoga interpretazione.
Si lamenta la mancata considerazione, nella valutazione del clima familiare, di analoghi episodi aggressivi, di poco precedenti quelli esaminati, che rafforza la provvista indiziaria sull’esistenza del clima di sopraffazione, tipico del reato.
Si contesta da ultimo la svalutazione delle condotte denunciate, eseguita rapportando le stesse ad un preteso modello di normalità familiare, che si contesta.

Considerato in diritto

1. Il ricorso è fondato, con riferimento alle violazioni di legge penale denunciate.
2. Sia pure a fronte di un’innegabile profondità di analisi sugli elementi di fatto contenuta nell’ordinanza impugnata, come denunciato in ricorso la loro valutazione risulta frutto di erronea applicazione di legge, nella parte in cui si è individuato il criterio valutativo sulla sussistenza degli indizi nella ritenuta impossibilità che il reato di maltrattamenti si sostanzi in più atti da soli non costituenti reato, affermazione smentita da plurime e costanti pronunce di questa Corte (solo per citare la più risalente e la più recente sul punto Sez. 6, Sentenza n. 4636 del 28/02/1995, dep. 27/04/1995, imp. Cassani, Rv. 201148 e da ultimo Sez. 6, n. 9923 del 05/12/2011 – dep. 14/03/2012, S., Rv. 252350).
Il dato ermeneutico non corretto ha quindi condotto ad una distorta analisi dei fatti, poiché ha sorretto la decisione di escludere la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, malgrado nel percorso ricostruttivo sia stata registrata la presenza di una pluralità di condotte aggressive dell’interessato nei confronti della moglie, realizzatesi con atti di sopraffazione, offese tendenti a svalutare la persona, formulate in presenza dei figli, e quindi potenzialmente ancora più lesive della dignità della parte offesa, che, secondo l’inquadramento giurisprudenziale richiamato, costituirebbero invece, in linea astratta, elementi idonei a configurare la fattispecie delittuosa prospettata.
3. Analogamente erronea risulta la valutazione di insussistenza dell’abitualità del reato nell’ipotesi in cui i fatti si sviluppino in arco temporale ristretto, poiché se è indubbio che il reato richieda la reiterazione di comportamenti, non può condividersi l’individuazione, quale elemento essenziale, di uno sviluppo temporale minimo, ben potendo tali atteggiamenti, rivelatori di sopraffazione e svalutazione della persona sottoposta agli atti aggressivi, svilupparsi in arco temporale di qualche mese, senza per questo perdere la loro caratteristica di abitualità le volte in cui siano tutti dimostrativi di una volontà di sopraffazione e svalutazione della controparte, componente del nucleo familiare, o persona legata da vincoli di convivenza, cui è connessa la non immediata reattività ed il conseguente pericolo che tali condizioni si traducano in auto svalutazione e minorata difesa della vittima. Tale situazione è astrattamente suscettibile di prodursi nelle dinamiche familiari, anche in arco temporale non esteso, ove sia costante, come non può escludersi, in linea teorica, essere avvenuto nell’arco dei mesi in cui le condotte denunciate dalla parte lesa risulterebbero essersi sviluppate, sulla base dell’accertamento svolto.
Conseguentemente non risulta corretto sul piano ermeneutico, connettere al limitato periodo di tempo nel quale tali atti si sono sviluppati, l’esclusione dell’abitualità degli atti aggressivi, ove si dia contestualmente conto che le condotte sono ripetitive. Sul punto è stato ripetutamente affermato da questa Corte (Sez. 5, n. 2130 del 09/01/1992 – dep. 28/02/1992, Giay ed altri, Rv. 189558) che per ravvisare l’abitualità “della condotta non è necessario che la stessa venga posta in essere in un tempo prolungato, essendo sufficiente la ripetizione degli atti vessatori” ove questi siano plurimi, caratterizzati ed unificati da un fine comune, anche se sviluppati in un limitato periodo di tempo (nello stesso senso, più di recente Sez. 6, Sentenza n. 25183 del 19/06/2012, dep. 25/06/2012, imp. R., Rv. 253041).
Ed in proposito, nel caso di specie si deve osservare che dagli elementi acquisiti, come descritti nel provvedimento, è dato ricavare che le aggressioni costituiscono manifestazioni di natura ordinaria e ripetuta, sia pure connessi causalmente ad una specifica condizione di difficoltà familiare, e che tali atti non risultano alternati da comportamenti non riconducibili a tale schema, e quindi relegabili a circoscritte reattività momentanee, così risultando, proprio per il filo comune che li collega, espressione di una specifica e costante modalità di condotta, che non ne esclude, in linea teorica, l’inquadramento nella fattispecie contestata, contrariamente a quanto ritenuto nel provvedimento oggetto di impugnazione.
4. Ne deriva quindi l’annullamento dell’ordinanza impugnata, con rinvio per nuovo esame al Tribunale di Catania che, nella valutazione indiziaria, dovrà attenersi a tali principi ricostruttivi, accertandone la sussistenza nell’ipotesi di riscontro concreto delle caratteristiche costitutive del reato contestato nel senso sopra tratteggiato.

