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Mi spetta il mantenimento anche senza addebito a mio marito?

6 settembre 2015


Mi spetta il mantenimento anche senza addebito a mio marito?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 settembre 2015



Mi sto separando da mio marito: se non dovessi riuscire a dimostrare la sua colpa e quindi fargli avere l’addebito, mi spetterebbe ugualmente il mantenimento?

In caso di separazione, l’assegno mensile di mantenimento spetta a prescindere dalla cosiddetta imputazione di addebito, ossia dal fatto che il coniuge obbligato sia o meno ritenuto responsabile della rottura. Il mantenimento, infatti, viene accordato sulla base di un altro presupposto: ossia la disparità di reddito. In pratica, riceve il l’assegno chi non è in grado, da solo, di conservare lo stesso tenore di vita che aveva durante il matrimonio.

Vero è, invece, il contrario: chi subisce l’addebito non può mai chiedere il mantenimento (al massimo, può esigere gli alimenti necessari alla propria sopravvivenza, qualora ve ne fosse bisogno).

Facciamo qualche esempio per chiarire meglio il punto.

– Maria non riesce a dimostrare che Giuseppe l’ha tradita. Maria può ottenere ugualmente il mantenimento a condizione che il suo reddito, una volta separata, sia più basso rispetto a quello del marito e, quindi, non le consenta di conservare lo stesso tenore di vita di cui godeva durante il matrimonio.

– Maria riesce a dimostrare che Giuseppe l’ha abbandonato, lasciando il tetto coniugale. Maria, se ha un reddito proprio pari a quello del marito, non riceve il mantenimento;

– Giuseppe ha un reddito più basso di Maria. Maria non riesce a dimostrare che Giuseppe l’ha tradita. Maria sarà tenuta al versamento del mantenimento nei confronti di Giuseppe;

– Maria riesce a dimostrare che Giuseppe ha sperperato i beni della famiglia disinteressandosi completamente della moglie. Maria ha un reddito di gran lunga superiore a quello di Giuseppe. Giuseppe non può ottenere il mantenimento da Maria.

Quali sono, allora, i “vantaggi” di ottenere, ai danni dell’ex coniuge, una dichiarazione di addebito? Ecco le uniche conseguenze che comporta l’addebito:

– innanzitutto, come già detto, chi subisce l’addebito non ha diritto all’assegno di mantenimento. Chi ha subìto l’addebito, tuttavia, può comunque vantare il diritto agli alimenti, che saranno concessi dal giudice solo in caso di effettivo bisogno e per un ammontare sufficiente a garantirgli i minimi di sussistenza (si tratta, quindi, di un importo certamente inferiore rispetto a quello del mantenimento che, invece, mira a preservare lo stesso tenore di vita avuto in costanza del matrimonio).

– in caso di morte dell’altro coniuge, chi ha subito l’addebito non eredita alcunché. Di norma, invece, la separazione – a differenza del divorzio – non fa venir meno i diritti ereditari: così, ad esempio, la moglie potrà vantare ugualmente la pensione di reversibilità del marito defunto.

Chi subisce l’addebito e veda decedere l’ex coniuge può aver diritto solo a un assegno vitalizio (commisurato alle sostanze ereditarie e al numero di eredi) soltanto se già titolare del diritto agli alimenti (cosiddetto “assegno alimentare”) e in misura non superiore all’importo di detto assegno;

– ugualmente, il coniuge con addebito ha diritto alla pensione di reversibilità solo se titolare del diritto agli alimenti;

– ha diritto all’indennità di anzianità e di preavviso che gli deve essere corrisposta dal datore di lavoro del coniuge deceduto, solo se titolare del diritto agli alimenti.

Dunque, salvo nel caso in cui deceda l’altro coniuge, il coniuge con reddito basso che non riesca ad ottenere l’addebito a carico dell’ex non subisce pregiudizi di natura economica, ossia ripercussioni sull’assegno di mantenimento.

L’addebito non sortisce effetti neanche sull’affidamento dei figli che, salvo particolari condotte illecite proprio nei confronti della prole, non fa venir meno la regola dell’affidamento condiviso.

Proprio con una recente sentenza [1], il tribunale di Roma ha stabilito che spetta l’affidamento condiviso anche se il genitore è aggressivo e impulsivo con l’ex. Ciò che conta è il suo rapporto con i figli.

Ormai l’affidamento condiviso è la regola. Infatti i minori sono affidati a entrambi i genitori anche se uno di questi è aggressivo e impulsivo o se non va d’accordo con l’ex, l’ha tradita o l’ha abbandonata. Per derogare a tale regola, in sostanza, è necessario dimostrare il rischio di compromissione del percorso educativo del bambino o l’effettiva lontananza di uno dei due.

Non basta. Sempre secondo la sentenza in commento non è rilevante la relazione con la quale il Ctu consiglia un percorso terapeutico a papà.

L’affidamento a entrambi i genitori, previsto come regola dal codice civile, comporta l’esercizio della responsabilità genitoriale da parte di entrambi i genitori e una condivisione delle decisioni di maggiore importanza (secondo lo schema del comune accordo). Alla regola dell’affidamento condiviso, costituisce eccezione la soluzione dell’affidamento esclusivo: all’affidamento condiviso può infatti derogarsi, solo ove esso risulti contrario all’interesse del minore. Non essendo state tipizzate le circostanze ostative all’affidamento condiviso, la loro individuazione è rimessa alla decisione del Giudice, da adottarsi con “provvedimento motivato”. In altri termini, secondo il Giudice, perché possa derogarsi alla regola dell’affidamento condiviso, occorre che risulti, nei confronti di uno dei genitori, una sua condizione di manifesta carenza o inidoneità educativa o comunque tale appunto da rendere quell’affidamento in concreto pregiudizievole per il minore (come nel caso, ad esempio, di un’obiettiva lontananza del genitore dal figlio, o di un suo sostanziale disinteresse per le complessive esigenze di cura, di istruzione e di educazione del minore).

note

[1] Trib. Roma, sent. n. 931/2015.

Autore immagine: 123rf com


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