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Lo sai che? Come fare il consulente finanziario indipendente?

Lo sai che? Pubblicato il 13 settembre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 13 settembre 2015

Come operare come consulente finanziario: titolo di studio e albo, parcella, fisco, fatture e pagamento delle tasse, assicurazione professionale.

La figura del consulente finanziario indipendente, al momento sprovvista di albo, interessa sempre più persone. Cerchiamo allora di dare alcuni chiarimenti in merito:

– è possibile operare con il solo diploma come titolo di studio, fintantoché non esiste un albo?

– è possibile chiedere come parcella una % dei profitti del cliente?

– come regolarizzo fiscalmente le entrate e le fatture?

– è necessaria per legge un’assicurazione per danni causati a terzi nell’esercizio della professione?

In merito alla figura del consulente finanziario indipendente, ai requisiti per l’iscrizione ed alle modalità operative, è necessaria una breve premessa.

Il consulente finanziario indipendente è un professionista che, sulla base dello studio del mercato esistente, propone le strategie di investimento più adatte alle esigenze del cliente, bilanciando le prospettive di ricavo con la protezione del patrimonio. Il consulente è indipendente perché è privo di qualsiasi legame con banche e altri intermediari finanziari, a differenza del promotore finanziario: può essere esclusivamente remunerato dal cliente (fee only), e non effettua direttamente le operazioni d’investimento, che vengono poste in atto direttamente dal cliente in base a quanto consigliato dal professionista stesso.

Il consulente finanziario indipendente appare nella normativa italiana in maniera esplicita, per la prima volta, col recepimento della Direttiva Europea MiFID [1], avvenuto nel novembre 2007. In precedenza, l’unico riferimento legislativo alla figura poteva essere individuato, in maniera generica, nel lavoro autonomo-contratto d’opera [2].

Il recepimento della Direttiva MiFID, avvenuto tramite il Testo Unico sull’Intermediazione Finanziaria, ha introdotto una norma [3] nella quale troviamo, per la prima volta, la previsione di un albo dei consulenti finanziari indipendenti.

La regolamentazione dell’Albo è demandata dal T.U. alla Consob ed alla Banca d’Italia.

Successivamente, sono stati emanati , in materia, un Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) [4] contenente la disciplina per l’iscrizione all’Albo dei Consulenti Finanziari, e una importante Delibera Consob del 2010 [5].

Era stata prevista l’istituzione dell’Albo, recentemente (sarebbe dovuto essere operativo sin dal 2008), all’interno del Dl Competitività, ma è stata stralciata all’ultimo momento: si prevede, comunque, che la creazione dell’Albo non tarderà ancora a lungo, considerato anche che, nel frattempo, è stata già emanata la Direttiva Europea MiFID2 (nel 2014).

Veniamo ora alle domande: posto che ancora non esiste una normativa definitiva sull’argomento, i decreti ed i regolamenti appena elencati prevedono, seppure in via transitoria, i requisiti della figura del consulente finanziario indipendente e ne disciplinano le modalità dell’esercizio della professione.

In primo luogo, si prevede [3] che, per l’iscrizione all’Albo, sia sufficiente il diploma d’istruzione secondaria (scuola superiore) più un esame: chiaramente, mancando l’istituzione dell’Albo, non può essere ancora effettuato alcun esame, dunque è sufficiente, per adesso, il solo diploma. Peraltro, l’esame non sarà necessario per gli ex quadri dipendenti di banche-finanziarie e per gli ex promotori finanziari, che potranno esercitare, ovviamente, previo licenziamento e rinuncia al mandato (per rispettare il fondamentale requisito dell’indipendenza); non sarà necessario nemmeno per i consulenti finanziari già in attività al 1° novembre 2007.

Per quanto concerne la seconda domanda, ossia se si possa prevedere, come parcella, una percentuale dei profitti del cliente, la risposta è assolutamente positiva: la normativa sinora esistente, difatti, prevede la possibilità di essere remunerati non solo con una tariffa oraria, o con un compenso fisso (a forfait), ma anche con un misto tra compenso fisso e percentuale sugli investimenti, o, infine, anche soltanto con una percentuale sugli investimenti.