P.Q.M.

Annulla l’ordinanza impugnata e rinvia per nuovo esame al Tribunale di Catania.

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1 Commento

  1. DI SOLITO I MALTRATTAMENTI IN FAMIGLIA;(A MIO MODESTO AVVISO DIREI OVUNQUE),CAPITANO POICHE’ SONO ESISTENTI SVARIATE ANOMALIE E’ STRANO CARATTERE DI SVARIATE PERSONE;(DONNE O UOMINI CHE SIANO),POICHE’ DI SOLITO TRATTASI DI PERSONE CHE HANNO ASSUNTO ALCOLICI,PER CUI UBRIACHI,HO CHE HANNO ASSUNTO;(DI SOLITO INCONSAPEVOLMENTE) STUPEFACENTI,OPPURE ESSERI SPREGEVOLI,CRUDELI,CATTIVI,DISUMANI,IGNOBILI,INCIVILI,ECC.,ECC.,ARBITRARIAMENTE SOMMINISTRANO SOSTANZE NOCIVE AL CORPO UMANO PER FARLI DEVIARE TRAMITE GLI EFFETTI “COLLATERALI” CHE PROCURANO CERTI SGRADEVOLI INTRUGLI; PER CUI,ACCADONO SPESSO VERGOGNOSE INDICIBILI CASI,POICHE’ SVARIATI ESSERI SENZA SCRUPOLI,PUR DI INTASCARE IOSA, NON QUARDANO IN FACCIA A NESSUNO, PERTANTO TRATTASI DI PERSONE CHE ESSENDO LORO STESSI ANORMALI,FANNO OFFUSCARE LA MENTE AGLI ALTRI FACENDOGLI IL COMPLETO LAVAGGIO DEL CERVELLO PER DEVIARLI DALLA RETTA VIA CHE SVARIATI ESSERI UMANI SI ERANO PREFISSATI TRAMITE LA “BUONA EDUCAZIONE” IMPARTITA DAI GENITORI,O NONNI O QUALCUNO IN ALTO SALE CHE NON SI E FATTO USCURARE PER LA RETTA VIA A TUTTI SPIANARE,ESSENDO PERSONE CHE ADOTTANO L’UMANA CIVILTA’,E’ LOTTANO PER ANNULLARE COMPLETAMENTE TUTTE LE SVARIATE ATTUALI SVARIATE ” ANOMALIE E’ ILLEGALITA'” CHE SONO SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI;BASTA QUARDACI INTORNO COSA ACCADE QUOTIDIANAMENTE INTORNO A NOI NELL’INTERO GLOBO;DIFATTI E’ QUASI TUTTU AL COMPLETO ROVESCIO PER INCOMPETENZA DEGLI AMMINISTRATORI CHE CERCANO SEMPRE DI “CONFONDERE” LE BUONE IDEE AGLI ESSERI UMANI “PIU’ FORTUNATI”.
    PER CUI,STUDIARE TUTTI PIU’ DI TANTO,PER RITORNARE L’UMANA CIVILTA’ OVUNQUE,E’ RIUNIRE TUTTE LE SOSTANZE NOCIVE ALL’INTERO CORPO UMANO;DI CUI ANCHE GLI ALCOLICI, E’ BRUCIARLI TUTTI PER SALVARCI DALL’ATTUALE COMPLETO LETAMAIO CREATO DAGLI “AUTODEFINI” CHISSA’ CHI SOLO PERCHE’ SONO RIUSCITI AD OTTENERE IL FAMOSO PEZZO DI CARTA;(COME ALCUNI CHIAMANO LA LAUREA),TRAMITE CHISSA’ QUANTE ANOMALIE,ILLEGALITA’,E’ VIA DICENDO,E’ I RISULTATI SONO SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI.
    CHIEDO SCUSA DEGLI EVENTUALI ERRORI ORTOGRAFICI E GRAMMATICALI POICHE’ O FREQUENTATO SOLO FINO ALLA IV E. PER CRUDELTA’ E’ IGNOBILTA’ DI TERZI.
    PRESIDENTE ASSOCIAZIONE A.N.I.O.P.A.

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