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Assegno di mantenimento a vita o ridotto con l’età avanzata?

8 settembre 2015


Assegno di mantenimento a vita o ridotto con l’età avanzata?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 settembre 2015



Separazione e divorzi: i sopraggiunti limiti di età non sono di per sé indice di un peggioramento delle condizioni economiche del coniuge onerato, salvo prova di spese per malattia o riduzione della capacità lavorativa.

L’assegno di mantenimento da versare all’ex coniuge non può essere ridotto dal giudice solo per via dell’aumento dell’età del coniuge obbligato: il semplice fatto dell’avanzamento degli anni e dei capelli bianchi non giustifica una revisione delle condizioni economiche di separazione o divorzio. A poter motivare una eventuale riduzione dell’assegno di mantenimento sono solo delle comprovate condizioni di salute dell’onerato che gli impongono di ridurre il carico di lavoro (con conseguente abbassamento del reddito) o le spese mediche e sanitarie che ne comprimono il tenore di vita.

A ricordare questi principi è la Cassazione che, con una recente ordinanza [1], ha di fatto condannato ogni soggetto che versa il mantenimento a un obbligo che, sostanzialmente, è “a vita”.

L’età avanzata non è di per sé indice di peggioramento delle condizioni economiche per l’onerato, chiarisce la Suprema Corte. È del tutto irrilevante anche l’intervenuto pensionamento e l’impossibilità di svolgere lavoretti extra: servono prove sulla contrazione dei redditi. Quando, però, la pensione è di entità nettamente inferiore al reddito percepito da lavoratore, è bene che il coniuge onerato al versamento del mantenimento proponga un giudizio per la revisione delle condizioni di separazione o divorzio.

La conseguenza è anche in termini di mantenimento dei figli: il genitore in questione rimane vincolato a provvedere al mantenimento della prole fino a quando questa raggiunga l’indipendenza economica.

La Corte poi ricorda che la durata del matrimonio è un criterio per determinare la misura dell’assegno di mantenimento, a seguito cioè della separazione (per cui, tanto è stato breve il matrimonio, tanto è basso il mantenimento), ma non rileva più come criterio per stabilire l’assegno divorzile: la durata del matrimonio – si legge nel provvedimento in questione – non rappresenta elemento deducibile nel procedimento di divorzio.

note

[1] Cass. ord. n. 17808 del 8.09.2015.

Autore immagine: 123rf com


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