Donna e famiglia Figli minori: legittimo lasciarli soli in casa?

Donna e famiglia Pubblicato il 4 settembre 2015

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14 anni è il limite di età per evitare di incorrere nel reato di abbandono; ma è opportuno che il minore venga educato già prima di allora a sapersi gestire in autonomia.

 

Reato di abbandono dei minori: basta poco, a volte anche senza colpa, per caderci. Ecco quindi alcune facili regole da seguire per evitare di avere problemi con la legge a causa di una cattiva gestione dei propri figli.

Non capita di rado che i genitori si trovino a lasciare i propri figli da soli in casa per la necessità di svolgere adempimenti di varia natura al di fuori del contesto domestico. Ma se da un lato è vero che i minori oggi, già dalla prima età scolare, appaiono molto più autonomi rispetto al passato (gestendo con disinvoltura computer, tablet, cellulari e tutto quanto fa parte delle nuove tecnologie), questo non deve tuttavia farli ritenere necessariamente in grado di provvedere a se stessi in ogni situazione imprevista, così esonerando l’adulto dal generale obbligo di cura e vigilanza nei loro confronti.

Abbandono di minori: cosa prevede la legge

Prima di prendere, quindi, decisioni affrettate e dettate dalla necessità del momento, è bene conoscere la normativa a riguardo, di modo da fare una scelta consapevole.

La legge [1] infatti, punisce con la reclusione da 6 mesi a 5 anni chiunque abbandona:

 

un minore di quattordici anni,

– o una persona incapace (per malattia fisica o mentale, per vecchiaia, o per altra causa) di provvedere a se stessa e della quale abbia l’obbligo di cura o di custodia: dunque l’incapacità non va intesa solo in senso giuridico (ad esempio la persona interdetta dal giudice) ma quella condizione che, nel caso concreto, impedisce al soggetto di salvaguardare la propria incolumità (si pensi al caso del turista lasciato solo da una guida alpina);

– chi abbandona all’estero un minore di 18 anni (cittadino italiano), a lui affidato nel territorio dello Stato per ragioni di lavoro.

La norma prevede, inoltre circostanze aggravanti speciali quando:

– all’abbandono consegua la lesione personale o, nell’ipotesi più grave, la morte: in tali casi, infatti la pena è rispettivamente aumentata da 1 a 6 anni e da 3 ad 8 anni;

– a compiere il reato siano il genitore (anche adottante) , il figlio (anche adottato), il tutore o il coniuge: ipotesi per le quali è previsto un aumento di pena.

 

Cosa si intende per abbandono?

La condotta dell’adulto da cui può derivare il reato di abbandono (di minore o persona incapace) può ben essere compiuta anche nell’ambiente domestico (che non è ritenuto in se e per sé un luogo sicuro) e consistere in qualsiasi azione o omissione che si ponga in contrasto con l’obbligo di custodia o di cura.

Pertanto essa può sostanziarsi:

– nel lasciare il minore o la persona incapace non solo in balia di se stessi, ma anche di terze persone che, tuttavia, non siano in grado di assisterli (le cure di un bebè non possono essere affidate ad una persona che non abbia ricevuto alcun tipo di rudimento a riguardo);

– nell’omettere, pur restando accanto al soggetto, di far intervenire persone capaci di evitare il pericolo per la sua incolumità [2] (si pensi al genitore che, dinanzi ad un incidente domestico, presti al figlio cure inadeguate anziché chiamare un medico).

Si tratta di un cosiddetto “reato di pericolo“, in quanto, anche se l’abbandono da solo non è sufficiente a provocare il danno, esso mette comunque a rischio la vita o l’incolumità del minore o del soggetto incapace. Pertanto è sufficiente a integrare il reato la consapevolezza da parte dell’adulto di abbandonare il minore in situazione di possibile pericolo; tra l’altro, il dolo (cioè la coscienza e la volontà di abbandonare) non è escluso dal fatto che il genitore ritenga il minore in grado di badare a se stesso, ad esempio, per la presenza di coetanei a lui legati da vincolo di parentela [3].

Per tale ragione l’abbandono può essere punito anche:

– al verificarsi di un danno anche solo meramente potenziale [4]: quindi non occorre che il minore o l’incapace riportino necessariamente una lesione o la morte, rappresentando queste situazioni solo delle circostanze aggravanti il reato;

– se temporaneo (ne abbiamo parlato in questo articolo: “Abbandono di minore: il reato scatta anche per poco tempo”): non occorre perciò che il genitore lasci da solo il figlio per giorni o molte ore della giornata [5];

– se parziale: si pensi al caso del genitore che, pur essendo presente in casa, dorma invece di vigilare sul bambino.

Tuttavia, mentre nei riguardi dei minori di 14 anni sussiste una presunzione di incapacità assoluta, per tutti gli altri soggetti essa va provata caso per caso; per esempio, in caso di persona molto anziana occorre accertare che tale condizione possa essere causa di inettitudine (fisica o mentale) al controllo di ordinarie situazioni di pericolo per la propria incolumità [6].

 

Chi sono i soggetti obbligati alla cura e alla custodia di un minore?

L’obbligo di cura dei minori (o dei soggetti incapaci) può derivare tanto dalla legge (si pensi ai genitori, al tutore, agli insegnanti), quanto da un contratto (ad esempio la baby sitter, il bagnino, l’infermiere, la guida alpina, ecc.).

Ad esempio è stato condannato per reato di abbandono di minore il conducente di uno scuolabus che ha lasciato un alunno a terra per farlo tornare a casa a piedi, dovendo percorrere un tratto di strada prevedibilmente pericoloso in quanto a scorrimento veloce, fuori dal centro urbano e in un contesto di pioggia battente [7]. Al pari è stato ritenuto responsabile del reato di abbandono il titolare di un collegio scolastico in cui il minore, anziché recarsi in classe, era andato giocare in una discarica nelle vicinanze della scuola, riportando lesioni per lo scarico di materiale da un autocarro [8].

Cosa valutare prima di lasciare solo il minore

È preferibile evitare di lasciare un minore da solo in casa, luogo in cui non può mai escludersi il verificarsi di un incidente domestico. Ove, tuttavia, la necessità lo richieda (sempre che la cosa sia limitata a un breve lasso di tempo), sarà opportuno prima considerare:

– il grado di maturità del minore, che lo renda in grado di chiedere aiuto e reagire in modo tempestivo a situazioni impreviste ove ne sorga la necessità, senza farsi prendere dal panico;

– lo specifico ambiente in cui questi viene lasciato solo: si pensi, ad esempio, al fatto che l’abitazione sia dotata o meno di un impianto elettrico a norma o che sia collocata in un condominio piuttosto che in un luogo isolato (un fattore di non poco conto è il fatto che il minore possa contare, in caso di necessità, sul riferimento di un vicino);

– la presenza o meno in casa di altri fratelli più grandi (se anche minorenni).

In altre parole, la casa non deve rappresentare un pericolo per il fanciullo, né in ragione della organizzazione e dell’ambiente domestico, né in ragione della particolare natura del giovane che lo renda incapace di reagire a situazioni impreviste, addirittura aggravando lo stato delle cose.

 

Come iniziare a rendere il minore autonomo

Onde evitare, tuttavia, che – nel caso di necessità o anche una volta raggiunta l’età consentita dalla legge – l’essere lasciati dal soli in casa venga vissuto dai giovani con un sentimento di insicurezza, potrà essere utile educare gradualmente i minori all’autonomia.

Gli esperti ritengono che l’età migliore per questo “esercizio” sia intorno ai dieci anni (cioè al termine delle scuole elementari) quando cioè l’educazione e la scolarizzazione abbiano fatto presumibilmente acquisire al minore un certo grado di indipendenza e di senso di responsabilità.

Si potrà cominciare a lasciare il bambino per brevissimi tratti di tempo (come quello di un piccolo acquisto nelle vicinanze), affidandone comunque la vigilanza ad un vicino, in modo tale che pian piano il minore si senta per primo in grado di restare da solo anche per tempi più lunghi (come alcune ore).

L’operazione va compiuta senza forzare la volontà del bambino (magari facendo paragoni con fratelli più grandi resisi autonomi prima di lui) e prendendo tutte le precauzioni del caso:

– informare il minore su dove si sta andando e sul presumibile tempo che dovrà trascorrere prima del proprio rientro;

– mettergli a disposizione cibo e bevande che non necessitino dell’uso di fornelli;

– lasciargli più di un riferimento telefonico e istruzioni su cosa fare nel caso accada qualcosa di imprevisto;

 

raccomandarsi di non aprire la porta ad estranei e di evitare situazioni potenzialmente pericolose (ad esempio l’uso della vasca da bagno, sporgersi dalle finestre, maneggiare materiali elettrici).

note

[1] Art. 591 del cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 5945/09; sent. n. 10126/95.

[3] Cass. sent. n. 9276/09.

[4] Cass. sent. n. 832/93; sent. n. 9562/89; sent. n. 7774/83.

[5] Cass. sent. n. 2149/14; sent. 4213/01; sent. n. 290/94.

[6] Cass. Sent. n. 6885/99.

[7] Cass. Sent. n. 8833/04.

[8] Cass. sent. n.7774/83.

Autore immagine: 123rf com


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