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Lo sai che? Il procacciatore d’affari occasionale deve aprire partita Iva?

Lo sai che? Pubblicato il 12 settembre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 12 settembre 2015

Sono segnalatore, o meglio procacciatore d’affari , per un’agenzia immobiliare, non ho alcun vincolo ed avrò diritto al compenso solo all’eventuale conclusione di un affare. Devo aprire la partita Iva e iscrivermi all’Inps?

 

Innanzitutto, è necessario un breve punto della situazione, riguardo alla disciplina del contratto di procacciamento d’affari occasionale.

Esso rientra nella fattispecie dei contratti atipici, anche se si tratta di una figura commerciale molto diffusa, specie nel campo immobiliare: i contratti atipici, o innominati, sono quelli non direttamente regolamentati dal Codice Civile .

Il procacciatore d’affari

Il procacciatore d’affari , comunemente noto come segnalatore, è individuato e definito dalla Giurisprudenza come ‘‘colui che raccoglie le ordinazioni dei clienti, trasmettendole alla ditta da cui ha ricevuto l’incarico di procacciare tali commissioni, senza vincolo di stabilità e in via del tutto occasionale’’ ( in merito si possono citare diverse sentenze [1]).

In pratica, l’opera del procacciatore è finalizzata a promuovere la conclusione di affari, che l’azienda proponente è libera o meno di accettare: non è previsto il riconoscimento di un’esclusiva, né un compenso fisso o predeterminato, né la comunicazione, da parte della ditta, dell’accettazione o del rifiuto di un affare.

Assenza di vincoli

Così come il proponente non ha vincoli particolari, parallelamente non è gravato da vincoli nemmeno il procacciatore: difatti, non è tenuto ad effettuare l’incarico in base a modalità o istruzioni impartite dalla ditta, né a report periodici, orari o altri vincoli, di qualsiasi genere.

Differenze con agenzia, mandato e mediazione

Il contratto di procacciamento d’affari si differenzia dal contratto di agenzia in virtù della sua occasionalità, dal mandato in quanto gli atti compiuti non vengono automaticamente imputati al proponente, e dalla mediazione in quanto il procacciatore non è imparziale, ma cura gli interessi di una sola parte.

Apertura partita Iva e iscrizione Inps

Il procacciatore d’affari occasionale non ha l’obbligo di apertura della partita Iva, né di iscrizione alla CCIAA o ad Albi ed Elenchi, proprio in virtù dell’occasionalità e della non abitualità della prestazione; eventualmente, sussiste l’obbligo d’iscriversi alla Gestione Separata, se si superano € 5.000 l’anno di compensi.

Lavoro occasionale

Le soglie di 5.000 Euro l’anno di compensi e delle 30 giornate di lavoro, difatti, sono erroneamente considerati come limite del lavoro autonomo occasionale, mentre costituiscono, in realtà, il limite delle collaborazioni occasionali marginali (Mini Co.co.co.). Pertanto, il superamento delle suddette soglie non comporta automaticamente l’obbligo dell’apertura della Partita Iva.

Peraltro, parlare di giornate di lavoro nel caso del procacciatore d’affari sarebbe inesatto, proprio perché non esiste non solo alcun vincolo d’orario, ma nemmeno la possibilità di quantificare in termini di tempo la prestazione.

Ricevuta lavoro autonomo occasionale

Gli eventuali compensi ricevuti non necessitano di fattura, ma di una semplice ricevuta (che subirà la ritenuta d’acconto del 20%, se il proponente è sostituto d’imposta; andrà munita di una marca da bollo da € 2, se l’ammontare supera € 77).

Il contratto

Per quanto concerne il contratto sottoscritto con la ditta proponente, è sufficiente una semplice scrittura privata (da redigersi in bollo): difatti rientra nell’elenco degli atti soggetti a registrazione solo in caso d’uso [2], poichè si tratta di servizi astrattamente soggetti ad Iva. In queste ipotesi, parliamo non di obbligo, ma propriamente di onere fiscale: pertanto, si dovrà procedere a registrazione in caso di conclusione dell’affare, ai fini fiscali (sarebbe un interesse della ditta, per dedurre il compenso; in merito, tuttavia, vi sono teorie discordanti, poiché si ritiene che per la deducibilità basti una ricevuta emessa dal procacciatore). Ciò non vieta, comunque, che la scrittura possa essere ugualmente autenticata o redatta per atto pubblico.

note

[1] Cass. Civ., Sez. Lav., 8.2.1999, n. 1078; Cass. Civ., Sez. III, 9.12.2003, N. 18736; T. Bari, Sez. II, 28.12.2005.

[2] Art.5, Co. 2, D.P.R. 131/1986.

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. Buongiorno in merito alla questione del procacciatore occasionale, la ritenuta d’acconto non dovrebbe essere il 23% su 50% del compenso? Invece lei parla del 20% la ritenuta tipica del lavoro occasionale, per il primo il codice tributo dovrebbe essere 1038 per il secondo 1040. C’è qualcosa che mi sfugge? Grazie

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