Pensioni: decreto ingiuntivo all’Inps senza opposizioni

18 settembre 2015


Pensioni: decreto ingiuntivo all’Inps senza opposizioni

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 settembre 2015



Blocco pensioni: rimborsi integrali nonostante il decreto legge n. 64/2015 disponga percentuali che, nella migliore delle ipotesi, raggiungono solo il 22%.

La questione sui rimborsi alle pensioni ingiustamente decurtate, negli anni passati, dell’indicizzazione al costo della vita continua a far parlare molto. Come ormai noto, con un intervento dello scorso maggio, la Corte Costituzionale [1] ha decretato l’illegittimità del blocco delle pensioni, sancendo l’obbligo per lo Stato di provvedere alla immediata restituzione degli arretrati. Il Governo, però, con l’obiettivo di non far saltare i conti pubblici, ha dribblato l’ordine della Consulta, disponendo risarcimenti (dal 1° agosto scorso) solo in minima parte: risarcimenti che, nella migliore delle ipotesi, raggiungono il 22%, per scendere subito drasticamente al 5,5 e, in gran parte dei casi, non prevedendo alcunché [2].

Pensionati a bocca asciutta? Mentre sollevavamo i dubbi di incostituzionalità sulla legge dei rimborsi (leggi: “Pensioni: incostituzionale anche la legge sui rimborsi”), il Tribunale di Napoli andava oltre e, dietro ricorso di un pensionato, concedeva un decreto ingiuntivo nei confronti dell’Inps per il 100% delle rivalutazioni non versate negli anni precedenti (leggi: “Decreto ingiuntivo all’Inps oltre i rimborsi del Governo”). Insomma, come dire che l’unico comando da rispettare era quello della Corte Costituzionale e non dell’Esecutivo.

Di fatto, l’esperimento è stato tentato altre volte. Ma – qui la sorpresa – chi si aspettava che l’Istituto di Previdenza avrebbe proposto opposizione e, dopo la causa ordinaria, avrebbe ottenuto il ridimensionamento della condanna secondo le percentuali indicate dal Governo, si sbagliava di grosso. L’Inps ha deciso di non opporsi! Risultato: i decreti ingiuntivi sono divenuti definitivi, non più impugnabili, e i pensionati che hanno presentato il ricorso, hanno già ricevuto (o riceveranno a breve) una somma superiore rispetto a quelle stanziate dallo Stato per tutti gli altri “colleghi”. Insomma, chi ha fatto causa (o meglio, depositato il ricorso per decreto ingiuntivo contro l’Inps) non sarà soggetto alla decurtazione prevista dal decreto legge.

Con un titolo che, infatti, avrà lasciato spiazzati in molti, il “Sole24Ore” di oggi titola: “l’Inps non si oppone ai decreti ingiuntivi”, poi proseguendo così:

In almeno due casi l’Inps non si è opposta ai ricorsi presentati da altrettanti pensionati che hanno chiesto la restituzione integrale degli arretrati dopo la sentenza 70/2015 con cui la Corte costituzionale ha bocciato il blocco della perequazione delle pensioni nel biennio 2012-2013.

A seguito dei ricorsi presentati dai pensionati, i giudici chiamati a decidere avevano emanato dei decreti ingiuntivi. In assenza di opposizione da parte dell’istituto di previdenza, i provvedimenti sono diventati esecutivi e quindi l’Inps dovrà restituire tutti gli arretrati, e non solo quanto previsto dal decreto legge 65/2015 con cui il governo ha individuato come rispettare la sentenza della Corte costituzionale prevedendo però una corresponsione parziale di quanto perso negli anni passati.
Contattata nei giorni scorsi per verificare se si tratta di due casi isolati o se la linea dell’Inps è di non opporsi mai ai ricorsi presentati dai cittadini a questo riguardo, l’istituto di previdenza non ha fornito risposta
.

Un’ingiusta discriminazione? Troppo presto per parlare di un fenomeno di carattere nazionale (pochi casi non costituiscono una tendenza). Di fatto, però, gli episodi confermano come, nel nostro Stato, da sempre l’unico modo per ottenere la tutela dei propri diritti è quello di rivolgersi alla magistratura. Chi è inerte paga le conseguenze di leggi assurde e di burocrazie inerti.

AGGIORNAMENTO

Sul finire della giornata di pubblicazione di questo articolo, l’Inps ha diffuso una nota in cui ha precisato che “si oppone ai decreti ingiuntivi con cui vengono chieste somme diverse rispetto a quelle previste dal decreto legge numero 65/2015, emanato per dare attuazione alla sentenza della Corte costituzionale numero 70/2015. I casi che sono stati portati all’attenzione della stampa sono legati a problematiche relative alla regolarità della notifica, al rispetto dei termini o ad altre questioni formali e processuali in relazione alle quali sarà comunque fatta opposizione”.

note

[1] C. Cost. sent. n. 70/2015.

[2] D.l. n. 64/2015.

Autore immagine: 123rf com

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