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Dopo la revoca dell’amministratore di condominio chi decide?

10 settembre 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 settembre 2015



Nel caso in cui l’amministratore di condominio sia stato revocato da parte dell’Assemblea è possibile un periodo di attività in regime di prorogatio in attesa della scelta di un nuovo amministratore?

La riforma del condominio [1] ha apportato profonde innovazioni in tema di responsabilità dell’amministratore individuando alcune fattispecie di revoca per “giusta causa”, quali:

– l’omessa convocazione dell’assemblea per l’approvazione del rendiconto condominiale, il ripetuto rifiuto di convocare l’assemblea per la revoca e per la nomina del nuovo amministratore o negli altri casi previsti dalla legge;

– la mancata esecuzione di provvedimenti giudiziari e amministrativi, nonché di deliberazioni dell’assemblea;

– la mancata apertura ed utilizzazione del conto corrente postale o bancario, intestato al condominio;

– la gestione secondo modalità che possono generare possibilità di confusione tra il patrimonio del condominio e il patrimonio personale dell’amministratore o di altri condomini;

– l’aver acconsentito, per un credito insoddisfatto, alla cancellazione delle formalità eseguite nei registri immobiliari a tutela dei diritti del condominio;

– qualora sia stata promossa azione giudiziaria per la riscossione delle somme dovute al condominio, l’aver omesso di curare diligentemente l’azione e la conseguente esecuzione coattiva;

– l’inottemperanza ai seguenti obblighi relativi al registro dell’anagrafe condominiale, registri dei verbali delle assemblee, di nomina e revoca dell’amministratore, nonché di contabilità, comunicazione al condomino che ne faccia richiesta dello stato dei pagamenti degli oneri condominiali e delle eventuali liti in corso;

– l’omessa, incompleta o inesatta comunicazione dei dati (anagrafici, professionali, etc.) da farsi al momento dell’accettazione della nomina e ad ogni rinnovo dell’incarico.

Deliberata la revoca dell’amministratore da parte dell’Assemblea condominiale per sfiducia connessa ad uno dei citati motivi (l’elenco non è esaustivo), l’amministratore stesso non ha più alcun titolo per continuare il suo mandato in quanto, con la votazione, l’assemblea formalizza la decisione di non voler più consentire che si occupi della gestione dei conti comuni. Di conseguenza non può esistere alcun regime di “prorogatio” perché sarebbe contrario alla volontà dell’assemblea. Nel caso in cui contestualmente non venga nominato un nuovo amministratore il problema è dell’assemblea e non del vecchio amministratore che con la votazione risulta comunque destituito di ogni potere.

Diverso invece è il caso in cui la votazione riguardi non la sfiducia, ma la conferma dell’amministratore e non venga contestualmente proposto alcun sostituto. In questo caso, infatti, anche se la conferma viene votata con una maggioranza inferiore a quella richiesta, non essendoci nessuna proposta si sostituzione, l’amministratore ha il dovere di continuare ad operare in regime di prorogatio in quanto la maggioranza dei proprietari, seppur inferiore a quella di legge, si è espressa a suo favore. I condomini contrari dovrebbero in questo caso impugnare la delibera.

note

 

[1] L. 11/12/2012 n. 220, pubblicata in G.U. 17 dicembre 2012.

Autore immagine: 123rf com


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