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Lo sai che? Come sanare i reati fiscali e cancellare i debiti

Lo sai che? Pubblicato il 6 settembre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 6 settembre 2015

Omesso versamento di IVA e ritenute fiscali, compensazioni indebite: tra pagamento, ravvedimento operoso, conciliazione, adesione all’accertamento.

 

Non punibilità per omesso pagamento di imposte o altri reati tributari: cambiano le regole a seguito del decreto sulle sanzioni approvato venerdì scorso dal Governo. Facciamo quindi una breve sintesi dei benefici utilizzabili dai contribuenti che vogliano sanare la propria posizione debitoria con il fisco.

 

In caso di pagamento di imposte, sanzioni e interessi, scatta la non punibilità soltanto per i delitti di omesso versamento e per le indebite compensazioni, e il fatto che le violazioni siano state già scoperte non ha rilevanza. Per l’infedele e l’omessa dichiarazione, invece, è necessario eseguire il ravvedimento entro il termine della presentazione della dichiarazione relativa al periodo di imposta successivo e soltanto se i controlli non sono iniziati. È quanto emerge dal decreto approvato venerdì dal Governo sulle modifiche al regime penale tributario. Il regime premiale, in caso di pagamento dell’imposta ritenuta evasa o non versata, viene così differenziato in base al tipo di reato.

 

 

Omesso versamento di ritenute e IVA

Per i reati di omesso versamento delle ritenute e dell’Iva il contribuente che voglia beneficiare della non punibilità deve – prima della dichiarazione di apertura del dibattimento penale di primo grado – versare le somme dovute oltre a sanzioni e interessi.

Il pagamento può essere effettuato attraverso strumenti come:

– l’adesione all’accertamento,

– le procedure conciliative,

– il ravvedimento operoso.

Particolarmente interessante la previsione secondo cui si può sanare il reato anche se le autorità hanno già effettuato i controlli e hanno già scoperto l’illecito tributario.

Ricordiamo che sono state, di recente, alzate le soglie di punibilità dei predetti reati: dall’entrata in vigore della nuova legge, il reato scatta solo per debiti superiori a:

– 150mila euro per l’omesso versamento delle ritenute (sia certificate sia dichiarate nel modello 770),

– 250mila euro per l’Iva,

– 50mila euro per indebite ritenute.

Per maggiori dettagli sulle nuove soglie, leggi: “Omesso versamento Iva e ritenute: nuove soglie di reato”.

Il contribuente può anche chiedere la rateazione del debito; in tal caso, però, i pagamenti dovranno essere ultimati entro massimo sei mesi dall’udienza dell’apertura del dibattimento: è infatti prevista una tolleranza di tre mesi e una proroga di altri tre mesi.

 

 

Indebita compensazione di crediti non spettanti

Anche in questo caso, il reato si cancella con il pagamento integrale del debito con l’erario entro la dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado.

Le modalità di pagamento possono essere:

– ravvedimento operoso,

– procedure conciliative,

– adesione all’accertamento.

Anche in questo caso, come nel precedente, il contribuente può sanare il reato anche se le autorità hanno già effettuato i controlli e hanno già scoperto l’illecito tributario.

 

Omessa o infedele dichiarazione

Il reato può essere cancellato, come nelle due ipotesi precedenti, solo con l’integrale pagamento del debito entro la dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado. Pagamento che, in tale ipotesi, può avvenire a mezzo di:

ravvedimento operoso,

presentazione della dichiarazione, purché entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al periodo di imposta successivo.

A differenza, però, dell’omesso versamento delle ritenute, IVA e indebita compensazione, in caso di omessa o infedele dichiarazione, l’avvio di qualunque attività di accertamento impedisce l’adesione per il beneficio. In altre parole il contribuente non deve avere formale conoscenza di attività di accertamento fiscale o penale nei suoi confronti.

Si deve, dunque, trattare di un adempimento spontaneo, eseguito cioè su iniziativa del contribuente.

Per tutti gli altri reati

Per tutti gli altri delitti tributari previsti dalla legge [1] non è possibile sanare il reato, ma si può ottenere una attenuante consistente in una riduzione sino a metà della pena a condizione che venga estinto il debito anche con procedure conciliative e di adesione all’accertamento, purché prima dell’apertura del dibattimento penale. È dubbia la possibilità di utilizzare validamente il ravvedimento.

Anche qui il contribuente può chiedere la rateazione a condizione che il pagamento venga portato a termine entro sei mesi dalla prima udienza.

Patteggiamento

Il pagamento di quanto contestato, prima dell’udienza dell’apertura dibattimentale, consente al reo di accedere al patteggiamento. In tal caso, il contribuente può avvalersi anche del ravvedimento operoso.


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