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Lo sai che? Quali sanzioni per chi non versa il mantenimento a moglie e figli?

Lo sai che? Pubblicato il 9 settembre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 9 settembre 2015

Separazione e divorzio: la pena del carcere e della multa sono alternative e non congiunte per chi non versa l’assegno di mantenimento alla moglie o ai figli.

Cassazione: chi non versa il mantenimento all’ex coniuge, per come imposto dal giudice, e/o ai figli minori o non ancora autosufficienti è condannato alternativamente a una delle due seguenti pene:

– la reclusione fino a un anno

– la multa da 103 a 1032 euro.

Ma attenzione: le due sanzioni sono alternative. Per cui il giudice o applica l’una o applica l’altra. E ciò non vale solo nel caso di chi:

abbandona il domicilio domestico senza giustificato motivo (il “giustificato motivo” potrebbe consistere in un pericolo per la propria persona o nell’aver depositato la domanda di separazione o di annullamento o di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimoni);

– pone una condotta contraria all’ordine o alla morale delle famiglie (secondo la giurisprudenza il riferimento è ai casi di incesto che non hanno causato pubblico scandalo, il concubinato, l’adulterio, e cioè quei fatti che, seppure immorali, non costituiscono reato);

– si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla responsabilità genitoriale o alla qualità di coniuge (per esempio non si prenda cura del marito invalido o non contribuisca alle spese della famiglia) [1];

ma anche nel caso di chi:

– non versa il mantenimento stabilito dal giudice, nella causa di separazione o divorzio, per il figlio (collocato presso l’altro coniuge).

Infatti, secondo la sentenza di ieri della Cassazione [2], le due sanzioni non sono cumulabili perché la legge sull’affido condiviso [3] richiama, in tema di condanne penali, la legge sul divorzio [1].

Questo principio, del resto, già dal 2013 era stato già affermato dalle Sezioni Unite [4]. In quella sede la Suprema Corte aveva chiarito che è da escludersi la pena della reclusione congiunta con la multa per l’ex coniuge che omette di versare l’assegno di divorzio se il beneficiario non versa in stato di bisogno. Quando, infatti, manca questa circostanza si applica solo la norma che prevede la reclusione come sanzione alternativa alla multa [5].

Le dette pene si applicano invece congiuntamente a chi:

– malversa (cioè si appropria di beni dell’altro coniuge);

dilapida i beni del figlio minore o del coniuge;

– fa mancare i mezzi di sussistenza (concetto diverso rispetto agli alimenti: è richiesto dalla norma che il beneficiario versi in uno stato di bisogno per cui non possiede il necessario per vivere) ai figli minori, oppure inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge.

Dunque, dall’esame di queste previsioni contenute nel codice penale [1] si può sinteticamente comprendere che:

– chi non versa il mantenimento (alla moglie o ai figli) è sanzionato alternativamente o con la reclusione o con la sanzione economica;

– ma se moglie e figli versano in stato di bisogno, e quindi vengono a mancare i mezzi di sussistenza per via del mancato versamento del mantenimento, allora le due pene (carcere e multa) si applicano congiuntamente.

La sanzione più leggera infatti vale per l’ex coniuge tenuto al mantenimento che non versa l’assegno di divorzio, sottraendosi agli “obblighi di assistenza” del coniuge e prescinde dallo stato di bisogno.

Ben diversa è invece la situazione disciplinata di chi fa mancare i mezzi di sussistenza ai figli o al coniuge. In questa circostanza, infatti, la condotta sanzionata presuppone uno stato di bisogno del beneficiario. E allora è giustificato il cumulo delle due pene.

Se può apparire ingiusto questo sconto di pena in favore di chi semplicemente non versa l’assegno si fa notare che, diversamente, si finirebbe per parificare la mancata prestazione dei mezzi di sussistenza al mero omesso pagamento dell’assegno di mantenimento o di divorzio (ed ora anche dell’assegno disposto in favore di figli in casi di separazione dei coniugi), dando luogo a identico trattamento sanzionatorio per condotte del tutto differenti e di diversa gravità.

Come evitare la condanna
Nella sentenza di ieri la Suprema Corte chiarisce, inoltre, che, per assolvere l’imputato è necessario dimostrare l’impossibilità di versare l’assegno per assoluta indigenza economica, situazione della quale bisogna dare una precisa prova e non ancorarsi al semplice fatto di essere senza lavoro o licenziati (bisognerebbe dimostrare, al contrario, di aver cercato altre fonti di reddito, di essere inabili al lavoro, di avere una condizione di salute estremamente precaria, ecc.: tutte condizioni che impediscono oggettivamente il procurarsi nuovi redditi).

note

[1] Art. 570 cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 36265/15 dell’8.09.2015.

[3] Art. 12 sexies della legge 898/70

[4] Cass. S.U. sent. n. 23866/2013.

[5] Art. 570, comma 1, cod. pen.

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. Il matrimonio non è altro che un contratto fraudolento. In questa pagina avete fatto bene a descrivere per bene lo Stato criminale italiano che ha trasformato il padre/marito da capofamiglia a semplice bancomat ATM.
    Una vergogna assoluta, senza alcuna scusa.

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