Diritto e Fisco | Editoriale

Le applicazioni ci spiano?

15 ottobre 2011 | Autore:


> Tech Pubblicato il 15 ottobre 2011



Attenti alle applicazioni per cellulari che sfruttano i dati personali a fini commerciali.

Alcuni, senza chiedersi il perchè di tanta benevolenza, hanno installato innumerevoli applicazioni non pensando al conto che, anche indirettamente, sarebbe stato prima o poi presentato.

Di che si tratta? Il “tracking”  come una microspia nel telefono, un occhio segreto che lavora 24 ore su 24, nascosto in queste applicazioni. Così, chi le scarica, invia involontariamente un flusso continuo di informazioni sul proprio conto al “controllore”, il quale poi le rivende a terzi per fini commerciali. Come una sorta di sondaggio incosciente.

Con la differenza che, poi, per una vita, avremo accanto quelli che cercano di venderci la cassettina del pronto soccorso e i cerotti.

E di qui la class action appena intentata contro la casa di Cupertino ed alcuni sviluppatori di software per Android.

E diciamola tutta: non ci voleva una laurea per capirlo. L’accusa sarebbe quella di un business di oltre trentacinque miliardi di dollari (una cifra da capogiro) volto a violare la privacy dei cittadini e a divulgare le loro informazioni personali (come l’id, il numero di telefono, la localizzazione del telefono, il sesso, l’età, i gradimenti) senza chiederne il consenso.

Nel mirino ci sarebbero, tra gli altri, TextPlus (popolare applicazione iPhone per inviare messaggi gratis), Pandora (applicazione per l’ascolto di musica per Android e iPhone), il gioco PaperToss, il social network per iPhone dedicato alla comunità gay Grindr. The Weather Channel, Dictionary.com. E chissà quanti altri ancora si nascondo negli Store virtuali. Siamo stati tutti vittime incoscienti di questo sistema a vantaggio delle società pubblicitarie e lo abbiamo avallato noi stessi, considerando i due piatti della bilancia: meglio “avere” qualcosa subito a fronte di un “dare” futuro e invisibile, avranno pensato gli utenti. Gli orsi si acchiappano col miele. E “gratis” (“free” per gli inglesi) è la parola magica. Altan una volta ha scritto: “Non sarà che tutti muoiono perché è gratis”? Apple e Google hanno minimizzato, dichiarando che si  trattato di una svista. Dichiarazioni ridicole se si tiene conto che ben 45 delle 101 applicazioni prese in esame sono risultate free.

La pubblicità, hanno inoltre chiarito i due colossi, non ha arricchito le loro casse, bensì altre aziende. Se questa pubblicità è l’anima del commercio, questo commercio andrà all’inferno.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI