Pensioni: in attesa della riforma, stangata sulle donne

9 Settembre 2015 | Autore:
Pensioni: in attesa della riforma, stangata sulle donne

In attesa di trovare una soluzione sulla flessibilità in uscita, per le donne aumenta l’età per andare in pensione con un balzo in avanti di quasi due anni

Mentre si discute sulla flessibilità in uscita dal lavoro e si cercano le necessarie coperture finanziarie, appare oramai certa la stretta sull’età pensionistica sulle donne.

Nel 2016 per le lavoratrici del settore privato è previsto un aumento dell’età di vecchiaia – attraverso il calcolo dello scalino e aspettativa di vita – di un anno e 10 mesi.

Dunque l’uscita dal lavoro viene fissata a 65 anni e 7 mesi, contro i 63,9 di quest’anno.

Un record europeo, salvo futuri interventi correttivi sulla legge Fornero [1]. Lo dice la Commissione europea, nell’indagine “The 2015 Ageing report”: tra il 2014 e il 2020 l’età pensionistica delle donne sarà superiore di due anni rispetto alla media dell’Unione. Nell’intervallo tra 2013 e 2020, l’età di uscita crescerà di quattro anni. Per gli uomini va un po’ meglio, l’età richiesta passerà a 65,9. Tre anni in più, quota che rappresenta anche per loro un primato continentale.

Se non ci saranno correzioni in corso, l’Italia entra nel club dei Paesi con il sistema previdenziale più austero, soprattutto grazie al giro di vite sulle pensioni anticipate: dal 2016 si smetterà di lavorare, prima dell’età di vecchiaia, solo a fronte di 42 anni e 10 mesi di contributi se uomini e 41 anni e 10 mesi se donne.

Austerità in salsa previdenziale che potrebbe essere addolcita se prendessero corpo le ipotesi di riforma su cui sta lavorando il governo. Soluzioni che, in ogni caso, a fronte di un’uscita anticipata dal lavoro, presentano un costo a carico del lavoratore.

Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, esclude che l’eventuale flessibilità sia subordinata a un taglio drastico del 30% dell’assegno oppure a un ricalcolo con il metodo contributivo (fortemente penalizzante rispetto a quello retributivo), ma prevede in ogni caso una riduzione equa. Termine su cui si possono elaborare e trarre diverse conclusioni.

E’ chiaro che per le forze politiche e i tecnici, tra la volontà di elaborare un sistema previdenziale meno rigoroso, si pone l’ostacolo del reperimento delle risorse finanziarie. Problema non da poco che per ora – con tutta probabilità – non sarà risolto nella legge di stabilità.


note

[1] D.L. n. 201/2011, convertito dalla legge n. 214/2011


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