Pignoramento presso terzi: se il terzo non fa la dichiarazione

9 settembre 2015


Pignoramento presso terzi: se il terzo non fa la dichiarazione

> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 settembre 2015



Mancata dichiarazione o comparizione del terzo all’udienza del pignoramento: le conseguenze dopo l’approvazione del Dl 83/2015 convertito con l. n. 132/2015.

La recente riforma del processo civile ha modificato (tra le altre cose) il pignoramento presso terzi e, in particolare, le conseguenze per il caso di mancata dichiarazione del terzo pignorato circa le somme da questi dovute al debitore principale. Ma facciamo un passo indietro per spiegare, a chi non è addetto alla materia, di cosa si tratta.

Quando il creditore intende pignorare lo stipendio del debitore, il suo conto in banca (secondo i nuovi limiti di pignoramento, anch’essi introdotti dall’ultima riforma) o qualsiasi altro credito da questi vantato nei confronti di un terzo, notifica al terzo stesso (che, proprio per questo, viene detto “debitore del debitore”) e al debitore (ma, a sua volta, creditore di quest’ultimo) l’atto di pignoramento.

Il terzo pignorato dovrà inviare una raccomandata o una email certificata (PEC) al creditore con cui comunica di quali cose o somme è debitore nei confronti del vero soggetto passivo del pignoramento (il debitore “principale”) e quando ne deve eseguire il pagamento.

Se però il terzo non effettua tale dichiarazione, il creditore, all’udienza fissata per l’assegnazione delle somme eventualmente pignorate, dichiara al giudice tale circostanza e quest’ultimo fissa un’udienza successiva che viene notificata al terzo (almeno 10 giorni prima della nuova udienza).

Ebbene, con la recente modifica [2], a partire dal 21 agosto 2015, se il terzo non compare alla nuova udienza o, comparendo, rifiuta di fare la dichiarazione, il credito pignorato o il possesso del bene di appartenenza del debitore, nei termini indicati dal creditore, si considera non contestato ai fini del procedimento in corso e dell’esecuzione fondata sul provvedimento di assegnazione, sempre che i documenti depositati dal creditore consentano di identificare il credito o i beni di appartenenza del debitore in possesso del terzo.

In questo modo, il giudice può provvedere direttamente all’assegnazione delle somme o alla vendita del bene.

Contro l’ordinanza di assegnazione è possibile proporre opposizione agli atti esecutivi [3].

note

[1] Dl. 83/2015 conv. in legge n. 132/2015.

[2] Art. 548 cod. proc. civ. introd. dall’art. 13 co. 1 lett. m-bis DL 83/2015 conv. in L. 132/2015.

[3] Anche ai sensi dell’art. 617 c. 2 cod. proc. civ. (e non più solo dell’art. 617 c. 1 cod. proc. civ.).

 

Autore immagine: 123rf com


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