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Accertamento fiscale sui conti di familiari e parenti

20 settembre 2015


Accertamento fiscale sui conti di familiari e parenti

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 settembre 2015



Indagini bancarie sui conti intestati esclusivamente a parenti e affini a condizione che il fisco riesca a dimostrare la sostanziale cointestazione anche al contribuente.

Conti correnti: un capitolo caldo per molti contribuenti che hanno assistito al passaggio dall’era del silenzio bancario a quella della massima trasparenza e tracciabilità. È come se le case, dove un tempo le persone erano solite fare tutto ciò che volevano, fossero diventate tutt’ad una volta trasparenti. E così non sono in pochi a commettere errori di ingenuità con operazioni poco trasparenti agli occhi del fisco: prelievi e versamenti, peraltro, con l’anagrafe dei conti correnti sono visibili quasi in tempo reale. Risultato: le indagini bancarie sono lo strumento certamente più incisivo di cui l’Agenzia delle Entrate dispone. Se poi si aggiunge che il fisco può anche, semplicemente, “presumere” l’illecito dietro un prelievo o un versamento non giustificato, dando poi al cittadino l’onere di difendersi e di fornire la prova contraria – peraltro a distanza di numerosi anni dall’operazione (perché il fisco si attiva sempre con molto ritardo) – si comprende bene che il compito di una difesa risulta spesso improbo.

Pochi giorni fa, la Cassazione ha detto che le indagini sui conti correnti (anche se cointestati con altri familiari) non risparmiano nessuna categoria di contribuenti: a prescindere dall’attività da essi esercitata, l’accertamento bancario può essere eseguito nei confronti di chiunque (leggi “Sì accertamento fiscale per versamenti sospetti”).

Oggi, la Suprema Corte affila ulteriormente l’arma del fisco, arrivando a giustificare anche i controlli sui conti correnti di familiari e affini, benché intestati solo a questi ultimi, a condizione che l’Agenzia delle Entrate dimostri la sostanziale contitolarità del conto medesimo. Se, cioè, il contribuente utilizza il conto della madre o della moglie o anche della suocera effettuando operazioni per proprio conto di cui non riesce poi a dare spiegazioni, il fisco – che di queste manovre di certo si accorge, grazie soprattutto alla predetta Anagrafe dei conti correnti – può legittimamente eseguire le indagini bancarie e successivamente spiccare l’accertamento. È quanto si evince da una sentenza appena pubblicata [1].

È onere dell’ente impositore – si legge nella sentenza – dimostrare (anche con presunzioni gravi precise e concordanti) che un conto corrente bancario di cui non è provata l’intestazione al contribuente è riferibile al contribuente medesimo. In pratica l’Agenzia delle Entrate può mettere sotto controllo anche i dati derivanti da conti correnti di terzi qualora risultino elementi indiziari di sostanziale co-intestazione (per es. se gli ordinanti di bonifici sono clienti del contribuente; se il patrimonio del titolare del conto non giustifichi i flussi finanziari rilevanti sul conto).

note

[1] Cass. sent. n. 18370/15.

Autore immagine: 123rf com


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