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Tari: la tassa sui rifiuti

6 settembre 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 settembre 2015



Tassa sui rifiuti, presupposti, base imponibile, modalità di calcolo, dichiarazione, casi pratici.

 

La Legge di Stabilità per l’anno 2014 [1], in vigore a partire dal 1° gennaio 2014, ha apportato alcune rilevanti modifiche al quadro normativo della fiscalità immobiliare a livello locale, tra cui l’imposta sui rifiuti, battezzata TARI.

In primo luogo la nuova legge ha introdotto l’imposta Unica Comunale – cosiddetta IUC. La nuova imposta, cosi come viene definita dalla Legge di Stabilità, si basa su due distinti presupposti impositivi:

– uno è costituito dal possesso da parte del contribuente di immobili (residenziali e non) ed è collegato, ai fini della quantificazione dell’imposta, alla loro natura e valore;

– l’altro è collegato all’erogazione e alla conseguente fruizione di servizi comunali.

Malgrado la sua denominazione, la nuova imposta non può essere considerata un unico tributo, in quanto al suo interno accorpa due diverse tipologie di imposte, costituite da una parte dall’IMU (che costituisce il principale tributo gravante sul patrimonio immobiliare diverso dall’abitazione principale) e dalla TASI (che invece viene applicata a tutti gli immobili e, quindi, anche alle unità immobiliari esenti dall’IMU) e, dall’altra, dalla TARI, che mantiene sostanzialmente la medesima disciplina della TARES semplificata [2].

La componente IUC relativa alla raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani (TARI)

Come è già stato accennato nelle righe precedenti, l’istituzione della TARI è stata prevista con il preciso scopo di assicurare la copertura dei costi di investimento e di esercizio relativi alla gestione –partire dal 1° gennaio 2014, la TARES [3].

Quale è il presupposto della TARI

Il presupposto della TARI è il possesso o la detenzione a qualsiasi titolo di locali o di aree scoperte,

a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani. Ecco il significato delle definizioni usate dalla legge:

– “locali” – vengono così definite le strutture che sono stabilmente infisse al suolo e chiuse su tre lati verso l’esterno, anche se non risultano essere conformi alle disposizioni urbanistico-edilizie del Comune in cui sono ubicate;

-“aree scoperte” – vengono così definite sia le superfici che si presentano prive di edifici o di strutture edilizie, sia gli spazi circoscritti che non costituiscono locale (tettoie, balconi, terrazze, campeggi, aree da ballo e cinema all’aperto, parcheggi);

 

utenze domestiche” – vengono così definite le superfici adibite a civile abitazione;

 

– “utenze non domestiche” – vengono così definite le restanti superfici, tra cui le comunità, le attività commerciali, artigianali, industriali, professionali e le attività produttive in genere.

Sono escluse dall’applicazione del tributo:

– le aree scoperte pertinenziali o accessorie a civili abitazioni, quali i balconi e le terrazze scoperte, i posti auto scoperti, i cortili, i giardini e i parchi;

– le aree comuni condominiali [4] che non siano detenute o occupate in via esclusiva, come androni, scale, ascensori, stenditoi o altri luoghi di passaggio o di utilizzo comune tra i condomini.

In considerazione del fatto che il presupposto della TARI, per espressa previsione legislativa [5], è rappresentato dal possesso o detenzione, a qualsiasi titolo essa avvenga, di locali o aree scoperte che siano suscettibili di produrre rifiuti urbani, è conseguentemente tenuto al pagamento della TARI il possessore o detentore di tali immobili a qualsiasi titolo essa avvenga (ad esempio, il proprietario, l’usufruttuario, il titolare del diritto di abitazione o il conduttore). Nel caso in cui si sia in presenza di una pluralità di possessori o detentori, gli stessi sono tenuti in solido al pagamento dell’imposta, che costituisce un’unica obbligazione tributaria, mentre invece, nell’ipotesi in cui il soggetto “detentore” (ad esempio, il conduttore in virtù dell’esistenza di un contratto di locazione), occupi l’immobile per un periodo di durata non superiore a 6 mesi nel corso dello stesso anno solare, la TARI è dovuta solamente dal “possessore” dell’immobile, ossia dal proprietario/usufruttuario, ecc..

Sono invece escluse dalla TARI, come già detto, le aree scoperte pertinenziali o accessorie alle abitazioni e quelle condominiali non detenute o occupate in via esclusiva [6].

