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Lo sai che? Telefonia: come e quando ottenere il risarcimento

Lo sai che? Pubblicato il 3 settembre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 3 settembre 2015

Attivazione di servizi non richiesti, disservizi nell’erogazione della fornitura telefonica e mancata restituzione del credito residuo in caso di cambio operatore sono i casi più frequenti in cui è possibile chiedere il risarcimento danni.

 

Vista la possibilità sempre più frequente di imbattersi in problemi legati alla fornitura dei servizi telefonici da parte dei vari operatori, è utile per il consumatore conoscere gli strumenti di cui può disporre per difendersi da tali eventuali irregolarità dei gestori.

Alcuni esempi:

– in caso di cambio di operatore telefonico l’utente ha diritto alla restituzione del credito residuo presente sul suo numero e quindi il relativo importo non può essere trattenuto dal vecchio fornitore dei servizi:

– il consumatore non è tenuto a pagare nulla in caso di attivazione di servizi non richiesti;

– se le compagnie telefoniche interrompono e/o erogano male il loro servizio, il consumatore ha diritto a essere risarcito in quanto ha subìto una limitazione delle sue normali attività.

In tutti questi casi, innanzitutto c’è il tentativo di conciliazione [1]:

obbligatorio per le tipologie di controversie che siano conseguenza di disservizi o di contestazioni legate all’erogazione dei servizi;

facoltativo per quelle che non siano riconducibili all’inesatta erogazione di servizi come ad esempio le vertenze che riguardino la mera contestazione di un credito (bollette non pagate).

La conciliazione può essere effettuata di fronte al Co.Re.Com. (Comitato Regionale per le Comunicazioni istituito in ogni regione) o in alternativa anche dinanzi le Camere di Commercio. Deve concludersi entro 30 giorni da quando il consumatore ha proposto l’istanza (il cui modulo è reperibile sul sito dell’Agcom) tramite raccomandata con avviso di ricevimento o tramite posta elettronica certificata o tramite consegna a mano con rilascio di ricevuta, comunque sempre allegando copia di un proprio documento d’identità.

Ricevuta l’istanza il CoRe.Com. convoca le parti in udienza che può poi avere 3 esiti differenti:

1 – negativo per mancata comparizione di una delle parti;

2 – positivo per intervenuto accordo tra le parti;

3 – negativo per mancato accordo o per accordo parziale.

Solo in quest’ultimo caso, entro 3 mesi il consumatore (da solo o insieme al gestore) può chiedere allo stesso Co.Re.Com., o in alternativa all’Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), di definire la controversia anche chiedendo l’adozione di provvedimenti temporanei (da adottare entro 10 giorni) per garantire la prosecuzione del servizio o per far sospendere eventuali malfunzionamenti da parte dell’operatore sino al momento della definizione della controversia con un provvedimento finale da adottare entro 180 giorni.

Tale provvedimento finale può condannare l’operatore a effettuare rimborsi di somme risultate non dovute o al pagamento di indennizzi nei casi previsti dal contratto e/o dalle carte dei servizi nonché nei casi individuati dalle disposizioni normative, sempre facendo comunque salva la possibilità per il consumatore di rivolgersi al Giudice per ottenere il maggior danno.

La quantificazione degli indennizzi spettanti agli utenti avviene tramite appositi criteri di calcolo applicabili in automatico e in maniera uniforme a seconda delle tipologie di disservizi riscontrati.

Se con il tentativo di conciliazione non si raggiungono risultati, l’unica strada per ottenere il risarcimento è quella di rivolgersi al Giudice cominciando una vera e propria azione giudiziaria nei confronti del gestore del servizio di telefonia.

note

[1] l. 249/97 e d.lgs. 259/03

Autore immagine: 123rf com


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