Diritto e Fisco | Articoli

Atti processuali sintetici: prime applicazioni del nuovo obbligo

17 settembre 2015


Atti processuali sintetici: prime applicazioni del nuovo obbligo

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 settembre 2015



Processo: a Milano, avvocati tenuti a scrivere atti difensivi non lunghi e, comunque, con  paragrafi e indice.

Finisce l’era degli avvocati prolissi: la lunghezza degli atti processuali danneggia il “giusto processo” e lede il diritto al contraddittorio, ossia – quasi a dover cercare l’ago in un pagliaio – impedisce alle parti di prendere una difesa mirata sulle questioni essenziali della causa. Così la Corte di Appello di Milano motiva, con una recente ordinanza [1], l’obbligo imposto agli avvocati di riassumere i rispettivi atti processuali, provvedendo a munirli anche di paragrafi e di un indice.

A dar man forte alla tesi del foro meneghino è la stessa Cassazione, anch’essa ormai poco propensa ad accettare atti ridondanti, nonché la Corte di Strasburgo per la quale il ricorso che supera 10 pagine va considerato “eccezionale”. Senza dimenticare, peraltro, la recente riforma del processo civile, convertita in legge questa estate [2], per la quale la sintesi deve essere la regola tanto per gli avvocati, quanto per i giudici all’indomani dell’avvio del processo telematico (leggi: “Obbligo di atti sintetici nel processo telematico”).

La vicenda

Il caso di specie – c’è da dirlo – riveste una certa eccezionalità: si pensi, infatti, che l’atto di appello era stato scritto in ben 172 pagine e ciascuna delle 3 comparse di risposta dei convenuti principali si sviluppava in una parte centrale più ampia di 541 pagine, oltre alle pagine introduttive e finali di un’altra ventina pagine.

La Corte non ha alcuna intenzione di leggere l’intero papiro: troppo poco tempo per una giustizia che, ormai, è allo sbando (almeno per quanto riguarda i tempi di risposta ai cittadini). Così ordina alle parti di depositare entro quaranta giorni una ulteriore nota che riassuma le difese delle parti, il tutto entro massimo 40-50 pagine. La nota deve poi essere suddivisa in capitoletti, a quali dovrà essere premesso un indice numerato con l’elenco degli argomenti.

La motivazione

La lunghezza degli atti – si legge nel provvedimento – contrasta con la regola secondo cui gli atti del processo civile devono essere redatti in forma concisa. E la concisione, prosegue la Corte, è funzionale alla tutela del diritto di difesa e del contradditorio: ha lo scopo di rendere intelligibili gli argomenti difensivi, le domande e le eccezioni sia a vantaggio delle parti processuali (che devono avere la possibilità di difendersi in poco tempo, attesi i termini ristretti del processo), sia del giudice. E ciò specie in secondo grado, per rispetto della regola della specificità e della autosufficienza degli atti di appello.

Le parti hanno l’onere di agevolare il giudice nell’esercizio delle sue funzioni, facendo comprendere nel modo più chiaro quale sia la specifica materia del contendere. L’immotivata lunghezza delle difese di parte non giova alla loro chiarezza e contribuisce ad allontanare l’obiettivo di un processo celere, che esige, da parte di tutti, atti sintetici [3].

Del resto il dovere della concisione degli atti è stato affermato anche dal Consiglio Nazionale Forense [4] e risulta affermato, sebbene implicitamente, anche nel codice di procedura civile [5].

Armi pari

La regola della sinteticità, però, ora vale anche per i giudici: la riforma del processo telematico vede la recente introduzione di una norma secondo cui gli atti di parte e i provvedimenti del giudice depositati con modalità telematiche sono redatti in maniera sintetica [6].

note

[1] C. App. Milano, ord. del 14.10.2014.

[2] D.l. n. 83/2015.

[3] Cass. sent. n. 11199 del 4.07.2012. La “particolare ampiezza degli atti certamente non pone un problema formale di violazione di prescrizioni formali ma non giova alla chiarezza degli atti stessi e concorre ad allontanare l’obiettivo di un processo celere che esige da parte di tutti atti sintetici, redatti con stile asciutto e sobrio”. Un atto eccessivamente prolisso, infatti, “costringe il giudice a leggere tutto anche quello che non gli occorre conoscere”.

[4] CNF decisione n. 83 del 27.05.2013.

[5] Il dovere di sintesi scaturisce in modo implicito anche dal nuovo testo dell’articolo 342 cod. proc. civ., che sancisce l’onere dell’appellante di indicare le “modifiche che vengono richieste alla ricostruzione del fatto” oltre che “le circostanze da cui deriva la violazione della legge e della loro rilevanza ai fini della decisione impugnata”. C’è poi anche l’art. 132, secondo comma, n. 4 cod. proc. civ. che chiede “la concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione”.

[6] Dl n. 83/2015, convertito dalla legge 132/15 e comma 9 octies, art. 16 bis del decreto 179/12, convertito dalla legge 221/12.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

1 Commento

  1. Il problema degli atti lunghi è sorto, a mio avviso, da quando è stato eliminato l’obbligo di applicare agli atti una marca da bollo ogni quattro facciate. E’ doloroso pagare pagare per tutto, ma in siffatte ipotesi aiutava la sintesi…
    Avv. Antonio Orpello GdP Trento

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI