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Lo sai che? Multe: come comunicare alla polizia i dati dell’effettivo conducente

Lo sai che? Pubblicato il 7 settembre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 7 settembre 2015

Raccomandata a.r. o posta elettronica certificata (PEC) per la comunicazione dei dati del conducente ai fini della decurtazione dei punti dalla patente.

In tutti i casi in cui la polizia eleva una multa senza poter, nell’immediatezza, contestare l’infrazione al conducente (ossia, senza fermarlo per consegnargli il verbale), invia a casa di quest’ultimo, entro 90 giorni, la contravvenzione, invitandolo però – oltre che a pagare – anche a comunicare, nei successivi 60 giorni, i dati dell’effettivo conducente: in caso di omissione a tale obbligo scatta un’ulteriore sanzione (di circa mille euro).

La necessità di comunicare i dati dell’effettivo conducente è propedeutica alla decurtazione dei punti dalla patente di quest’ultimo e non – aprioristicamente – del proprietario del mezzo (che potrebbe non essere stato il vero colpevole della violazione al codice della strada).

Qui però sorge il problema: come si invia la suddetta comunicazione all’autorità richiedente?

La necessità di questo nostro chiarimento è sorta per via di una vicenda sollevata, su un noto settimanale, da Valerio Staffelli [1]. Il caso sembrerebbe, a prima vista, davvero paradossale.

Un conducente, dopo aver pagato la multa, aveva regolarmente inviato la prescritta comunicazione dei dati del conducente alla Municipale di Reggio Emilia. Senonché lo ha fatto utilizzando, come strumento, anziché la consueta raccomandata a.r., la posta elettronica certificata (per come, del resto, consentito dalla legge a chiunque). La posta certificata, anche detta PEC, è divenuta ormai, da qualche anno, uno strumento perfettamente equivalente alla raccomandata con avviso di ricevimento e, anzi, il canale preferenziale di comunicazione “cittadino-pubblica amministrazione”. Dunque, tutto in regola, almeno a prima vista.

In verità, dopo qualche giorno, il malcapitato automobilista si è visto recapitare la contravvenzione per mancata comunicazione dei dati del conducente. La polizia ha giustificato la contravvenzione sostenendo di non essere riuscita ad aprire gli allegati inviati con la PEC a causa del formato. Il multato, allora, si rivolgeva scandalizzato al giornale sostenendo testuali parole: “Ma ti sembra giusto che, per un loro malfunzionamento io debba pagare altri 1.000 euro perché questo è ciò che mi chiedono adesso”.

Staffelli allora parte con la sua “indagine”, ma arriva a conclusioni errate. Il sistema della posta certificata, che dovrebbe aiutare il cittadino – si legge nell’articolo – in questo caso lo ha tradito. Che cosa non ha funzionato? Sembrerebbe, a leggere l’articolo, solo l’inefficienza e l’ignoranza della P.A., che non è riuscita ad aprire un file allegato con le dichiarazioni del conducente, benché l’AGID (ente governativo che gestisce la PEC) confermi che gli allegati alla posta certificata possono essere in qualsiasi formato.

preistoria computer internet tecnologia cavernaIn verità, il conducente ha commesso un errore nell’utilizzare, per comunicare i dati del conducente, i moduli prestampati della polizia, scannerizzandoli e poi spedendoli in allegato all’email certificata: la PEC non certifica il testo degli allegati, bensì solo quello “libero” all’interno dello stesso messaggio di posta. Ciò perché non si  può ricostruire, dalle ricevute di consegna e di ricezione che invia il gestore della PEC, il contenuto di tali file in “attachment” (se si tratti, cioè, un biglietto di auguri di “buon Natale” o, invece, la comunicazione dei dati del conducente). Insomma, la prova legale della Pec ricopre solo le parole inserite nel corpo del messaggio e non quelle in eventuali file allegati.

Quale soluzione, allora, se non si vuol utilizzare la raccomandata? Molto semplice: se proprio volete inviare un file, abbiate cura di “copiare e incollare” il relativo testo nel corpo dell’email certificata. Va bene pure il modulo prestampato della polizia in allegato, ma abbiate cura – cosa certamente più importante – di scrivere il contenuto essenziale nella Pec. Nessuno potrà dire di non essere riuscito ad aprire l’allegato e, soprattutto, avrete la prova legale del ricevimento del messaggio, che non è possibile contestare.

A questo punto, l’unico rammarico nel leggere la vicenda raccontata da Staffelli rimane sempre l’assenza, nel nostro Paese, di collaborazione tra amministrazione e cittadino. La Municipale di Reggio Emilia, di certo, avrebbe potuto contattare il conducente – del quale era indubbia la buona fede – con una telefonata, segnalandogli la difficoltà e pregandogli di inviare un fax o una seconda email. O, altrimenti, spendere 3,90 euro per una raccomandata. Evidentemente il Comune ha preferito incassare i mille euro a titolo di multa, ancorandosi formalmente al vecchio brocardo “dura lex, sed lex”. Ma questa è la lunga storia del nostro Paese. E non c’è bisogno che ve lo ricordiamo anche noi.

note

[1] Oggi, del 6.09.2015, “Posta certificata? Attenti agli allegati”, pag. 105.

Autore immagine: 123rf com


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5 Commenti

  1. E’ tutto chiaro e logico ed ho presente regole e giurisprudenza in materia. Vi è però un paradosso probabilmente irrisolvibile: anche quando si invia un documento con raccomandata ar cartacea a mezzo del servizio postale vi è certezza (solo) dell’invio di una busta ma non (anche) del contenuto presente nella busta stessa. Quindi tra le due ipotesi c’è molta meno differenza di quel che appare a prima vista.

  2. L’importo della sanzione per aver omesso di comunicare i dati del conducente è di € 286,00 se pagata dal sesto giorno al sessantesimo giorno dalla notifica e di € 200,20 se pagata entro il quinto giorno dalla notifica.

  3. e come la allegate nel corpo della mail la scannerizzazione della patente, elemento, per altro, richiesto?
    Ho appena finito di parlare con il comando della polizia e mi chiedono i dati in pdf.

  4. Se comunico i dati del conducente o l’impossibilità di risalire al conducente per uso promiscuo dell’autovettura con lettera raccomandata A.R. SENZA UTILIZZARE I MODULI PRESTAMPATI?

  5. Ma per favore! Allora se l’utente avesse inviato tutto via posta raccomandata, l’Amministrazione avrebbe potuto dire che all’interno della busta vi erano dei coriandoli! Se la P.A. invia delle PEC alle persone giuridiche con degli allegati importanti ( magari delle imposte da pagare ), voglio vedere se quell’imprenditore può dire che non è riuscito ad aprire gli allegati!

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