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Lo sai che? Lesioni lievi: come ottenere il risarcimento del danno alla persona

Lo sai che? Pubblicato il 15 settembre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 15 settembre 2015

Incidenti stradali, punti di invalidità da lesioni micropermanenti e colpo di frusta: necessaria l’attestazione del medico o del consulente tecnico d’ufficio che attesti una situazione di residua contrattatura o lesione.­

Una recente riforma [1], nel tentativo di diminuire i costi per le assicurazioni derivanti dai piccoli sinistri stradali, stabilisce che il danno alla persona per lesioni di lieve entità (ossia quelle che non superano i 9 punti percentuali di invalidità) è risarcito solo se vi è un riscontro medico-legale da cui risulti accertata – visivamente o attraverso la strumentazione medica – l’esistenza della lesione. In ogni caso, le lesioni di lieve entità, che non siano suscettibili di accertamento clinico strumentale obiettivo, non potranno dar luogo a risarcimento per danno biologico. Si tratta di un giro di vite resosi necessario per via del facile ricorso al “colpo di frusta” immaginario per ottenere un arrotondamento sul risarcimento dalle compagnie (leggi “Lesioni micropermanenti e macropermanenti”).

Detto, dunque, schematicamente:

– il risarcimento del danno alla persona è escluso salvo che la lesione risulti da un accertamento medico anche solo visivo (a seguito, per esempio, di una ordinaria visita) oppure strumentale (ad esempio un macchinario che consenta di individuare l’eventuale infiammazione);

– il risarcimento del danno morale, per la sofferenza subìta a seguito dell’incidente, è anch’esso escluso, salvo che (condizione più rigorosa rispetto alla precedente) la lesione risulti da un accertamento clinico strumentale obiettivo.

Danno morale

Stando a quanto sopra non sarebbero suscettibili di risarcimento tutte quelle menomazioni, oggetto di una mera sintomatologia dolorosa soggettiva, non verificabili a un esame clinico e non accertabili a seguito di esami strumentali.

In tali ipotesi, non potrà dunque procedersi al risarcimento del danno biologico permanente, bensì, eventualmente, al solo danno da inabilità temporanea e alle spese mediche prodotte.

La nuova nozione restringe, dunque, il campo del risarcimento del danno, facendo sì che lesioni come quelle sopra richiamate, che costituiscono l’oggetto della maggioranza delle richieste di risarcimento per sinistri stradali, non essendo documentate sotto il profilo strumentale e non potendo essere rilevate dall’esame clinico da parte del medico-legale, devono ricevere una valutazione, in termini di danno biologico, pari allo 0%.

Si pensi, ad esempio, agli esiti da trauma minore del collo con persistente rachialgia (che comportano una liquidazione fino al 2%) oppure agli esiti dolorosi di lesioni di spalla, anca, ginocchio e caviglia (che prevedono una liquidazione fino al 3-4%). Se prima della riforma tali menomazioni venivano accertate con la sola documentazione sanitaria relativa al periodo di malattia, l’esecuzione di una terapia di riabilitazione, la dinamica e l’efficienza lesiva del trauma subito, oggi la norma richiede di constatare la menomazione, di accertarla clinicamente, verificando, ad esempio, una contrattura muscolare, la compromissione di un legamento, il risentimento neurologico ecc.

La sentenza del Giudice di Pace di Verona

Con una recente sentenza [2], però, il Giudice di Pace di Verona ha chiarito che se i punti percentuali di invalidità permanente sono stati riconosciuti dal CTU dopo un esame clinico obiettivo, dettagliatamente motivato, è possibile il risarcimento anche al di là degli stretti limiti imposti dalla legge: infatti le mani del medico esperto possono intervenire quale strumento per valutare una situazione di permanente contrattura o lesione muscolare residua a un incidente stradale. È necessario dunque che i punti percentuali di invalidità permanente vengano riconosciuti dal consulente tecnico d’ufficio dopo un esame clinico obiettivo, ma non necessariamente con l’ausilio delle strumentazioni. In tal caso può ugualmente essere liquidato il danno alla sofferenza subita. Un’interpretazione, questa, che allarga notevolmente le maglie strette della riforma sulle lesioni micropermanenti e che, sino ad oggi, non ha trovato altri appoggi giurisprudenziali.

Via libera, dunque, al risarcimento della lesione micropermanente sulla base dei certificati sanitari prodotti dalla vittima dell’incidente dopo l’esame clinico del Ctu: deve ritenersi che il bagaglio professionale acquisito consenta al camice bianco che visita il conducente dopo lo scontro di valutare una situazione di permanente contrattura o lesione muscolare.

note

[1] L. 27/2012.

[2] G.d.P. Verona, sent. n. 2091/15.

Autore immagine: 123rf com


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