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Lo sai che? È possibile essere licenziati per un post offensivo su Facebook

Lo sai che? Pubblicato il 7 settembre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 7 settembre 2015

Sussiste la giusta causa di licenziamento se il lavoratore “posta” su Facebook commenti potenzialmente pregiudizievoli per l’azienda.

Attenzione alle ripercussioni: pubblicare commenti negativi nei confronti dell’azienda può giustificare il licenziamento del dipendente.

È inutile negarlo: ad oggi i social network condizionano la nostra esistenza e influiscono sulle nostre abitudini di vita e sulle modalità di espressione e comunicazione. E così ogni evento degno di nota, finisce online: dalla fine di una relazione, alle foto della vacanza, all’annuncio del bebè in arrivo… fino agli sfoghi per le frustrazioni lavorative e alle recriminazioni nei confronti della politica aziendale del datore di lavoro.

Cosa prevede la legge?

Nel nostro ordinamento giuridico si ha licenziamento per giusta causa o “in tronco”, ogniqualvolta il lavoratore violi i doveri scaturenti dal rapporto di lavoro, ponendo in essere una condotta di tale gravità da non consentire che il rapporto prosegua ulteriormente (neppure per il periodo di “preavviso”) [1].

L’azienda deve sapere di poter confidare nella correttezza dell’operato del proprio dipendente e nel puntuale rispetto delle direttive impartite.

I doveri del dipendente si sostanziano nell’usare la massima diligenza nello svolgimento dei compiti assegnatigli dal datore di lavoro [2] e nel collaborare lealmente con l’azienda (cosiddetto dovere di fedeltà) [3].

Proprio quest’ultimo principio viene in rilievo in caso di dichiarazioni offensive od ingiuriose: screditare il datore di lavoro – anche a mezzo di social network – comporta il venir meno della fiducia riposta dall’azienda nel dipendente (essendo palese dimostrazione della scarsa considerazione che il dipendente stesso ha dell’azienda per cui lavora).

Secondo la giurisprudenza, l’atteggiamento “ostile” del lavoratore nei confronti della propria azienda è sintomatico dell’incrinarsi del cosiddetto “vincolo fiduciario” tra datore e dipendente e dunque può legittimare il licenziamento [4].

Quando dunque è giustificato il licenziamento del dipendente che posti su Facebook contenuti offensivi riferibili al datore di lavoro?

Occorre innanzitutto premettere che non tutti i post concernenti l’attività lavorativa sono passibili di ripercussioni disciplinari, ma è necessario distinguere caso per caso.

Al dovere di fedeltà previsto dalla legge come obbligo del lavoratore fa infatti da contrappeso il diritto di opinione [5] ed il divieto per il datore di lavoro di effettuare controlli a distanza circa l’attività del proprio dipendente [6]: ciò che attiene alla vita privata dovrebbe rimanere estraneo al rapporto lavorativo e non avere influenza sullo svolgimento dello stesso.

Deve però tenersi in debita considerazione il fatto che la pubblicazione sulla pagina facebook di contenuti, siano essi commenti, fotografie o altro materiale in formato digitale, non può riferirsi esclusivamente alla “sfera privata” del lavoratore, essendo il suo contenuto infatti potenzialmente visibile dalla cerchia amici, quand’anche non da un pubblico più ampio se il profilo è “pubblico”.

Il post “incriminato” dovrà dunque essere valutato alla luce del suo contenuto e delle modalità con cui è esternato.

Secondo una pronuncia della Corte di Cassazione [7], al fine della valutazione della condotta del lavoratore devono essere utilizzati gli stessi parametri con cui è vagliata la legittimità dell’esercizio del diritto di critica: integra pertanto violazione dell’obbligo di fedeltà, la dichiarazione che non solo sia offensiva nei confronti del datore di lavoro, ma che altresì sia potenzialmente fonte di pregiudizio per lo stesso (ad esempio, rechi un danno all’immagine dell’azienda nei confronti dei clienti). Si badi bene: è sufficiente la potenzialità lesiva, cioè la mera possibilità che la dichiarazione possa recare un danno, non che il danno in effetti si sia prodotto.

Recentemente, il Tribunale di Milano [8] si è pronunciato proprio sulla lesività di alcune affermazione ingiuriose nei confronti della datrice di lavoro pubblicate da un dipendente su Facebook: anche in questo caso, dirimente ai fini di giudicare come legittimo il licenziamento intimato è stata proprio l’idoneità “a determinare una lesione dell’immagine aziendale”.

Una violazione di minore entità del dovere di fedeltà da parte del dipendente può infine condurre comunque al licenziamento se valutata unitamente ad altre inadempienze poste in essere dal lavoratore.

note

[1] Art. 2119 cod. civ.

[2] Art. 2104 cod. civ.

[3] Art. 2015 cod. civ.

[4] Cass. sent. n. 19096/2013 del 09.08.2013; Cass. sent. n. 11806/1997 del 25.11.1997; Cass. sent. n. 5633/2001 del 17.04.2001.

[5] Art. 4 Stat. Lav..

[6] Art. 21 Cost..

[7] Cass. sent. n. 7499/2013 del 26.03.2013.

[8] Trib. Milano, ord. del 1.08.2014.


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