Spesometro, come rispondere all’Agenzia delle Entrate

1 settembre 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 settembre 2015



In arrivo comunicazioni su anomalie presunte tra spesometro e dichiarazione Iva, il contribuente può chiedere informazioni o ricorrere al ravvedimento

Agosto e inizio settembre con l’ansia da tasse… In queste settimane l’Agenzia delle Entrate sta mandando comunicazioni di anomalia preventiva, riguardanti il controllo incrociato delle informazioni pervenute tramite la comunicazione dei dati dei clienti e dei fornitori, lo spesometro (ovvero la comunicazione al Fisco degli acquisti superiori a 3.600 euro effettuati nel 2014) e la dichiarazione Iva annuale.

L’amministrazione finanziaria spiega cosa deve fare i questi casi il contribuente [1], ovvero aziende, commercianti, professionisti, esercenti, artigiani, finanziarie e titolari di partita Iva.

Per prima cosa, possono essere chiesti chiarimenti o segnalare informazioni non conosciute dall’Agenzia. Per compiere questa operazione è possibile rivolgersi all’ufficio competente, indicato nella comunicazione di anomalia.

Le contestazioni sono relative, nella maggior parte dei casi, a discrepanze fra i dati indicati nello spesometro rispetto a quelli della dichiarazione Iva. Si tratta di omissioni, volontarie oppure fatte per disattenzione, di operazioni rilevanti ai fini Iva. Comportamento che si traduce in un mancato versamento dell’imposta.

In questi casi, la funzione della comunicazione è quella di permettere l’uso del ravvedimento operoso, uno strumento che consente di sanare la posizione prima dell’accertamento, con l’applicazione di mini-sanzioni.

Detto che l’accertamento comporta dei costi decisamente superiori, il ricorso al ravvedimento avviene solo nel caso in cui è riconosciuto l’errore. Non è detto che lo sbaglio sia a carico dell’amministrazione. Spesso accade, per esempio, che la mancanza di alcune fatture sia dovuta al loro inserimento nello spesometro dell’anno precedente rispetto a quello contestato. L’invio e la documentazione di queste informazioni sono in grado di sanare la posizione senza alcun esborso.

Dunque la comunicazione di anomalia nella sostanza è un avvertimento e rappresenta un passo verso un rapporto di maggiore collaborazione con il Fisco. Al classico e oneroso accertamento, sono messe a disposizione due soluzioni: l’invio della documentazione mancante oppure il “pentimento” con pagamento ridotto.

note

[1] Provvedimento Agenzia delle Entrate, n. 92624/2015


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