Per quanto concerne le entrate, se si prevede l’esercizio di tale professione in modo continuativo ed abituale, è necessaria l’apertura di partita Iva come libero professionista (può essere effettuata direttamente dal sito dell’Agenzia delle Entrate, se già abilitati ai servizi Entratel o Fisconline; diversamente, può essere fatta tramite commercialisti, consulenti del lavoro o altri intermediari abilitati); in attesa di codice ad hoc, il codice Ateco che può essere utilizzato è : “70.22.09 – Altre attività di consulenza imprenditoriale e altra consulenza amministrativo-gestionale e pianificazione aziendale”.

Non è necessaria l’iscrizione alla Camera di Commercio; per quanto riguarda i contributi previdenziali, ci si dovrà iscrivere alla Gestione Separata, direttamente online, tramite il sito dell’Inps, oppure mediante un intermediario abilitato (non è previsto il versamento di un minimo di contributi, ma essi si calcolano a consuntivo, sul netto – fatturato meno costi; l’aliquota contributiva, attualmente, è del 27,72%, ma si prevede che salirà al 30,72% nel 2016).

Per quanto concerne il regime fiscale, se si prevede che i ricavi, nell’arco di un anno, non superino i 30.000 Euro, e non si ha partite Iva aperte nell’ultimo triennio, si può optare per il regime dei Contribuenti Minimi: si avrà diritto a una tassazione sostitutiva del 5%, e non sarà dovuta l’Iva in fattura (potrà detrarre l’Iva sugli acquisti come costo, in sede di dichiarazione dei redditi), né la ritenuta d’acconto.

Si può anche aderire al nuovo Regime Forfettario, anch’esso non soggetto ad Iva, se si prevedono, però, ricavi inferiori ai 15.000 Euro annui; la convenienza, peraltro, è minore, poiché la tassazione sostitutiva è del 15%; inoltre, non è possibile dedurre spese, ma si applica ai ricavi un coefficiente di redditività del 78% (ad esempio, su 10.000 Euro di Ricavi, si paga l’imposta sostitutiva del 15% come se i ricavi fossero 7.800, a prescindere dai reali costi).

Qualora si prevedano ricavi maggiori, il regime sarà quello della contabilità semplificata, con l’ordinaria soggezione all’Iva: dunque, per ogni parcella si dovrà emettere fattura con indicazione dell’Iva (al 22%), eventuale rivalsa Inps Gestione Separata del 4% (soggetta anch’essa ad Iva), e ritenuta d’acconto del 20% (su imponibile più eventuale rivalsa Inps).

Qualora, invece, si preveda di esercitare l’attività in modo non abituale, non si avrà necessità di apertura della partita Iva, e si potrà giustificare i compensi (che andranno annoverati in dichiarazione dei redditi come redditi diversi) con delle ricevute, non soggette ad Iva, ma eventualmente soggette a ritenuta d’acconto del 20% ( se il cliente è sostituto d’imposta); sarà obbligatoria una marca da bollo da 2 Euro, per compensi che superano i 77 Euro.

Tuttavia, si nutrono forti dubbi in merito all’esercizio dell’attività in maniera non abituale: questo sicuramente non sarà possibile con l’istituzione dell’Albo, ma sin da ora si ritiene che la non abitualità possa far venir meno quella garanzia di professionalità che si richiede implicitamente al consulente finanziario indipendente.

Peraltro, la non abitualità non si concilierebbe con l’obbligo di stipula dell’assicurazione RC professionale: secondo il Decreto MEF del 2008, infatti, l’assicurazione è obbligatoria, e deve prevedere un massimale di almeno 1 milione e mezzo di Euro l’anno, ed un risarcimento massimo di almeno 1 milione di Euro per singola richiesta.

note

[1] Dir. 2004/39/CE.

[2] Art. 2222 cod. civ.

[3] DL 58/98, Art. 18 bis.

[4] Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) n. 206 del 24 dicembre 2008, contenente la disciplina per l’iscrizione all’Albo dei Consulenti Finanziari

[5] Delibera Consob n.17130/2010.

Autore immagine: 123rf com


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3 Commenti

  1. Buongiorno, volevo sapere se ci sono aggiornamenti in merito all’argomento consulente finanziario indipendente.
    Grazie

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