Come si calcola la base imponibile della TARI

La base imponibile su cui deve essere calcolata l’imposta è costituita, per le unità immobiliari a destinazione ordinaria, iscritte, o potenzialmente iscrivibili nel catasto edilizio urbano, in via provvisoria, dalla superficie calpestabile (ovvero i metri quadrati netti misurati al filo interno delle murature) dei locali e delle aree idonee a produrre rifiuti urbani ed assimilati.

Le superfici da prendere in considerazione al fine impositivo sono quelle dichiarate, ovvero accertate ai fini delle previgenti imposte sui rifiuti: TARES, TARSU, ovvero TIA [7]. Tale modalità per la determinazione della base imponibile, come già detto provvisoria, verrà applicata fino all’entrata in vigore delle nuove modalità di determinazione della superficie imponibile ai fini TARI, a seguito del completamento della procedura di allineamento dei dati catastali di tali unità immobiliari con quelli relativi alla toponomastica ed alla numerazione civica, adottata dai Comuni e dall’Agenzia delle Entrate. A regime, ossia a seguito del completamento della procedura di cui al punto precedente, la superficie assoggettabile alla TARI sarà rappresentata dall’80% della superficie catastale [8].

Al fine di individuare l’effettiva misura della superficie imponibile ai fini TARI su cui effettuare il conteggio dell’imposta dovuta da parte dei singoli contribuenti, le Amministrazioni comunali competenti sono tenute a comunicare ai contribuenti stessi le nuove superfici imponibili da essi calcolate, adottando le forme più idonee e nel rispetto dello Statuto del contribuente, in materia di conoscenza degli atti a loro destinati.

Per le medesime unità immobiliari a destinazione ordinaria, iscritte o iscrivibili nel catasto edilizio urbano, viene, altresì, stabilito che, ai fini dell’accertamento, il Comune possa considerare come superficie assoggettabile al tributo quella corrispondente all’80% della superficie catastale. Mentre, per le altre unità immobiliari (ossia quelle che non risultano essere iscrivibili nel catasto edilizio urbano), la superficie assoggettabile a tributo è rappresentata dalla superficie calpestabile. In ogni caso, nell’ambito delle procedure di determinazione della superficie assoggettabile alla TARI, non si deve tenere conto di quella parte di superficie teoricamente assoggettabile a tributo in cui però si formano rifiuti classificati come “speciali”: lo smaltimento di tali rifiuti viene, infatti, eseguito, a proprie spese, dai relativi produttori [9]. L’esclusione dalla determinazione della TARI della porzione della superficie dell’immobile corrispondente ai luoghi di formazione di rifiuti “speciali” è riconosciuta però a condizione che i produttori siano in grado di dimostrare l’avvenuto trattamento dei rifiuti speciali in conformità alla normativa vigente.

L’ammontare effettivo dell’obbligazione tributaria relativa alla TARI dovuta dal singolo contribuente viene determinato in base alla tariffa fissata dal Comune con proprio regolamento. Tale ammontare è commisurato all’anno solare e costituisce un’unica obbligazione tributaria.

Il regolamento comunale relativo alla TARI, che definisce l’ammontare della tariffa in base alla quale viene calcolato l’ammontare dell’imposta dovuto dal singolo contribuente deve contenere:

– i criteri di determinazione delle tariffe;

– la classificazione delle categorie di attività con omogenea potenzialità di produzione dei rifiuti;

– la disciplina delle riduzioni tariffarie, ivi comprese quelle che tengono conto della capacità contributiva della famiglia (anche attraverso l’applicazione dell’ISEE).

In riferimento all’ultimo punto deve essere sottolineato il fatto che le Amministrazioni comunali hanno facoltà di prevedere meccanismi di riduzione e casi di esenzioni in situazioni particolari [10].

In alternativa, nel rispetto del principio secondo cui “chi inquina paga” [11], l’Amministrazione comunale ha facoltà di decidere di correlare l’entità della tariffa stabilita nel proprio regolamento alle quantità ed alle qualità medie di rifiuti prodotte per ogni unità di superficie facendo riferimento agli usi ed alle tipologie di attività svolte dal singolo contribuente, nonché al costo del servizio di gestione e smaltimento dei rifiuti prodotti. In tal caso, per ogni categoria omogenea, le tariffe devono essere determinate moltiplicando il costo del servizio per unità imponibile accertata, previsto per l’anno successivo, per uno o più coefficienti di produttività quantitativa a qualitativa dei rifiuti.

