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Contributo unificato inutilizzato: diritto al rimborso

16 settembre 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 settembre 2015



L’Agenzia delle Entrate deve restituire al contribuente le somme versate per l’acquisto del contributo unificato se questo resta poi inutilizzato.

 

Chi acquista il contributo unificato per iscrivere una causa ma poi non lo utilizza, ha diritto al rimborso. In questa ipotesi, infatti, il contribuente paga una tassa non dovuta e l’Agenzia delle Entrate non può negare la restituzione.

È quanto stabilito dalla recente pronuncia della Commissione Tributaria Provinciale di Lecco [1] secondo cui il pagamento di un contributo unificato rimasto inutilizzato va qualificato come indebito pagamento di imposta e dà diritto alla restituzione.

Secondo i giudici, trattandosi di tributo erariale confluito nell’apposito capitolo di bilancio dello Stato, legittimato al rimborso degli importi riscossi a seguito della vendita dei contributi, è il Ministero dell’Economia e delle Finanze, processualmente e sostanzialmente rappresentato dall’Agenzia delle Entrate.

Il contributo unificato di iscrizione a ruolo è la tassa per le spese degli atti giudiziari il cui importo varia in base al valore della controversia. Esso è stato definito dalla Corte Costituzionale [2] come un vero e proprio tributo erariale in quanto caratterizzato dalla doverosità della prestazione e dal nesso con la pubblica spesa. In particolare il contributo unificato costituisce un prelievo coattivo volto al finanziamento delle spese giudiziarie.

Ne deriva che nel momento in cui non ci sono spese giudiziarie da finanziare, perché per esempio la causa non viene più instaurata oppure perché servono contributi unificati differenti per quel determinato giudizio (tributario invece che ordinario), il contribuente può richiedere il rimborso del contributo già acquistato in tabaccheria e di fatto rimasto inutilizzato.

La vicenda

Nel caso deciso dalla CTP di Lecco una società aveva acquistato 4 contributi unificati (per un valore complessivo di circa 6.000,00 euro) per iscrivere a ruolo un ricorso tributario ma non li aveva utilizzati perché rifiutati dalla Commissione in quanto si trattava di contrassegni ordinari mentre sarebbero serviti quelli tributari. La società si era dunque vista costretta ad acquistare altri 4 contributi e pertanto aveva chiesto all’Agenzia delle Entrate il rimborso dei primi.

note

[1] CTP Lecco, sent. n. 77/01/15.

[2] C. Cost. sent. n. 173/2005.

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