Niente più cancellazione dall’albo per l’avvocato che non paga i contributi

16 settembre 2015


Niente più cancellazione dall’albo per l’avvocato che non paga i contributi

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 settembre 2015



Il CNF ottiene la modifica del regolamento sull’esercizio continuativo della professione.

È escluso che l’avvocato che non paga i contributi annuali al Consiglio dell’Ordine e alla Cassa di previdenza possa essere cancellato dall’Albo, come invece era inizialmente previsto dal regolamento sull’esercizio continuativo della professione forense. La richiesta avanzata dal Cnf è stata, alla fine, accolta dal Ministero di Giustizia. Lo rende noto il Consiglio di Stato nel parere sul decreto in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (qui allegato).

Una notizia importante per gli avvocati, annunciata contemporaneamente alla pubblicazione sul numero 214/15 del bollettino dei provvedimenti normativi dei decreti ministeriali sulle specializzazioni degli avvocati (in vigore dal 14 novembre 2015) e sull’esercizio continuativo della professione forense (in vigore dal 30 settembre 2015).

Il Cnf aveva chiesto l’eliminazione della norma sulla cancellazione automatica dell’avvocato dall’albo professionale qualora non abbia pagato la Cassa di previdenza, o almeno di riscriverla concedendo dei margini di tempo o una dilazione. Il Consiglio nazionale, infatti, sostiene che l’esercizio della professione forense non deve passare dal reddito: andava quindi cancellato – così come è avvenuto – il riferimento al pagamento dei contributi al Consiglio dell’ordine o alla Cassa (settimo e ottavo requisito) come requisiti per esercitare la professione di avvocato. Del resto, l’aspetto reddituale è già disciplinato dalla legge forense, che prevede specifiche sanzioni apposite.

Come detto già nell’articolo “Nuovi requisiti per rimanere avvocato”, per conservare l’iscrizione all’albo sarà piuttosto necessario rispettare altri requisiti come il trattare almeno cinque affari l’anno, avere uno studio, la Pec, il telefono e la polizza professionale. L’obbligo di pagare Ordine e Cassa Forense per restare nell’Albo degli avvocati scompare perché si tratta di adempimenti collegati, per quanto indirettamente, all’entità del reddito professionale, il quale è esplicitamente escluso dalla legge forense come presupposto essenziale per la continuità dell’attività professionale [1].

Il Consiglio di Stato, inoltre, invita il Ministero della Giustizia a riconsiderare la scelta sulla introduzione di una specifica ipotesi di sanatoria in caso di accertata carenza dei requisiti, tramite un invito all’interessato da parte del Consiglio dell’Ordine: «Non sembra infatti condivisibile la motivazione addotta in contrario dal Ministero, della sufficienza – ai fini di una applicazione flessibile del regolamento – della clausola generale che consente di non procedere alla cancellazione quando è accertata la sussistenza di “giustificati motivi oggettivi o soggettivi”».

Specializzazioni
Diciotto le aree di specializzazione individuate dal decreto: dal diritto di famiglia alla proprietà, dal diritto industriale a quello fallimentare fino al diritto dell’Unione europea. L’avvocato, però, dovrà circoscrivere la sua scelta a due settori da indicare al Consiglio dell’Ordine di appartenenza.

Due i percorsi alternativi per ottenere la qualifica di avvocato specialista. La frequenza di corsi di durata biennale o la comprovata esperienza nel settore di specializzazione. Per quanto riguarda i corsi, il compito di formare i nuovi specialisti è affidato alle Università legalmente riconosciute che, nei Dipartimenti di giurisprudenza, metteranno a punto dei percorsi da sottoporre, per una valutazione dei programmi didattici, al ministero della Giustizia.

Sarà una commissione permanente composta da sei esperti (due magistrati nominati da via Arenula, due avvocati scelti dal Cnf e due professori universitari selezionati dal Miur), ad elaborare, con occhi attenti alle best practices, i programmi per formare gli avvocati “doc”.

Via libera anche alle lezioni telematiche a distanza.

La durata dei corsi dovrà essere spalmata in almeno due anni con un numero di ore non inferiore a 200. La didattica frontale non potrà scendere sotto le 100 ore, mentre l’obbligo di frequenza è fissato nella misura minima dell’80% dell’intera durata.

Per raggiungere il titolo sarà necessario, infatti, superare almeno una prova, scritta e orale, al termine di ogni anno. A giudicare la preparazione del candidato sarà una commissione nominata dal Comitato scientifico e composta, per almeno due terzi, da membri esterni al corso.

L’altro percorso è incentrato sull’esperienza nei campi di specializzazione. Viene previsto un riconoscimento d’ufficio per i professionisti iscritti ininterrottamente all’albo da almeno otto anni e che, congiuntamente, abbiano esercitato, negli ultimi cinque anni “in modo assiduo, prevalente e continuativo”, l’attività forense in uno dei settori prescelti. L’avvocato dovrà provare di aver trattato nel quinquennio incarichi professionali “rilevanti per quantità e qualità” almeno pari a 15 per anno.

Per mantenere il titolo l’avvocato dovrà dimostrare, ogni tre anni, di avere rispettato gli obblighi di formazione permanente e di aver conseguito almeno 75 crediti nel triennio e comunque non meno di 25 per ogni anno. In alternativa dovrà provare di aver svolto sul campo l’attività specialistica nei tre anni trattando almeno 15 incarichi fiduciari.

Esame di abilitazione per avvocato

La data per l’esame di avvocato deve essere fissata almeno novanta giorni prima della prova.

In particolare, il regolamento prevede che il decreto del Guardasigilli con cui vengono indetti gli esami di Stato per l’abitazione alla professione di avvocato è pubblicato in Gazzetta Ufficiale e deve essere pubblicato almeno novanta giorni prima della data fissata per l’inizio delle prove scritte.

note

Fonti: Cassazione.net e Sole24Ore

 

[1] Art. 21, comma 1, della legge 247/12.

Autore immagine: 123rf com


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