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Lo sai che? Avviso di mora o intimazione ad adempiere di Equitalia: cosa contestare

Lo sai che? Pubblicato il 7 settembre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 7 settembre 2015

L’intimazione a adempiere inviata da Equitalia, anche nota come avviso di mora, deve contenere determinate informazioni previste per legge a pena di nullità; è sempre consigliabile verificare se il contenuto rispetta il modello previsto dal legislatore nonché contestare, in caso di ricorso, la notifica dell’atto su cui la stessa si fonda.

Anche Equitalia, come ogni altro creditore, è tenuta, in determinati casi, a inviare l’intimazione ad adempiere, ma, a differenza di quelle comuni previste dal codice civile (per le quali non vi sono vincoli di forma), quella dell’Agente della riscossione deve essere redatta secondo un modello specificatamente approvato con decreto del Ministro delle Finanze [1]. Il nuovo modello di avviso di intimazione è stato approvato con recente provvedimento dell’Agenzia delle Entrate [2].

 

Dati obbligatori previsti per legge

L’avviso, conosciuto in gergo anche come “avviso di mora”, deve contenere [3] “l’intimazione ad adempiere l’obbligo risultante dal ruolo entro cinque giorni” ed indicare [4]:

– l’ufficio presso il quale è possibile ottenere informazioni in merito all’atto notificato;

– l’organo amministrativo presso cui è possibile sollecitare un riesame nel merito della pretesa;

– l’organo giurisdizionale cui proporre il ricorso;

– l’indicazione del responsabile del procedimento.

L’omessa indicazione del responsabile del procedimento comporta l’invalidità del provvedimento, trattandosi di un obbligo normativo [4] previsto per tutti gli atti impositivi in generale.

 

Sottoscrizione dell’intimazione ad adempiere

Parte della giurisprudenza ha stabilito, assimilando l’avviso di mora all’atto di precetto, che anche l’intimazione ad adempiere debba essere sottoscritta dal funzionario competente, così come dispone l’art. 125 c.p.c. [5].

 

Motivazione

Tutti gli atti tributari devono, a pena di nullità, essere motivati in relazione ai presupposti di fatto e di diritto che li hanno determinati. In tal senso l’avviso di mora non deve contenere una parte motivata particolarmente corposa, poiché trattasi di provvedimento che riproduce gli atti su cui si fonda (cosiddetti atti presupposti).

È tuttavia necessario che il contribuente sia almeno messo nelle condizioni di comprendere:

– per quale credito si procede;

– la cartella di pagamento o l’avviso di accertamento che ha comportato la notifica dell’intimazione ad adempiere.

Alcuni giudici [6] hanno affermato che è privo di motivazione l’avviso che cita la cartella di pagamento con semplici dati numerici, senza riprodurne il contenuto e che si limita ad evidenziare il codice tributo, l’anno di riferimento e altri minimi dati di significato difficilmente comprensibile al contribuente.

 

Omessa notifica dell’atto presupposto

Il procedimento di imposizione prevede obbligatoriamente il rispetto di una sequenza caratterizzata dalla notifica cronologica di tutta una serie di atti previsti per legge: l’avviso di mora, ad esempio, deve, a pena di nullità, essere preceduto dalla regolare notifica della cartella di pagamento, o dell’avviso di accertamento nel caso degli accertamenti esecutivi. L’omessa notifica di un atto presupposto comporta la nullità della pretesa fiscale contenuta nell’atto successivo. Secondo i giudici di Cassazione, infatti, l’atto successivo è di per sé nullo se non preceduto dalla notifica dell’atto presupposto [7].

In altra sentenza la Cassazione [8] ha espressamente stabilito che il principio vale anche nell’ipotesi di irrituale notifica dell’atto “presupposto”. In questi casi il contribuente può:

– chiedere l’annullamento dell’avviso di mora sulla sola base dell’omessa previa notifica della cartella di pagamento/avviso di accertamento;

– impugnare, cumulativamente all’avviso di mora, anche l’atto presupposto non notificato.

Il contribuente ha sempre interesse a eccepire la nullità dell’intimazione ad adempiere sulla base della mancata previa notifica dell’atto “presupposto”, poiché in tal caso spetterà all’agente di riscossione o all’Agenzia delle Entrate fornire in modo rigoroso la prova della notifica.

note

[1] D. M. del 28.6.99.

[2] Prov. Agenzia delle Entrate n. 22585 del 17.2.2015.

[3] Art. 50, comma 2 del D.P.R. 602/73.

[4] Art. 7 della Legge 212/2000.

[5] CTP Cosenza sent. n. 257 del 6.4.2009.

[6] CTR Roma sent. n. 93 del 5.7.2007.

[7] Cass. S.U. sent. n. 16412 del 25.7.2007.

[8] Cass. S.U. sent. n. 5791 del 4.3.2008.

Autore immagine: 123rf com


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