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Mantenimento, affidamento e trasferimento dei figli: tribunale competente

6 settembre 2015


Mantenimento, affidamento e trasferimento dei figli: tribunale competente

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 settembre 2015



Separazione dei genitori: competenza territoriale radicata nel luogo ove il minore ha vissuto abitualmente.

Tutte le questioni sul mantenimento e affidamento dei figli, che insorgono tra gli ex coniugi dopo la separazione e/o divorzio, ivi comprese quelle sull’eventuale trasferimento del genitore convivente con lo stesso minore, devono essere decise dal tribunale del luogo ove il bambino ha vissuto.

Il chiarimento giunge dal Tribunale di Roma che, con una recente ordinanza [1], ha definito gli aspetti della competenza territoriale su una delle controversie più ricorrenti dopo la rottura del matrimonio.

Assume rilievo – secondo il provvedimento in commento – non la residenza anagrafica del minore (intesa, quindi, come dato formale), né tantomeno gli spostamenti temporanei (che hanno ragioni transitorie), bensì il luogo in cui abitualmente vive il bambino (concetto, invece, “di fatto” e caratterizzato da stabilità): si tratta, in altri termini, del suo centro di vita e di interessi, al momento della domanda giudiziaria. È qui che va individuato il cosiddetto “foro del minore”. Un orientamento, questo, in linea con gli ultimi insegnamenti della Cassazione [2].

Il foro del minore è, quindi, il luogo ove quest’ultimo trascorre (o ha trascorso) un periodo significativo di tempo della propria vita, non quello ove è registrato all’anagrafe del Comune, né tanto mento quello ove questi momentaneamente si trovi (si pensi ai casi di trasferimento per ragioni di studio o la residenza dei nonni ove abitualmente il ragazzo si rechi per far loro visita). Ininfluente è anche l’eventuale iscrizione del minore presso una scuola di una diversa città.
Il principio è anche insito nella normativa dell’UE [3] che – proprio per evitare quello che va sotto il nome di “forum shopping”, ossia la modificazione unilaterale della residenza dei figli allo scopo di scegliere, a proprio piacimento, il giudice competente – prevede la competenza della precedente residenza abituale del minore per un periodo di tempo variabile da tre mesi ad un anno.
Un’ultima importante precisazione: la regola vale sia per i figli nati all’interno del matrimonio che quelli da coppie di fatto, basate sulla convivenza.

Con un decreto di poco precedente [4], poi, il Tribunale di Milano ha fornito un ulteriore prezioso chiarimento. È vero che uno dei genitori non può trasferirsi altrove con il minore senza accordo con l’altro, ma quest’ultimo deve opporsi subito: altrimenti la nuova residenza si consolida a scapito di quella anagrafica. E ciò anche ai fini della competenza del giudice che deve comporre la controversia.

In generale il trasferimento unilaterale del minore deciso da uno dei genitori non può di per sé modificare il criterio di collegamento della competenza territoriale del giudice: resta dunque integra la tutela dell’altro genitore, che patisce la decisione. Il quale, tuttavia, si mostra acquiescente se non contesta immediatamente il torto subito: in tal caso è la nuova residenza a radicare la competenza del giudice come fatto essenziale a partire dal quale individuare il luogo dove il minore vive.

note

[1] Trib. Roma, ord. del 19.06.2015.

[2] Cass. sent. n. 21750/12.

[3] Regolamento Ce n. 22012 del 2003.

[4] Trib. Milano, decr. del 5.06.2015.

Autore immagine: 123rf com


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