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Donazioni di denaro e calcolo della quota ereditaria

5 settembre 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 settembre 2015



Eredità e riunione fittizia: la riunione fittizia è un’operazione contabile con la quale si calcola il valore dell’eredità al momento della morte del soggetto, allo scopo di verificare l’eventuale lesione delle quote di legittima. Un caso pratico.

 

Il quesito

Fra qualche giorno venderemo a mia sorella la casa lasciataci in eredità da mia madre e dovremo ripartire il prezzo della vendita. Siamo quattro fratelli. La casa non era in comunione dei beni, poiché proviene da una eredità personale della mamma, vedova da molti anni e deceduta il 30 giugno del 2015. A uno dei fratelli mia madre donò nel 2001 la somma di €. 10.000 con una scrittura del 20 giugno nella quale si dice che essa avrebbe dovuto essere conteggiata nella sua quota di eredità dopo la morte della mamma. Quanto toccherà ad ognuno?

 

La risposta

Premessa: la cosiddetta “riunione fittizia”

Nel caso di successione senza testamento, il codice civile prevede che l’eredità sia ripartita in quote uguali tra tutti gli eredi cosiddetti “legittimi”: sono eredi legittimi, nel caso in esame, tutti i figli della persona deceduta ed il codice stabilisce che ad ognuno, in mancanza di diverse disposizioni testamentarie, tocchi la medesima quota [1].

La successione si è aperta il giorno della morte del proprietario dei beni, avvenuta, nel caso esaminato, il 30 giugno del 2015.
 Al fine di individuare il valore di questa quota, il codice stabilisce che si proceda ad un calcolo del valore dell’eredità al momento della morte, onde verificare che ognuno dei legittimari riceva una quota conforme al suo diritto.

Nel calcolo della quota di ognuno, dovrà tenersi conto di quanto, eventualmente, egli abbia ricevuto in vita: o a titolo di donazione, o a titolo di anticipazione ereditaria, come in questo caso.
Quest’operazione nel gergo giuridico viene definita “riunione fittizia”: si tratta di una finzione semplicemente contabile poiché il beneficiario della donazione della somma di denaro non tornerà indietro quanto ha già ricevuto.

 

Come si fa la riunione fittizia?

Occorrerà formare una massa di tutti i beni appartenenti al defunto al tempo della morte, comprensiva sia dei beni da lui lasciati, che da quelli dei quali abbia disposto a titolo gratuito in favore di qualche erede [2].Ottenuto questo “coacervo”, si potrà calcolare quanto spetta ad ognuno, rispettando il presupposto che ognuno riceva ciò che gli spetta. In definitiva, nel caso in esame, si dovranno formare quattro quote uguali.

Il valore della quota del fratello beneficiato in vita dovrà essere decurtato in proporzione di quanto ha già ricevuto [3].

Le donazioni in denaro: valore attuale rivalutato, o valore nominale?

Posto il principio che il valore dell’eredità deve essere calcolato al momento dell’apertura della successione, si pongono due tipi di problemi: attribuire un valore ai beni immobili, e stabilire in che modo va imputata la donazione in denaro: al valore nominale, o a quello rivalutato secondo il potere d’acquisto?
 La Cassazione, facendo applicazione delle norme del Codice di cui abbiamo detto, stabilisce che il valore dei beni si calcola al momento della morte. Ha altresì affermato che il calcolo andrebbe fatto secondo il principio “nominalistico”: senza tener conto, cioè, della svalutazione intervenuta nel frattempo [4].

Si tratta di una questione molto discussa: è giusto che il beneficiario che ha ricevuto anni prima una parte di eredità ed ha usufruito del denaro prima degli altri eredi, restituisca alla massa ereditaria solo il valore nominale del denaro e non anche il suo valore attuale? Tanto discussa che anche la Cassazione, in una sentenza, ritenne che potesse essere stato violato il principio di uguaglianza con gli altri eredi [5].

Sulla questione ha scritto la parola fine la Corte Costituzionale, la quale ha stabilito che tocca al legislatore di scegliere tra le varie soluzioni possibili e che il Codice Civile ha scelto quella di far riferimento esclusivamente al valore iniziale, senza alcuna rivalutazione.
 La soluzione accolta, allo stato, lascia ampiamente perplessi: l’articolo 751 del Codice, infatti, parla di denaro al suo “valore legale[6]: l’interpretazione giusta – ma si tratta di opinione personale che andrebbe sottoposta all’esame del Giudice – è che occorre far riferimento alla valuta in corso (l’Euro, nel nostro caso, e non la Lira) [7].

Per quanto riguarda, le donazioni in denaro, in definitiva, esse andranno inserite nel calcolo dell’asse ereditario al valore nominale, cioè per la cifra esattamente donata, e non al valore attuale rivalutato.
 Alla somma da computare nel calcolo dovranno comunque aggiungersi i frutti che la somma avrebbe comportato in favore del de cuius, se non l’avesse donata [8].

 

Calcolo del valore degli immobili

Gli immobili vanno imputati nel calcolo dell’asse ereditario secondo il loro valore di mercato. Il prezzo concordato per la vendita costituisce, pertanto, una valutazione concordata tra gli interessati e che fa riferimento a questo concetto.

 

La risposta al quesito iniziale. Calcolo delle quote

Il valore dell’immobile ricaduto nella successione, tenuto conto del prezzo stabilito per la vendita, ammonta ad €. 200.000. Ad esso si dovrà aggiungere quello “nominale” della donazione ricevuta dal fratello, ammontante ad €. 10.000.
 Accertato, pertanto, che il valore dell’eredità è di €. 210.000, ad ognuno toccherà un quarto; dalla quota del beneficiario della donazione dovrà essere sottratta la somma di €. 10.000 già ricevuta direttamente ad opera del de cuius e gli interessi maturati su tale somma.

Altra cosa sarebbe stata se fosse stato possibile calcolare la donazione in denaro al suo valore attuale. L’importo rivalutato ammonterebbe, ad oggi, ad €. 12.770. Ma per far valere questa tesi occorrerebbe adire un Tribunale per un giudizio dall’esito, allo stato, quanto mai incerto.

note

[1] Art. 536 cod. civ.: “Le persone a favore delle quali la legge riserva una quota di eredità o altri diritti nella successione sono: il coniuge, i figli, gli ascendenti”.

[2] Cass. sent. n. 27352/2014.

[3] Art. 553 cod. civ.- Cass. sent. n. 6925/2015. Conformi: Cass. sent. n. 10564/2005; Cass. sent. n. 6709/2010.

[4] Cass. sent. n. 12919/2012; n 18416/2011: “Osserva il collegio, che, come del resto ricorda lo stesso ricorrente, la questione di legittimità costituzionale dell’art. 556 c.c., art. 564 c.c., comma 2, e art. 751 c.c., nella parte in cui in materia successoria richiamano il principio nominalistico per la valutazione di somme di denaro, ai fini della riunione fittizia e della imputazione ex se è stata già ritenuta inammissibile, poichè il giudice costituzionale non può, con una sentenza additi va, scegliere tra varie soluzioni astrattamente possibili quelle più razionali per la valutazione dei beni trasmessi dal de cuius (Corte cost. 17 ottobre 1985 n. 310), nè vengono addotti argomenti per censurare la erroneità di tale conclusione”.

[5] Cass. sent. n. 78/1983: “In tema di successioni, e con riguardo agli art. 556 e 564 comma 2 c.c., nella parte in cui richiamano l’art. 751 c.c., nonché allo stesso art. 751 c.c., secondo i quali, per le donazioni di somme di denaro effettuate dal de cuius, la riunione fittizia al relictum, la imputazione ex se e la collazione devono essere compiute in base al valore delle somme medesime, non è manifestamente infondata la questione di illegittimità costituzionale, in relazione all’art. 3 cost., tenuto conto che i suddetti istituti si ricollegano ad una configurazione di quelle donazioni come anticipazioni della successione, ove il denaro viene in considerazione non come mezzo di pagamento, ma come valore accumulato, non separabile dal suo potere di acquisto, sicché l’estensione alle relative operazioni del principio nominalistico, proprio dei rapporti obbligatori pecuniari, potrebbe non assicurare l’esigenza della uguaglianza di trattamento dei successori nei cui confronti si applicano gli istituti medesimi, secondo criteri di razionalità conformi all’indicato precetto costituzionale.”

[6] Art. 751 cod. civ.

[7] La questione potrebbe a maggior ragione essere sottoposta ad un Giudice qualora nella scrittura privata che ha accompagnato la donazione di denaro, fosse stato previsto espressamente che la somma donata costituiva una parte del valore della casa che sarebbe stata lasciata in eredità: il collegamento tra la somma donata e l’immobile giustificherebbe ancor di più la domanda tesa ad “attualizzare” la volontà del testatore di attribuire anticipatamente il valore dell’immobile o una parte di esso.

[8] Cass. sent. n. 22632/2013 – Art. 751 cod. civ.

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