HOME Articoli

Lo sai che? Autotutela: l’atto illegittimo deve essere sempre annullato

Lo sai che? Pubblicato il 14 settembre 2015

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 14 settembre 2015

Annullamento degli atti fiscali emessi dall’Agenzia delle Entrate e delle altre amministrazioni: il contribuente può presentare ricorso contro il diniego; istanza anche oltre i termini per il ricorso giudiziale.

Chi ha esperienza di richieste di sgravi o di annullamento di atti palesemente illegittimi si sarà scontrato, più di una volta, contro l’ottusa cecità di alcune amministrazioni che, pur dinanzi ai più palesi vizi, sono spesso solite rigettare le istanze del contribuente, invitando questi a “proporre ricorso presso le competenti sedi”. Il che è come dire “Non vogliamo fare retromarcia, se non davanti all’ordine del giudice. Anche a costo di essere condannati alle spese processuali”. Un vero atto di spregio nei confronti del cittadino e una palese negazione del principio di collaborazione tra fisco e contribuente. Una collaborazione che, evidentemente, viene intesa dalla P.A. solo in senso unilaterale (a proprio vantaggio). Così, il malcapitato, nonostante l’atto amministrativo sia macchiato delle più evidenti illiceità, è costretto, per ottenere tutela, a sobbarcarsi i costi e i tempi di un giudizio in tribunale.

Le ultime circolari del direttore dell’Agenzia delle Entrate stanno però invitando sempre più spesso le sedi territoriali a tenere conto delle istanze del cittadino presentate attraverso il ricorso in autotutela: strumento che consente a quest’ultimo di farsi ascoltare dagli uffici quando ritiene di avere subito un’ingiustizia. E ciò senza bisogno di dover chiedere l’intervento del giudice.

Per una giusta autotutela – sottolinea il direttore dell’Agenzia delle Entrate – gli uffici devono ricordarsi della regola non scritta, ma sempre valida, del buon senso. Insomma, bisogna dire addio ai formalismi inutili, è necessario ascoltare di più i cittadini ed evitare inutile contenzioso. Contenzioso che potrebbe solo aggravare ulteriormente l’erario con inutili spese processuali. Gli uffici, invece di cercare evasioni inesistenti, devono rispettare i cittadini, soprattutto quelli leali che fanno il loro dovere.

Addirittura, sottolinea l’Agenzia delle Entrate è necessario adottare atti di autotutela non solo su richiesta del contribuente, ma, se ne sussistono i presupposti, anche d’iniziativa dello stesso ufficio per assicurare adeguati canoni di buona amministrazione [1].

L’autotutela diventa quindi un vero e proprio dovere per la pubblica amministrazione, un’ammissione di colpa che deve vincere l’arroganza oltranzista di alcuni dirigenti, arroccati su posizioni che, a volte, sembrano più una “presa di posizione” inutile e priva di riscontro pratico.

Non solo. Al cittadino devono essere garantite due tutele:

– innanzitutto la possibilità di presentare il ricorso in autotutela anche a scadenza dei termini per agire in tribunale. Non perché ormai il contribuente è decaduto dall’azione l’ufficio se ne deve approfittare per portare avanti la sua pretesa, benché illegittima. Anzi, se l’atto è palesemente nullo esso va comunque annullato, anche se divenuto “definitivo”, ossia non più impugnabile. L’Amministrazione, infatti, deve garantire l’imparzialità e il buon andamento, al di là degli interessi di parte, propri piuttosto dei soggetti privati e non di quelli pubblici;

– il secondo punto, consequenziale al primo, è che deve essere consentito al cittadino ricorrere al giudice contro il diniego di autotutela. Se l’amministrazione respinge immotivatamente la richiesta di sgravio o annullamento di un atto, il contribuente può fare ricorso al tribunale contro il dissenso. Fino ad oggi questa possibilità era stata interdetta perché il diniego di autotutela non rientra nell’elenco degli atti contro i quali la legge [2] dice che si può ricorrere al giudice (elenco da sempre ritenuto tassativo). Oggi, invece, la Cassazione ha superato questa interpretazione formalista. Il contribuente può quindi presentare ricorso contro il diniego di annullamento in autotutela, a condizione che l’atto del quale si chiede l’annullamento contenga una “compiuta pretesa tributaria” [3]. Infatti, così come il Fisco ha il diritto di chiedere le imposte, i contribuenti hanno il diritto di contestare la pretesa tributaria.

L’unico caso in cui l’autotutela non può essere pronunciata è che esista una sentenza definitiva (“passata in giudicato”) a favore dell’ufficio.

 

Cosa succede dopo l’annullamento in autotutela?
L’atto sbagliato che viene annullato dall’amministrazione implica l’obbligo per l’amministrazione di restituire i soldi eventualmente già versati dal contribuente.

note

[1] Ag. Entrate circolare 25/E del 6 agosto 2014.

[2] Art. 19 d.lgs. n. 546/1992.

[3] Cass. sent. n. 14242/15 dell’8.07.2015.

Autore immagine: 123rf com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI