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Lo sai che? Incidenti stradali mortali: responsabilità penale più ampia

Lo sai che? Pubblicato il 17 settembre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 17 settembre 2015

Omicidio stradale: la Cassazione cambia idea e riconosce la possibilità di una responsabilità per dolo eventuale.

Da oggi la responsabilità penale per un incidente stradale mortale non scatterà solo in caso di “dolo”, ma anche di “dolo eventuale”. Questo significa che verrà incriminato per omicidio volontario non solo chi ha voluto compiere l’azione con la consapevolezza e volontà dell’esito della propria condotta, ma anche chi abbia accettato il semplice “rischio” di uccidere qualcuno in conseguenza della sua guida sconsiderata. Il caso tipico è quello di un conducente che si metta alla guida sotto effetto di alcol o droghe.

A dirlo è una sentenza di ieri della Cassazione che ribalta le proprie interpretazioni passate: interpretazioni più restrittive che avevano portato il Parlamento ad avviare l’iter di legge per l’introduzione del reato di “omicidio stradale” proprio per colmare tale lacuna. Il reato di omicidio stradale prevede, infatti pene superiori a quelle dell’omicidio colposo aggravato, e non richiede la necessità di dimostrare il dolo per chi sta commettendo infrazioni gravi come la guida sotto effetto di alcol o droga.

La differenza tra dolo e dolo eventuale potrebbe apparire fin troppo sottile a chi non è pratico di legge. E tuttavia, a volte, sta proprio in questa linea la possibilità di incriminare o meno il soggetto responsabile. In particolare:

– il “dolo” scatta quando c’è la volontà di compiere un’azione con la consapevolezza e la volontà che tale azione raggiunga un determinato risultato; in pratica, l’agente pone in essere l’azione proprio per ottenere uno scopo preciso o generico. Ecco qualche esempio: Tizio prende la pistola e spara in direzione di Caio al preciso scopo di ucciderlo; Tizio dice menzogne a Caio, camuffando la realtà con artifici, allo scopo di truffare Caio, ecc.);

– il “dolo eventuale” scatta quando c’è (così come nel dolo) la volontà di compiere un’azione, ma non anche di raggiungere un determinato risultato: risultato che, comunque, viene prefigurato dall’agente il quale accetta ugualmente il rischio che si verifichi. Il caso tipico è Tizio che spara in direzione della folla non con il precipuo intento di ammazzare, ma di verificare l’effetto che fa il conseguente panico sulla moltitudine di persone: egli però è consapevole che potrebbe colpire qualcuno e, ciò nonostante, agisce comunque.

Nel caso di incidenti stradali, per poter incriminare il conducente a titolo di dolo eventuale bisogna dimostrare che questi, pur non volendo deliberatamente uccidere qualcuno, abbia comunque, e con consapevolezza, accettato il rischio di farlo in conseguenza della sua guida sconsiderata, dettata magari dal fatto di non avere conseguito la patente di guida, di essere sotto stato di alterazione psicofisica determinata da farmaci, dall’assunzione di alcol o di sostanze stupefacenti.

La vicenda

Nella vicenda decisa con la sentenza di ieri, è stata confermata la condanna per l’omicidio di un pedone: il responsabile, sotto effetto di alcol, stava fuggendo per evitare un controllo della Polizia. Il conducente, pur essendosi accorto che, proseguendo in quella determinata traiettoria avrebbe investito un pedone che stava passando di lì, non aveva non cambiato direzione rispetto a quella necessaria per la fuga.

Si tratta, dunque, di un tipico caso di dolo eventuale: lo scopo dell’automobilista non era infatti quello di uccidere, ma di scampare alle autorità; anche in presenza, tuttavia, del pedone sulla strada ha portato a termine la propria azione pur con la consapevolezza che lo avrebbe potuto ammazzare (così come poi è avvenuto).

La sentenza

Per esserci dolo eventuale – sottolinea la Corte – occorre la rigorosa dimostrazione che il responsabile dell’incidente si sia confrontato con la possibilità di causare la morte di qualcuno, accettandone il rischio. Questa dimostrazione si raggiunge anche indirettamente, valutando la personalità e la storia dell’imputato, la durata e la ripetizione dell’azione, la sua finalità, il comportamento successivo, la probabilità che l’evento si verifichi in base alla condotta tenuta, le conseguenze dell’evento anche sull’imputato e il contesto dell’azione.

Nel caso, poi, di guida in stato di ebbrezza è necessario, per poter avere dolo eventuale, che l’alcol non abbia offuscato la capacità del conducente di prevedere la possibilità di uccidere qualcuno.

Ironia della sorte: a pronunciarsi è stata la stessa sezione della Corte che, solo pochi mesi fa, aveva fornito la tesi contraria, escludendo la possibilità del dolo eventuale [2]. Nel frattempo, infatti, sono cambiati i giudici che la compongono e – come si sa – in Italia il precedente non è vincolante neanche per la stessa Cassazione. Peraltro ogni sentenza non crea legge, ma si riferisce solo al caso concreto: il che potrebbe portare a diverse conclusioni a seconda della specifica vicenda al vaglio dei magistrati.

Ora bisognerà comunque verificare come tale mutamento interpretativo potrà influire sull’iter parlamentare del reato di omicidio stradale.

note

[1] Cass. sent. n. 37606/2015 del 16.09.2015.

[2] Cass. sent. n. 18220/2015.

Autore immagine: 123rf com


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