Donna e famiglia Molestie del dirigente: responsabile sempre l’azienda

Donna e famiglia Pubblicato il 7 settembre 2015

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Atteggiamenti discriminatori contro il lavoratore anche quelli a sfondo sessuale: legittimo fare causa all’azienda per le vessazioni del manager anche se il datore non ne è stato mai messo al corrente.

Può fare causa all’azienda la/il dipendente oggetto di molestie sessuali da parte del dirigente, anch’egli assunto presso la stessa azienda, ma con un grado gerarchico superiore, il quale faccia leva proprio sulla sua posizione apicale per perpetrare comportamenti ostili e disdicevoli. La legge [1], infatti, considera come “discriminatori” anche le molestie, ossia quei comportamenti indesiderati, posti in essere per ragioni connesse al sesso, aventi lo scopo o l’effetto di violare la dignità di una lavoratrice o di un lavoratore e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante o offensivo, sia che si tratti di condotte espresse in forma fisica (si pensi ai toccamenti), verbale (per esempio gli apprezzamenti) o non verbale.

Lo ha chiarito la Corte di Appello di Milano in una recente sentenza [2].

Secondo quanto giustamente precisato dal collegio dei giudici, per gli illeciti del manager risponde ugualmente l’azienda, anche se il dipendente, vittima delle molestie, non ne ha mai informato il datore di lavoro e, anzi, ha preferito fargli direttamente causa alla scadenza del contratto di lavoro. E questo perché il datore ha comunque l’obbligo di tutelare l’integrità psicofisica del dipendente [3]. Il fatto, poi, che a compiere gli illeciti sia un dirigente fa sì che la causa del danno sia proprio la posizione ricoperta da quest’ultimo, posizione che gli consente di reiterare nel tempo gli atteggiamenti discriminatori, nella convinzione che la lavoratrice (o il lavoratore) rimanga sua vittima senza nulla da obiettare. Ciò giustifica il collegamento funzionale tra il danno e il luogo di lavoro e, di conseguenza, la responsabilità da parte dell’azienda.

Scatta allora la condanna dell’azienda al risarcimento dei danni non patrimoniali valutati in via equitativa e in rapporto alla durata del contratto di lavoro.

note

[1] D.lgs. n. 198/2006.

[2] C. App. Milano, sent. n. 455/15.

[3] Art. 2087 cod. civ. e 2049 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


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