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Banche in crisi, pagano i soci e i correntisti

10 settembre 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 settembre 2015



Gli istituti di credito potranno chiedere un contributo ai propri azionisti e obbligazionisti, se non basta si passa al prelievo sui conti correnti

E’ previsto per oggi il via libera al provvedimento che attua la delega ricevuta dal Parlamento per recepire la direttiva conosciuta come Brrd (Bank recovery and resolution directive) [1].
Il pacchetto di norme prevede che, in caso di difficoltà di un istituto di credito, non ci sarà più l’intervento dello Stato con i soldi dei contribuenti, ma quello di chi ha scelto la banca per investire o depositare i propri soldi.

Il cambiamento è sostanziale. Nel caso di crisi di liquidità è imposto un contributo agli azionisti e agli obbligazionisti. Se questa mossa risulta insufficiente diventa possibile procedere al prelievo forzoso sui conti correnti. Seppure siano previste alcune eccezioni.
L’aiuto verrà chiesto unicamente a quelli con più di 100mila euro nel conto e unicamente per la parte eccedente tale limite. Sono escluse le passività garantite, le disponibilità detenute dalla banca per conto del cliente (il contenuto della cassetta di sicurezza o i titoli depositati in un conto apposito) o i crediti da lavoro o dei fornitori.

Il nuovo regime entra in vigore solo quando la banca si trova a un passo dalla bancarotta e solo nel caso in cui l’azzeramento del capitale non sia sufficiente a coprire le perdite e non si intenda aprire una procedura di liquidazione.

Prima di applicare questo meccanismo di prelievo forzoso – chiamato di bail in -, la Banca d’Italia può scegliere diverse soluzioni: può vendere a un privato una parte delle attività dell’istituto in crisi, trasferire temporaneamente le attività e le passività a una “bridge bank” per tenere in vita le funzioni più importanti, oppure cedere le attività deteriorate a una “bad bank” per liquidarle.

La logica della direttiva europea è quella di responsabilizzare i cittadini nella scelta dell’istituto. La minaccia del prelievo forzoso dovrebbe indirizzarli verso le banche più solide piuttosto che verso quelle in grado di offrire rendimenti migliori. Peccato che non si facciano i conti con un analfabetismo finanziario piuttosto diffuso nel nostro Paese. Non solo, anche per i cittadini più preparati l’accesso alle informazioni sullo stato di salute di un istituto di credito non è tra i più semplici.

note

[1] Direttiva 2014/59/UE


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2 Commenti

  1. ma quale analfabetismo finanziario? quale oculatezza nella scleta delle banche migliori? la verità è che nessuno mette al riparo i cittadini dai banchieri disonesti,furbi e criminali che rubano, sottraggono, distraggono fondi dalla banca e poi ……. la banca effettua il prelievo forzoso con la benedizione dell’europa e dei governi al servizio dei poteri forti appunto. A proposito il MPS ha restituito allo stato i 4,5 mld ricevuti dal banchiere MONTI? Al rogo…..

  2. ma quando le banche conseguono utili, li ripartiscono anche con i loro correntisti?
    le passività si scaricano su tutti ,mentre le attività devono andare a beneficio solo di alcuni,
    il rischio di impresa è un concetto ormai sconosciuto. E’ UNA VERGOGNA. AL ROGO ANCORA UNA VOLTA….

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