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Pc o cellulari vecchi, il ritiro è gratuito

3 settembre 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 settembre 2015



Basta con le case ingombre di vecchi rifiuti tecnologici, il ritiro è senza costi per legge.

Alzi la mano chi non ha almeno un cassetto, in casa o in ufficio, ingombro di vecchi cellulari, cavi, batterie e componenti elettroniche; così come è diffusa l’abitudine di stipare vecchie tv, tostapane, giochi ed utensili elettronici negli sgabuzzini o nelle cantine: un po’ lo si fa per pigrizia, un po’ per ignoranza.

Non tutti sanno, infatti, che esiste un decreto legislativo del 2005 [1], reso operativo dal 2010 da un decreto attuativo [2] che prevede soluzioni alternative allo smaltimento di tali rifiuti a pagamento.

Le isole ecologiche

I residui tecnologici vengono chiamati RAEE (Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche), e, per legge, possono essere smaltiti gratuitamente, conferendoli alle isole ecologiche: ne esistono circa 3.600 in tutt’Italia. Alcuni comuni, tuttavia, prevedono un numero massimo di Raee conferibili per persona, quando sono ingombranti, quindi è bene, prima di portare un apparecchio all’isola ecologica, informarsi su quanto prevede il regolamento locale, e comprendere come sono classificati i rifiuti elettrici ed elettronici.

I Raee

Esistono 5 categorie di Raee:

– R1, detta freddo e clima, perché comprende frigoriferi, climatizzatori e congelatori (contenenti uno speciale gas);

– R2, detta “altri grandi bianchi”, contiene lavatrici, lavastoviglie e forni;

– R3, Tv e monitor, comprende i televisori ed i monitor dei pc;

– R4, comprende apparecchi informatici, elettronica di consumo, piccoli elettrodomestici ed apparecchi d’illuminazione:

– R5, infine, comprende le apparecchiature luminose al neon ed a risparmio energetico.

Il ritiro “uno contro uno”

Oltre all’isola ecologica, il decreto prevede anche un’altra possibilità di smaltimento gratuito dei rifiuti elettronici ed elettrici, il cosiddetto “uno contro uno”. In pratica, quando acquistiamo un’apparecchiatura nuova, come un pc, un cellulare, ma anche un elettrodomestico come il frigorifero o la lavatrice, il negoziante è obbligato a ritirare un nostro apparecchio dismesso, purchè equivalente per dimensioni e funzioni. Non è possibile, dunque, farsi ritirare la lavastoviglie rotta in cambio dell’acquisto di un tablet.

E’ poi da tener presente che, per il ritiro di elettrodomestici ingombranti, l’esercente potrebbe richiederci un sovrapprezzo per il servizio di trasporto.

Il ritiro “uno contro zero”

Un decreto del 2014 [3], prevede addirittura la possibilità di consegna, per ciascun cittadino, di apparecchiature elettroniche di piccole dimensioni (entro 25 cm), presso qualsiasi negozio con una superficie di almeno 400 mq, senza necessità di acquistare un apparecchio nuovo.

Il provvedimento è equo, in quanto il consumatore paga già i costi di raccolta e riciclo ( a loro volta sostenuti dai produttori) quando acquista un elettrodomestico o un dispositivo elettronico, poiché il produttore alza, ovviamente, il prezzo di vendita: spesso il costo viene indicato nello scontrino come “contributo Raee”.

No agli ambulanti 

La Cassazione [4] ha chiarito che il ritiro di appa apparecchiature elettriche ed elettroniche non possono essere effettuate da ambulanti (i cosiddetti “robivecchi”). Essi infatti non possono essere oggetto dell’autorizzazione al commercio ambulante. L’unica eccezione consentita è quando il soggetto sia in possesso del titolo abilitativo per l’esercizio di attività di commercio ambulante e sempre che si tratti di rifiuti oggetto del suo commercio.

note

[1] D.lgs 151/2005.

[2] D.M. 65/2010.

[3] D.lgs 49/2014.

[4] Cass. sent. n. 34917/15.

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