Diritto e Fisco | Articoli

Negoziazione assistita: il termine entro cui agire dal rifiuto

13 settembre 2015


Negoziazione assistita: il termine entro cui agire dal rifiuto

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 settembre 2015



Deposito della domanda giudiziale: il termine per non dover ricominciare tutto da capo con la negoziazione assistita.

Attenzione ai termini della negoziazione assistita: termini che potrebbero imporre alla parte che inizia la controversia di rifare tutto il procedimento da capo, con negative ripercussioni sulla decadenza o sulla prescrizione del diritto.

La legge non prescrive soltanto un limite di tempo massimo entro cui rispondere all’invito alla negoziazione, ma anche entro cui la parte che abbia ricevuto il diniego dall’avversario possa procedere in giudizio. Vediamo meglio di cosa si tratta.

Chi riceve un invito alla negoziazione assistita ha 30 giorni di tempo, dalla ricezione dell’invito medesimo, per decidere se accettare o meno di sottoscrivere la convenzione di negoziazione assistita.

La risposta dovrà essere esplicita, con una comunicazione spedita alla parte invitante mediante raccomandata a/r o PEC.

Con tale comunicazione la parte potrà dichiarare di non aderire all’invito; in alternativa, la stessa parte – che non voglia trovare l’accordo bonario – potrà lasciare decorrere il termine suddetto, in quanto la mancata risposta nei 30 giorni equivale all’espresso rifiuto di aderire [1]. Il che potrebbe anche essere funzionale alle esigenze del cliente che voglia “guadagnare tempo” per approntare una difesa più approfondita delle proprie ragioni.

Difatti, il procedimento di negoziazione in tali ipotesi si considera esperito con esito negativo [2].

In tal caso entro i 30 giorni successivi la parte invitante deve proporre la domanda giudiziale, ossia notificare la citazione o depositare il ricorso [3]. Tale termine decorre alternativamente dal rifiuto (se espresso) o dalla mancata accettazione nel termine. Questa, almeno, la tesi pubblicata dal noto volume “Memento Procedura Civile” edito da Ipsoa: una tesi che riportiamo proprio perché fuori dal coro rispetto a quelle che, sino ad oggi, è dato leggere sulla nuova norma.

Che succede, dunque, stando a tale interpretazione, se la parte non rispetta detto termine di 30 giorni e inizia il giudizio successivamente alla sua scadenza? Per rispondere bisogna partire dal testo della norma.

La legge [3] stabilisce che, dal momento della comunicazione dell’invito a concludere una convenzione di negoziazione assistita (oppure della sottoscrizione della convenzione) si producono sulla prescrizione gli effetti della domanda giudiziale: ossia il termine di sospende.

Dalla stessa data è impedita, per una sola volta, la decadenza, ma se l’invito è rifiutato o non è accettato entro i 30 giorni, la domanda giudiziale deve essere proposta entro il medesimo termine di decadenza decorrente dal rifiuto, dalla mancata accettazione nel termine oppure dalla dichiarazione di mancato accordo certificata dagli avvocati.

In pratica, al fine di impedire che il tempo necessario allo svolgimento della procedura in questione possa risultare pregiudizievole per la parte il cui diritto sia prossimo alla prescrizione, è stato previsto che già la semplice comunicazione dell’invito (ma ciò vale anche per la sottoscrizione della convenzione) incide sulla prescrizione in quanto produce, con riferimento ad essa, gli stessi effetti della domanda giudiziale. Inoltre, dallo stesso momento è impedita, per una sola volta, la decadenza. Se però l’invito è rifiutato o non è accettato entro 30 giorni dalla ricezione allora la domanda giudiziale deve essere proposta entro il medesimo termine di decadenza decorrente dall’eventuale rifiuto (in ipotesi di espresso rigetto dell’invito) ovvero dalla mancata accettazione dell’invito nel termine (in caso di mancata risposta) ovvero dalla dichiarazione di mancato accordo certificata dagli avvocati (in ipotesi di convenzione conclusa ma con mancato successivo accordo sul merito della controversia).

Ebbene, se la parte “invitante” farà scadere i 30 giorni senza notificare la citazione o depositare il ricorso, bisognerà ripercorrere nuovamente l’iter dell’invito alla negoziazione assistita con conseguente attesa di ulteriori 30 giorni. Con tutte le conseguenze che ciò potrebbe comportare sul decorso dei termini di prescrizione e decadenza dell’azione giudiziaria. Ecco perché sarà consigliabile procedere a notificare il (primo) invito alla negoziazione assistita quando già l’atto processuale è pronto.

note

[1] Artt. 3 co. 2 e 4 c. 1 DL 132/2014.