Quali sono le modalità di calcolo della TARI

La TARI si presenta come un tributo composto di una parte fissa ed una variabile, oltre al tributo provinciale, senza che, ovviamente, abbia luogo l’applicazione diretta dell’IVA a carico del contribuente (l’IVA è applicabile solo nel caso in cui la TARI rappresenti il corrispettivo per il servizio di raccolta e smaltimento rifiuti). La parte fissa viene determinata tenendo conto delle componenti del costo del servizio di igiene urbana (investimenti e relativi ammortamenti, spazzamento strade ecc.). La parte variabile è destinata alla copertura dei costi del servizio rifiuti integrato (raccolta, trasporto, trattamento, riciclo, smaltimento) ed è rapportata alla quantità di rifiuti presumibilmente prodotti dal contribuente.

È opportuno provvedere a ricordare che all’importo del Tributo è necessario aggiungere il 5% per il Tributo provinciale per l’esercizio delle funzioni di tutela, protezione ed igiene ambientale [12].

Per quanto riguarda i Comuni che abbiano già provveduto ad attivare sistemi di misurazione puntuale della quantità di rifiuti che vengono conferiti dai singoli al servizio pubblico, viene previsto che tali Amministrazioni possono decidere l’applicazione di una tariffa di natura corrispettiva (e quindi da assoggettare ad IVA), in luogo della TARI, che avendo natura di tassa ovviamente non è imponibile IVA, con ciò risolvendo le diatribe correlate alle distinzioni tra TIA e TARES. Viene inoltre fatta salva l’applicazione a quanto dovuto dal contribuente in materia di TARI del tributo provinciale per l’esercizio delle funzioni di tutela, protezione ed igiene dell’ambiente [13]. Il tributo provinciale, che deve essere commisurato alla superficie dei locali e delle aree assoggettabili a tributo, viene applicato nella misura percentuale deliberata dalla provincia sull’importo del tributo medesimo.

Dichiarazione

Facendo riferimento alla dichiarazione da presentarsi ai fini della TARI [14] restano ferme le superfici che a suo tempo sono state dichiarate (dal contribuente) o accertate (dall’Amministrazione comunale) ai fini dei previgenti tributi relativi ai rifiuti, ovvero della TARSU o della TIA e della TARES.

Di conseguenza, ai fini della TARI, chi ha già presentato una dichiarazione valida per tutti i suddetti tributi non è più tenuto a ripresentare alcuna dichiarazione, salvo l’ipotesi in cui sia nel frattempo intervenuta una modifica di elementi rilevanti ai fini della determinazione del tributo (in tal caso sarà necessario presentare una denuncia di variazione nei termini fissati dal regolamento comunale). Dunque sono ritenute valide le dichiarazioni TARSU/TIA/TARES già presentate e registrate presso le banche dati nelle disponibilità delle Amministrazioni comunali competenti, in quanto compatibili. I soggetti passivi del tributo tenuti a tale obbligo devono presentare la dichiarazione TARI entro il termine del 30 giugno dell’anno successivo alla data di inizio del possesso o della detenzione dei locali e delle aree assoggettabili al tributo. Nel caso di occupazione in comune di un’unita immobiliare, la dichiarazione può essere presentata anche da uno solo degli occupanti.

La dichiarazione, che deve essere redatta su di modello messo a disposizione dal parte dell’Amministrazione comunale, ha effetto anche per gli anni successivi sempreché non si verifichino modificazioni dei dati dichiarati da cui consegua un diverso ammontare del tributo. In questo caso, la dichiarazione deve essere presentata entro il 30 giugno dell’anno successivo a quello in cui sono intervenute le predette modificazioni. Al fine di acquisire le informazioni riguardanti la toponomastica e la numerazione civica interna ed esterna di ciascun comune, nella dichiarazione delle unita immobiliari a destinazione ordinaria devono essere obbligatoriamente indicati i dati catastali, il numero civico di ubicazione dell’immobile e il numero dell’interno, ove esso sia esistente.

Termini entro i quali deve essere effettuato il pagamento della TARI

I contribuenti assoggettati al pagamento della TARI lo devono effettuare a partire dal 1° giorno ed entro il 16° giorno di ciascun mese di scadenza delle rate, come di seguito riportate. È tuttavia consentito il pagamento in unica soluzione entro il 16 giugno di ciascun anno. Le date di scadenza delle rate di versamento (le rate devono essere almeno due) per l’anno 2014 sono:

– prima rata scadenza LUGLIO 2014

– seconda rata scadenza OTTOBRE 2014

N.B. è il Comune che stabilirà le esatte date di scadenza per il versamento delle singole rate nonché il numero delle rate se maggiore di due.

Due sono le opzioni possibili per le modalità di versamento delle rate TARI:

– Modello F/24 – sul Modello andrà indicato il numero di codice del Comune/Ente impositore

– Modello di Bollettino C/C Postale. In questo caso sul bollettino dovrà essere indicato il numero di codice “_______” del soggetto beneficiario o dovrà essere riportata la dicitura “intestato a PAGAMENTO TARI” c/c NUMERO” valido indistintamente per tutti i Comuni del territorio nazionale.

È il Comune e/o Soggetto affidatario del servizio di gestione dei rifiuti urbani, ad effettuare il calcolo del tributo ed a predisporre ed inviare il Bollettino di C/C Postale oppure modello F/24. Tuttavia è opportuno evidenziare che i Contribuenti sono comunque tenuti al versamento del tributo anche qualora il Comune e/o Soggetto affidatario del servizio di gestione dei rifiuti urbani, non abbiano provveduto al calcolo e predisposizione dei bollettini di versamento, entro le stesse scadenze di versamento definite dal Regolamento comunale.

note

[1] Legge n. 147/2013, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 302 del 27 dicembre 2013.

[2] Introdotta dal D.L. 102/2013, convertito in Legge 133/2013.

[3] Con il comma 704, dell’articolo 1 della Legge 147/2013, il legislatore ha, infatti, provveduto ad abrogare, l’articolo 14 del citato D.L. 201/2011, istitutivo della TARES.

[4] Di cui all’articolo 1117 cod. civ.

[5] Art. 1, comma 642 della Legge di Stabilita 2014.

[6] Si tratta delle parti comuni condominiali di cui all’articolo 1117 cod. civ.

[7] Per quanto riguarda la TIA si tratta sia nella “versione” disciplinata dall’articolo 49 del D. Leg.vo 22/1997, sia nella “versione” che viene regolata, invece, dall’articolo 38 del D. Leg.vo 152/2006.

[8] Determinata in base ai criteri del D.P.R. 138/1998.

[9] Art.1, comma 649 della Legge di stabilità – “Nella determinazione della superficie assoggettabile alla TARI non si tiene conto di quella parte di essa ove si formano, in via continuativa e prevalente, rifiuti speciali, al cui smaltimento sono tenuti a provvedere a proprie spese i relativi produttori, a condizione che ne dimostrino l’avvenuto trattamento in conformità alla normativa vigente. Per i produttori di rifiuti speciali assimilati agli urbani, nella determinazione della TARI, il comune, con proprio regolamento, può prevedere riduzioni della parte variabile proporzionali alle quantità che i produttori stessi dimostrino di avere avviato al recupero”.

[10] Art. 1, comma 659, Legge di Stabilita 2014: “Il comune con regolamento di cui all’articolo 52 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, può prevedere riduzioni tariffarie ed esenzioni nel caso di: a) abitazioni con unico occupante; b) abitazioni tenute a disposizione per uso stagionale od altro uso limitato e discontinuo; c) locali, diversi dalle abitazioni, ed aree scoperte adibiti ad uso stagionale o ad uso non continuativo, ma ricorrente; d) abitazioni occupate da soggetti che risiedano o abbiano la dimora, per più di sei mesi all’anno, all’estero; e) fabbricati rurali ad uso abitativo”.

[11] Stabilito dall’articolo 14 della Direttiva 2008/98/CE.

[12] Così come previsto dall’articolo 19 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504.

[13] Previsto dall’art. 19 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504.

[14]] L’obbligo di dichiarazione è previsto al comma 664 dell’articolo 1, della Legge di Stabilità 2014.

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1 Commento

  1. Scusate ma non sarebbe più giusto pagare la Tari in base alle persone che vivono nell’ immobile?
    Non mi sembra normale che uno vive da solo deve pagare la Tari in base ai mq visto che produce poca immondizia.
    Il governo secondo me dovrebbe risolvere questo dilemma.

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