Diritto e Fisco | Articoli

Multa per divieto di sosta oltre l’orario: come contestarla

20 settembre 2015


Multa per divieto di sosta oltre l’orario: come contestarla

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 settembre 2015



Strisce blu: non è sufficiente portare al giudice lo scontrino della frazione di tempo mancante: necessaria la querela di falso.

Se ti hanno fatto una multa per divieto di sosta sulle strisce blu e, in particolare, perché il vigile, rilevato che l’orario di sosta era scaduto, non ha trovato lo scontrino sul cruscotto dell’auto, per contestarla non è sufficiente portare al giudice di pace la ricevuta mancante. Infatti, l’unico modo di impugnare la contravvenzione per parcheggio in zona a pagamento “oltre l’orario indicato in ricevuta” è quello di avviare una querela di falso: un procedimento che, a dispetto del nome, non ha nulla a che vedere con il “penale”, ma che serve a dimostrare che le dichiarazioni del pubblico ufficiale (in questo caso il vigile o l’ausiliare del traffico) sono false. In pratica, il cittadino dovrà azionare un giudizio autonomo e distinto rispetto all’impugnazione della multa, portando tutte le prove necessarie a dimostrare l’errore in cui è incorso il verbale.

Lo ha sancito il tribunale di Bari con una recente sentenza [1].

Secondo il giudice pugliese, posto che i verbali di accertamento redatti dagli ausiliari del traffico dipendenti delle società concessionarie dei parcheggi a pagamento hanno l’efficacia di atti pubblici [2], e che pertanto hanno un valore “privilegiato” rispetto a tutte le altre prove (in termini tecnici, si dice “pubblica fede”), la circostanza che una vettura sosti in zona a pagamento oltre l’orario indicato sulla ricevuta non può essere contestata se non con querela di falso.

La procedura davanti al giudice di pace

Se è proposta querela di falso, il giudice di pace, sempre che ritenga il documento impugnato rilevante per la decisione:

sospende il giudizio;

– rimette le parti dinanzi al tribunale competente per il relativo procedimento: la competenza del tribunale,

in materia di querela di falso, è infatti inderogabile;

– assegna alle parti un termine perentorio entro il quale riassumere la causa dinanzi al tribunale.

Quando al giudice di pace sono devolute domande che possono essere decise indipendentemente dal documento impugnato, il giudice può decidere di non sospendere il processo e proseguire dinanzi a sé limitatamente alle suddette domande. Resta salva la possibilità per il giudice di devolvere la querela di falso al tribunale competente.

La vicenda

Un automobilista si era opposto al verbale con cui la polizia municipale di Bari gli aveva contestato di aver sostato in zona a pagamento “oltre l’orario indicato in ricevuta”. In pratica il verbale scaturiva dalla mancata esposizione della ricevuta di pagamento. L’uomo, per contestare le dichiarazioni del vigile, aveva prodotto, al giudice di pace, la ricevuta di pagamento, prova che il magistrato ha ritenuto sufficiente per annullare la multa. In secondo grado, però, le cose sono andate diversamente: secondo il giudice di appello, il giudice di pace ha sbagliato ad attribuire valore di prova alla documentazione prodotta dal multato senza che questi avesse prima esperito il procedimento di querela di falso.

note

[1] Trib. Bari, sent. n. 19/2015.

[2] Artt. 22699 e 2700 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI