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Negoziazione assistita: come fare se si trova l’accordo?

13 settembre 2015


Negoziazione assistita: come fare se si trova l’accordo?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 settembre 2015



Procedimento, materie e controversie per le quali è obbligatoria la negoziazione, termini entro cui agire, come si procede a formalizzare l’accordo raggiunto tra le parti.

La negoziazione assistita, da svolgere obbligatoriamente in determinate controversie prima di poter agire in tribunale (è, infatti, una “condizione processuale” per l’esercizio dell’azione giudiziaria) costituisce un tentativo di trovare un bonario accordo tra le parti prima di instaurare il vero e proprio contenzioso: accordo che non avviene tramite un incontro presso un organismo di mediazione con un mediatore professionista (la mediazione, infatti, è cosa ben diversa), ma si riduce a un semplice tentativo, rivolto alla controparte, con una normale lettera raccomandata o PEC, indirizzatale dall’avvocato di chi inizia la lite (v. dopo).

1 | MATERIE

 

Materie per le quali vige la negoziazione assistita obbligatoria

La negoziazione assistita obbligatoria, da esperire cioè necessariamente prima di iniziare la causa, deve avvenire tutte le volte in cui:

1- si intende proporre domanda per ottenere il pagamento di somme fino a 50.000 euro a qualsiasi titolo, ma solo alle seguenti condizioni:

– non si deve trattare di un caso di risarcimento danni derivante dalla circolazione di veicoli e natanti

– non si deve rientrare in un caso oggetto di mediazione obbligatoria;

2- controversie in materia di contratti di trasporto e subtrasporto (fatta eccezione per l’azione diretta promossa dal vettore in caso di autotrasporto di cose per conto terzi);

3- controversie in materia di risarcimento danni derivante dalla circolazione di veicoli e natanti (il classico caso, per esempio, dell’RC auto).

Materie per le quali la negoziazione assistita è facoltativa

La negoziazione assistita può essere liberamente eseguita dalle parti (con tutte gli effetti che l’accordo avrà – v. dopo) nelle seguenti controversie:

1- controversie relative ad obbligazioni contrattuali derivanti da contratti conclusi tra professionisti e consumatori;

2- controversie in cui la parte può stare in giudizio personalmente;

3- accordi tra coniugi in materia di separazione personale, cessazione degli effetti civili del matrimonio e scioglimento del matrimonio (divorzio), modificazione delle condizioni di separazione o divorzio (anche in presenza di figli minorenni o maggiorenni incapaci, portatori di handicap grave o economicamente non autosufficienti).

Materie per le quali è sempre esclusa la negoziazione assistita controversie

All’eventuale accordo raggiunto tra le parti non si può dare il valore di quello tipico della negoziazione assistita nei seguenti casi:

1 – controversi individuali di lavoro;

2- procedimenti per ingiunzione (decreti ingiuntivi), inclusa l’opposizione;

3- consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite [1];

4- opposizione o incidentali di cognizione relativi all’esecuzione forzata;

5- procedimenti in camera di consiglio;

6- azione civile esercitata in sede penale (cosiddetta costituzione di parte civile).

2 | PROCEDIMENTO

Ecco, in sintesi, il procedimento secondo cui deve svolgersi la negoziazione assistita. Eventuali diversità faranno assumere all’accordo il valore di una normale transazione tra le parti, valida come un normale contratto civilistico.

L’invito alla convenzione di negoziazione

1- L’avvocato di chi vuole iniziare una lite invia all’altra parte un invito a trovare un accordo (cosiddetta “convenzione di negoziazione”) tramite raccomandata a.r. o PEC (sebbene la legge non prescriva l’obbligo di forma, è sempre meglio un mezzo che sia in grado di certificare la sua avvenuta ricezione da parte del destinatario).

L’invito deve contenere:

– l’indicazione dell’oggetto della controversia;

– la fissazione per la controparte di un termine di 30 giorni dalla ricezione dell’invito per aderire o meno e che la mancata risposta nel termine equivale all’espresso rifiuto di aderire all’invito;

– l’avvertimento che la mancata risposta all’invito entro 30 giorni dalla ricezione o il suo rifiuto può essere valutato dal giudice al fine di decidere sulle spese di giustizia, sulla responsabilità aggravata e sulla concessione della provvisoria esecutorietà;

– la firma autografa della parte, certificata dall’avvocato che formula l’invito.

La mossa della controparte

Entro 30 giorni l’avversario deve dare una risposta, dichiarando se aderisce all’invito o meno. In questo secondo caso, entro i 30 giorni successivi, l’avvocato della parte che ha formulato l’invito deve iniziare la causa.

La mancata risposta si considera diniego.

Se la controparte accetta

Se la controparte accetta l’invito, si apre la fase vera e propria di negoziazione. Le parti, con l’assistenza di uno o di più avvocati devono sottoscrivere la convenzione di negoziazione con la quale si obbligano a cooperare per raggiungere un accordo amichevole della controversia, entro un termine da essi stabilito.

La convenzione è redatta in forma scritta, a pena di nullità e deve contenere:

– il termine che le parti concordano di concedersi per svolgere la procedura (ossia, per negoziare). Il termine non può essere inferiore a un mese né superare i 3 mesi, salvo proroga concordata tra le parti di ulteriori 30 giorni;

– l’oggetto della controversia;

– la sottoscrizione autografa delle parti certificata dagli avvocati che hanno partecipato alla sua conclusione sotto la propria responsabilità professionale.

Se l’accordo non riesce

Il procedimento di negoziazione si potrebbe concludere con un nulla di fatto: in tal caso, non ci sarà un accordo ed, entro i 30 giorni successivi, l’avvocato della parte che ha formulato l’invito deve iniziare la causa.

Gli avvocati devono redigere una dichiarazione di mancato accordo. Tale dichiarazione viene certificata dagli avvocati.

In ogni caso, il procedimento di negoziazione assistita si considera esperito quando è decorso il termine concordato dalle parti per negoziare.

Se l’accordo riesce

L’accordo, che può essere anche parziale (ossia solo su una parte della lite, mentre per la restante si può procedere, entro 30 giorni, in tribunale) ha gli stessi effetti di un contratto e la parte può beneficiare di una detrazione fiscale di 250 euro (misura valida per il 2015, salvo proroghe).

L’accordo va firmato dalle parti e dagli avvocati che le assistono. L’accordo così sottoscritto costituisce:

titolo esecutivo al pari di qualsiasi sentenza: pertanto se la controparte non lo adempie, si può agire tramite l’ufficiale giudiziario con un pignoramento. Prima però del pignoramento è necessario notificare il precetto: in tal caso l’accordo deve essere integralmente trascritto in esso;

– titolo per l’iscrizione di ipoteca giudiziale.

Perché l’accordo abbia tale efficacia è però previsto che gli avvocati debbano certificare l’autografia delle firme e la conformità dell’accordo alle norme imperative e all’ordine pubblico.

Se con l’accordo le parti concludono uno dei contratti o compiono uno degli atti soggetti a trascrizione, il verbale di accordo deve essere autenticato da un pubblico ufficiale (notaio) a ciò autorizzato.

Se l’accordo è sottoscritto dalle parti ma non da tutti gli avvocati è comunque valido come contratto tra di esse: se ad esempio le parti hanno raggiunto una transazione essa vincola le parti a prescindere da ulteriori sottoscrizioni ma non può avere efficacia di titolo esecutivo né può essere titolo per iscrivere ipoteca giudiziale.

Impugnazione dell’accordo

Anche se non espressamente previsto, dal momento che l’accordo ha l’efficacia di un contratto, si ritiene che esso sia impugnabile secondo le regole previste per la impugnazione dei contratti (annullamento in caso di vizi del consenso, nullità o risoluzione).

La legge però precisa che se l’avvocato che ha partecipato alla redazione dell’accordo successivamente lo impugna, commette un illecito deontologico.

Trasmissione dei dati

Gli avvocati che sottoscrivono l’accordo raggiunto dalle parti devono trasmettere una copia dell’accordo stesso al Consiglio dell’ordine del luogo ove l’accordo è stato raggiunto oppure al Consiglio dell’ordine in cui uno degli avvocati è iscritto.

Il Consiglio dell’ordine deve provvedere con cadenza annuale a monitorare le procedure di negoziazione assistita e trasmettere i relativi dati al Ministero della giustizia. Il Ministro della giustizia, a sua volta, trasmette alle Camere, con cadenza annuale, una relazione sullo stato di attuazione delle disposizioni contenente i dati trasmessi dal Consiglio dell’ordine.

note

[1] Art. 696 bis cod. proc. civ.

Autore immagine: 123rf com


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