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Lo sai che? Jobs Act: è ancora possibile essere reintegrati nel posto di lavoro?

Lo sai che? Pubblicato il 16 settembre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 16 settembre 2015

Seppur in un minor numero di casi, il lavoratore licenziato può ancora chiedere di essere reintegrato nel posto di lavoro.

Con il termine “reintegra” ci si riferisce ad un tipo di tutela particolarmente forte ed incisivo dei diritti del lavoratore. Ed infatti, se prevista, il lavoratore che sia stato licenziato illegittimamente può ri-ottenere il proprio posto di lavoro, o meglio, può tornare a lavoro come se il licenziamento non si fosse mai verificato. Il rapporto di lavoro, in pratica, è come se non si fosse mai interrotto.

Questo tipo di tutela è stato originariamente previsto dallo Statuto dei Lavoratori [1].

Negli ultimi anni, però, si è molto discusso in merito all’opportunità di mantenere una tutela così forte del lavoratore, anche in considerazione della crisi economica che stanno affrontando le imprese.

Una prima modifica dell’ambito dei licenziamenti in cui opera la reintegra nel posto di lavoro si è avuta con la cosiddetta Legge Fornero [2].

Da ultimo, è intervenuto il Jobs Act, restringendo ancora i casi di applicazione dell’istituto in commento [3].

Vediamo ora le ipotesi specifiche in cui il lavoratore può ancora chiedere di ritornare al proprio posto di lavoro:

nullità del licenziamento [4]: si ha licenziamento nullo quando è stato intimato per motivi discriminatori (ad esempio, per sesso, religione, opinioni politiche, età ecc.) o per altri motivi previsti dalla legge. In quest’ultima ipotesi rientra il caso del licenziamento in concomitanza con la maternità o del matrimonio, oppure ancora il caso del licenziamento cosiddetto per motivo illecito o ritorsivo (determinato cioè da motivi estranei dal rapporto di lavoro: tale è stato dichiarato, ad esempio, il licenziamento intimato per vendetta. Per approfondimenti si veda “Licenziamento ritorsivo”). Si ha nullità del licenziamento anche quando esso risulti intimato per via della disabilità, fisica o psichica, del lavoratore;

licenziamento orale [4]: è equiparato al licenziamento nullo quanto alle conseguenze, il licenziamento che sia intimato in forma verbale e non scritta, come viceversa previsto dalla legge [5];

insussistenza del fatto materiale [6]: si ha quando la ragione dedotta dal datore di lavoro e posta a giustificazione del licenziamento risulti non corrispondente al vero (ad esempio, se il lavoratore sia stato licenziato per essersi presentato a lavoro in ritardo, ma ciò non corrisponda a realtà).

Tali regole si applicano soltanto al licenziamento di quei lavoratori che siano stati assunti successivamente all’approvazione del Jobs Act.

Il lavoratore, una volta che il Giudice abbia dichiarato il suo diritto ad essere reintegrato, può scegliere se effettivamente rientrare a lavoro, oppure richiedere, in cambio della reintegra, una somma di denaro (la cosiddetta “indennità sostitutiva”). Questa somma viene calcolata nella misura di 15 mensilità della retribuzione. È possibile richiedere l’indennità sostitutiva soltanto entro i 30 giorni successivi alla sentenza con cui è stata disposta la reintegra.

note

[1] Art. 18, Lg. 300/70.

[2] Lg. 92/12.

[3] D.lgs. 23/15.

[4] Art. 2 D.lgs. 23/15.

[5] Art. 2 Lg. 604/66.

[6] Art. 3 D.lgs. 23/15 co. 2.

Autore immagine: 123rf com


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