Come diventare professore universitario o associato: nuove regole

6 settembre 2015


Come diventare professore universitario o associato: nuove regole

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 settembre 2015



Riforma della P.A., il nuovo metodo di candidatura a sportello secondo titoli sostituisce i vecchi concorsi con i bandi: candidature presentabili durante tutto l’anno.

La riforma della Pubblica amministrazione, approvata quest’estate dal Governo e divenuta ormai legge, tocca anche le università e, in particolare, il meccanismo per diventare professori o associati. Le regole per la candidatura alla cattedra vengono completamente stravolte dal decreto attuativo appena approvato dal Miur e ora all’esame di Cun (Consiglio universitario nazionale) e Anvur (all’Agenzia per la valutazione della ricerca) per i necessari pareri. Alla vecchia procedura secondo concorsi (a date prefissate) si sostituisce la nuova selezione “a sportello”, più semplice e con domande presentabili durante tutto l’anno: in pratica, per ottenere la “patente” di professore si passerà attraverso il riconoscimento di titoli: titoli che vengono individuati, secondo precise priorità qualitative e quantitative, dal regolamento stesso (o meglio, nei 4 allegati) che fissa “criteri e parametri per la valutazione dei candidati ai fini dell’attribuzione dell’abilitazione scientifica nazionale”.

I candidati che aspirano alla prima o seconda fascia, ordinari o associati, saranno valutati dalle Commissioni in base appunto ai suddetti criteri, parametri e indicatori appositi.

Il primo dei criteri che peserà maggiormente nella scelta del candidato sarà la produzione scientifica: si prenderà a riferimento l’arco di tempo degli ultimi 10 anni dalla presentazione della domanda e, in tale forbice, verranno considerati gli articoli pubblicati in base a valori soglia (stabiliti per ogni settore – bibliometrico e non – con un successivo regolamento da varare 45 giorni dopo il decreto e prenderanno il posto delle contestate mediane usate in passato).

A pesare non saranno solo il numero di pagine e la quantità di pubblicazioni (il decreto, infatti, fissa un numero massimo di pubblicazioni da presentare: numero che oscilla tra 10 e 15 a seconda dell’area scientifica e dalla fascia della candidatura), ma soprattutto la qualità. Difatti saranno considerati maggiormente quegli scritti che considerabili di qualità “elevata” (il decreto li definisce come quelle pubblicazioni che per “livello di originalità e rigore metodologico e per il contributo che fornisce al progresso della ricerca, abbiano conseguito o è presumibile che conseguano un impatto significativo nella comunità scientifica di riferimento a livello anche internazionale”).

Gli altri titoli che influenzeranno la selezione degli aspiranti prof. saranno l’attività di conferenziere (sia in termini di partecipazione che di direzione ai convegni), a gruppi di ricerca e iniziative editoriali.

Ad essere valutata sarà anche la qualifica di responsabile in progetti per finanziamenti attraverso bandi. Ed ancora saranno considerati eventuali incarichi di insegnamento, premi e riconoscimenti e risultati ottenuti nel trasferimento tecnologico (spin off, brevetti, eccetera).

Per ottenere l’abilitazione sarà necessario ottenere una valutazione positiva sia sull’impatto della produzione scientifica (cioè con parametri superiori al “valore-soglia”) sia su almeno tre degli altri possibili titoli elencati dal decreto.

note

Autore immagine: 123rf com

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