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Collaboratrici domestiche: anche incinta la colf è licenziabile

3 Settembre 2015
Collaboratrici domestiche: anche incinta la colf è licenziabile

Alle donne di servizio si applicano le norme relative al congedo per maternità con esclusione del divieto di licenziamento.

Si può ben licenziare la collaboratrice domestica anche se è incinta. Lo ha chiarito la Cassazinoe con una recente sentenza [1]. Alla domestica infatti non si applica il divieto di licenziamento durante il periodo pre e post parto previsto, invece, per tutte le altre lavoratrici.

A prescriverlo è la stessa legge [2] la quale dispone che alle lavoratrici addette ai servizi domestici e familiari si applicano le norme relative al congedo per maternità [3], ivi compreso il relativo trattamento economico e normativo, ma non invece il divieto di licenziamento (dall’inizio della gestazione fino al compimento di un anno d’età del bambino) [4].

Dunque, il recesso del datore di lavoro – in questo caso la famiglia presso cui la colf svolge le proprie mansioni quotidiane – non può essere considerato illecito o comunque discriminatorio, “non essendo per legge vietato licenziare, in ambito di lavoro domestico, la lavoratrice in stato di gravidanza”.

La vicenda

Una domestica aveva citato il proprio datore di lavoro, il padre di una famiglia presso cui la donna aveva lavorato come baby sitter e domestica. La stessa, nel proprio ricorso, pretendeva il pagamento della retribuzione dalla data di licenziamento in poi, per essere stata licenziata durante il periodo di gestazione. Secondo la lavoratrice, il licenziamento doveva ritenersi discriminatorio, perché intimato durante la gravidanza. Di diverso avviso si è mostrata la Cassazione che ha rigettato il suo ricorso.


note

[1] Cass. sent. n. 17433/15.

[2] Ai sensi dell’art. 62, comma primo, del D.lgs. n. 151/01.

[3] Nonché le disposizioni di cui agli articoli 6 comma terzo, 16, 17, 22 commi terzo e sesto, del d.lgs. n. 151/2001.

[4] Previsto dall’art. 54 d.lgs. n. 151/2001.

Autore immagine: 123rf com


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