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Maturità 2016: hackerati i server INVALSI, la Polizia blocca 4 studenti

23 giugno 2016


Maturità 2016: hackerati i server INVALSI, la Polizia blocca 4 studenti

> Business Pubblicato il 23 giugno 2016



Denunciati dalla Polizia di Stato quattro giovani hackers che hanno provato a violare i server dell’INALSI per prelevare dati segreti.

Non c’è anno che non si moltiplichino le ipotesi più o meno attendibili relative alle tracce previste per gli esami di stato. C’è chi, per avere notizie “certe” ha provato a violare direttamente una delle fonti ufficiali del sistema d’istruzione nazionale: i server INVALSI.

L’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema educativo di Istruzione e Formazione detiene difatti dati sensibili relativamente al sistema nazionale di valutazione, i giovani pensavano dunque di potere accedere – probabilmente – a dati utili in vista delle scadenze relative agli esami di stato 2016.

Hacker Invalsi: attacco bloccato

Oggi la Polizia postale rende noto sulla sua pagina Facebook di aver bloccato l’attacco e di essere intervenuta direttamente contro dei quattro giovani hackers residenti nelle provincie di Venezia, Torino, Firenze e Matera. I giovani sono stati denunciati per accesso abusivo a sistema informatico di pubblico interesse, al termine dell’anno scolastico 2015-16, si erano resi responsabili di un attacco informatico del tipo “SQL injection” ai danni del sito web www.invalsi.it.

Secondo quanto affermato dalla Polizia “L’obiettivo era quello di acquisire il controllo del sito e, di conseguenza, di impossessarsi illecitamente dei dati contenuti nei database della società, sfruttando le vulnerabilità tecniche degli stessi“.

Come hanno hackerato l’INVALSI?

Secondo quanto riportato dalle Forze dell’Ordine nel loro comunicato, l’hackeraggio sarebbe stato portato a termine grazie ad un file eseguibile di tipo “backdoor” che, usato da remoto, aveva consentito ai giovani di accedere al sistema informatico ed alle informazioni in esso contenute. Uno stratagemma insomma piuttosto banale da un punto di vista informatico, ma che aveva permesso

La Polizia dopo avere isolato gli IP ha proceduto a individuare gli autori della violazione, che sono stati in questi giorni sottoposti ad una perquisizione presso i propri domicili e al sequestro di tutti i dispositivi utilizzati per porre in essere la violazione.

L’operazione è stata coordinata dal Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche – C.N.A.I.P.I.C. del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, con il supporto dei Compartimenti di Venezia, Torino, Firenze e Matera.

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