Diritto e Fisco | Articoli

Accertamento fiscale se spendi più di quello che guadagni: difese

20 settembre 2015


Accertamento fiscale se spendi più di quello che guadagni: difese

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 settembre 2015



Nuovo redditometro, accertamento sintetico e Agenzia delle Entrate: in caso di prelievi dal conto non giustificati il contribuente ha un onere della prova più ampio.

Il contribuente che risulti spendere più di quello che guadagna può giustificare il proprio tenore di vita anche grazie ai contributi erogatigli dagli altri membri della famiglia: il fisco, infatti, deve considerare che, nel sostenimento delle spese quotidiane, spesso contribuiscono tutti i membri del nucleo familiare; è dunque il reddito complessivo prodotto da quest’ultimo che bisogna prendere come riferimento nel caso di accertamenti fiscali.

Dalla Commissione Tributaria Provinciale di Sondrio arriva una delle prime sentenze [1] contrarie agli accertamenti con il nuovo redditometro: il sistema di verifica del reddito dei contribuenti, profondamente innovato ormai cinque anni fa [2], subisce dunque la prima forte stroncatura. Si tratta di una pronuncia estremamente interessante, tanto sotto il profilo della novità della materia trattata, tanto per le motivazioni fornite.

Onere della prova ampio

Il contribuente che sia stato sottoposto ad accertamento sintetico tramite, quindi, l’utilizzo del redditometro, non deve fornire una prova puntuale di tutte le spese sostenute e, quindi, di come ha impiegato i vari prelievi dal conto corrente. A differenza degli imprenditori, infatti, il privato non è obbligato alla tenuta delle scritture contabili e, quindi – specie se a distanza di anni – non è in grado di fornire una spiegazione precisa e dettagliata di ogni singola operazione: può piuttosto limitarsi a produrre la documentazione bancaria dalla quale si evincano i movimenti effettuati nel periodo oggetto della verifica fiscale, anche se tale documentazione non è perfettamente rispondente alle richieste dell’Agenzia delle Entrate.

Diversamente ragionando si finirebbe per imporre, al contribuente “persona fisica”, lo stesso rigore probatorio richiesto, in caso di accertamenti bancari, agli imprenditori i quali, invece, dovendo per legge redigere le scritture contabili, sono in grado di giustificare ogni operazione. Il privato, invece, non ha tali registri – né è obbligato a tenerli – e quindi, nei suoi confronti, si finirebbe per chiedere una prova impossibile da raggiungere.

Bisogna considerare il reddito prodotto dalla famiglia e non quello del singolo

Il secondo importante punto toccato dalla sentenza in commento riguarda il criterio per determinare il “tenore di vita” goduto dal contribuente. Secondo la CTP di Sondrio, non si deve considerare solo la dichiarazione dei redditi del soggetto al centro della verifica, ma tutti i possibili contributi economici che possono provenirgli – come spesso succede – dagli altri familiari. Anche questi, infatti, finiscono per incrementare la “ricchezza” reale del singolo. Ed allora, ben venga la possibilità che un giovane contribuente, che guadagna mille euro al mese e convive ancora con i genitori, possa ottenere da mamma e papà il pagamento dell’assicurazione auto. Al sostenimento delle spese, infatti, possono concorrere anche gli altri componenti il nucleo familiare. E di ciò l’Agenzia delle Entrate è obbligata a tenerne conto.

note

[1] CTP Sondrio sent. n. 70/2012.

[2] D.l. n. 78/2010 che ha modificato l’art. 38 del Dpr 600/73.

Autore immagine: 123rf com

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI