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Lo sai che? No interdizione per chi non sa gestire i propri soldi e il patrimonio

Lo sai che? Pubblicato il 11 settembre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 11 settembre 2015

Il lieve ritardo mentale non giustifica il procedimento di interdizione, anche se ciò comporta la difficoltà a gestire il patrimonio economico ottenuto in eredità.

Non è sufficiente un lieve ritardo mentale per chiedere l’interdizione di una persona: e ciò anche se, tra le sue mani, sia finito un consistente patrimonio mobiliare e immobiliare, frutto di una eredità. Lo ha chiarito poche ore fa la Cassazione [1].

Per la gestione di una rilevante eredità, è possibile piuttosto chiedere l’amministrazione di sostegno, con un amministratore nominato dal tribunale che suggerisca il soggetto e ne curi gli interessi solo in quelle situazioni particolarmente complesse.

In questi casi, a fondare la decisione del giudice di rigettare la richiesta di interdizione è la valutazione delle capacità del soggetto interessato di provvedere, in forma sufficiente, alle proprie quotidiane e ordinarie esigenze di vita: valutazione che viene effettuata da un consulente tecnico nominato dal tribunale (cosiddetto C.T.U.). Per esempio, nella vicenda che ha originato la sentenza in commento l’interessato – una donna di quarant’anni – era apparso persona capace di gestire una regolare vita personale, con un percorso di studi portato a termine, un lavoro di impiegato in un ufficio e una stabile convivenza con un partner. Situazioni di questo tipo non possono portare a ritenere di essere innanzi a una situazione di incapacità di intendere e di volere. Il lieve ritardo mentale, come potrebbe essere un disturbo della personalità, potrebbe comportare solo l’incapacità di gestire un patrimonio rilevante, ma non incide sulla capacità di gestire modesti importi di denaro o di svolgere le normali attività quotidiane (in quest’ultimo caso, allora, l’interdizione – che è misura certamente più penetrante – sarebbe stata giustificata). Ecco perché, tutt’al più, per venire incontro alle specifiche esigenze che solo in relazione alla gestione della grossa eredità può essere nominato un amministratore di sostegnoad hoc”. Quindi, tra le tre forme di tutela dell’incapace previste dalla legge (interdizione, inabilitazione e amministrazione di sostegno) viene preferita proprio la più lieve.

Del resto, sottolinea la Suprema Corte, l’amministrazione di sostegno è uno strumento elastico, modellato a misure delle esigenze del caso concreto e diversificato dall’interdizione sotto il profilo funzionale. Al contrario si fa ricorso all’interdizione tutte le volte in cui vi sia l’esigenza di gestire un’attività di una certa complessità, o nei casi in cui occorra impedire al soggetto di compiere atti per sé pregiudizievoli, anche in considerazione della vita di relazione dallo stesso intrattenuta.

note

[1] Cass. sent. n. 17962/15 dell’11.09.2015.

Autore immagine 123rf com


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