[2] Art. 3 co. 2 DL 132/2014.

[3] Art. 8 co. 1 DL 132/2014.

Autore immagine 123rf com

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

9 Commenti

  1. Personalmente non concordo con quanto affermato circa l’obbligatorietà di iniziare la causa entro i 30 giorni successivi al diniego o alla mancata risposta. La norma mi pare voglia stabilire che, qualora la legge, relativamente a una determinata e specifica fattispecie concreta, preveda un termine di decadenza per iniziare l’azione giudiziaria, una volta decorso il termine di 30 giorni dal diniego o dalla mancata risposta, la causa deve essere iniziata entro il termine di decadenza eventualmente previsto per quella fattispecie concreta, il quale comincia a decorrere nuovamente con lo scadere dei suddetti 30 giorni. In altri termini, a mio modesto avviso, con l’espressione “termine di decadenza” non si è voluto indicare il termine di 30 giorni dal diniego o dalla mancata risposta, ma il termine di decadenza eventualmente previsto dalla legge relativamente a quella determinata fattispecie concreta. Sarei grato a chiunque volesse esprimere il proprio parere in merito.

  2. Pienamente d’accordo con Alessandro Mortoni. La norma è molto chiara e non capisco come si fa a dire che la domanda dovrebbe essere proposta entro 30 giorni successivi al diniego o alla mancata risposta!!! E’ evidente che il legislatore faccia riferimento al termine di decadenza relativo al tipo di domanda da proporre!

  3. L’autore, commentando l’art. 8 della Legge 162/14, confonde il “termine di decadenza” per proporre la domanda giudiziale (che decorre nuovamente dal rifiuto, dalla scadenza dei 30 gg o dal verbale negativo) col “termine di cui all’art. 4” (termine di 30 gg).
    In ogni caso il titolo dell’articolo 8 è molto chiaro: parla di interruzione (e dunque di nuova decorrenza dell’intero termine) della prescrizione o decadenza originari.

  4. Concordo con i precedenti commenti. L’art. 8 in parola si limita a stabile il principio secondo cui la negoziazione interrompe (una sola volta) il termine decadenziale. Ovviamente, trattandosi di interruzione, il termine ricomincia a decorrere da capo.

  5. si infatti non vedo l’utilità di riproporre l’invito alla mediazione per rientrare nei termini dei 30 giorni per proporre l’azione giudiziaria qualora fossero termini di decadenza

  6. concordo anche io con le osservazioni fatte nei commenti precedenti.
    la decadenza si verifica se è espressamente previsto un termine di decadenza, per la fattispecie concreta. Per fare un esempio, per i sinistri stradali è prevista la prescrizione ma non la decadenza, non essendo stato codificato il termine dei 90 giorni per proporre l’azione, dall’accadimento del sinistro

  7. Intervengo a distanza di tempo sui commenti relativi al termine di avvio dell’azione giudiziale. La tesi relativa al presunto obbligo anche in caso in ordinario termine di prescrizione non può trovare accoglimento e, se tale eccezione fosse sollevata, lo sarebbe a mio avviso in modo non conforme ai canoni della lealtà processuale (art. 88 c.p.c.) proprio dalla parte che non ha aderito alla negoziazione ovvero non l’ha coltivata cooperando secondo buona fede e lealtà. Evidentemente la norma si riferisce solo al termine decadenziale e non può essere interpretata estensivamente. Ho notato con favore che in un successivo commento, risalente al 2016, la Vostra redazione ha provveduto alla rettifica. Ivi chiaramente avete testualmente scritto, con riguardo al termine prescrizionale: “In questo modo, ad esempio, la sottoscrizione della convenzione interrompe il termine biennale di prescrizione per il risarcimento da sinistro stradale e da tale data inizia il decorso di un nuovo termine”.
    Considerate soltanto a quali aggravi dovrebbe sottoporsi la parte, se quando inizia una negoziazione assistita dovesse approntare anche l’atto giudiziario. Verrebbero vanificate le esigenze di economia e celerità, ma anche verrebbe inasprito l’approccio alla controversia, ponendolo unicamente su basi avversariali e giuridiche. In sintesi, si avrebbe compromissione del diritto alla difesa e negazione della ratio dello strumento ADR.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI