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Controlli su pc e cellulari, meno tutele per il lavoratore

22 settembre 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 settembre 2015



Il Decreto Semplificazioni fa cadere l’obbligo preventivo di autorizzazione, per i controlli su computer, tablet e telefonini del dipendente.

 

Computer, cellulari, smartphone e tablet, sono ormai degli indispensabili strumenti di lavoro, prova ne è che la stragrande maggioranza dei dipendenti ha ricevuto almeno uno di questi dispositivi in dotazione dall’azienda: con l’entrata in vigore del nuovo Decreto Semplificazioni, bisognerà prestare la massima attenzione, però, a come li si utilizzerà.

Il Decreto sulla semplificazione degli adempimenti di lavoro, appena licenziato dal Consiglio dei Ministri in attuazione della delega del Jobs Act [1], fa infatti cadere, riguardo agli strumenti di lavoro utilizzabili per i controlli a distanza, l’obbligo di autorizzazione preventiva, lasciando la sola privacy come unica tutela del lavoratore. Ma procediamo con ordine.

I controlli a distanza

La nuova disposizione, che riscrive l’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori [2], distingue tra due tipologie di controlli a distanza, nei confronti del personale.

La prima tipologia comprende gli strumenti adibiti esclusivamente al controllo a distanza dei lavoratori, come gli impianti audiovisivi: per installare questi dispositivi è necessario un accordo sindacale, o, in mancanza, l’autorizzazione della DTL (Direzione Territoriale del Lavoro). Peraltro l’installazione di tali apparecchiature è possibile solo per esigenze di sicurezza, organizzative, produttive e di tutela del patrimonio aziendale.

Nessuna autorizzazione è, invece, necessaria, per la seconda tipologia di controlli, ovvero quelli che sono effettuati tramite gli strumenti di lavoro. Quando un determinato dispositivo (computer, tablet, telefonino…)serve al dipendente per svolgere le sue mansioni o un determinato incarico, non c’è alcuna necessità, secondo il decreto, di richiedere autorizzazioni preventive all’utilizzo: questo fatto, però, espone la verifica dell’utilizzo degli strumenti ad usi e abusi.

L’unica tutela, per il lavoratore, resta allora quella a posteriori, stabilita dal Codice della privacy [3]: il dipendente potrà, cioè, agire contro il datore, ma solo dopo che questi abbia violato la sua riservatezza. Cosa non sempre facile da dimostrare.

Gli strumenti di lavoro controllabili

La tutela della privacy del lavoratore si assottiglia ancora di più, se pensiamo alla vastità degli strumenti di lavoro suscettibili di essere controllati dall’azienda: qualsiasi dispositivo, infatti, grazie alla tecnologia informatica, può essere utilizzato per raccogliere dati, non solo il computer dell’ufficio.

Uso dei dati raccolti contro il lavoratore

L’ultima versione del decreto semplificazioni, tuttavia, è cambiata, rispetto alla redazione risalente allo scorso giugno: la vecchia bozza prevedeva l’utilizzo delle informazioni raccolte a tutti i fini connessi al rapporto lavorativo, dunque anche come base per disporre sanzioni disciplinari, licenziamenti o trasferimenti.

Nella stesura definitiva, invece, cade la possibilità di utilizzo per qualsiasi fine lavorativo, dunque è possibile una lettura più garantista della normativa, anche se, in assenza di ulteriori specifiche , per fugare ogni dubbio si dovranno attendere le interpretazioni della giurisprudenza, a posteriori.

L’informativa obbligatoria al lavoratore.

In ogni caso, come già osservato, resta in piedi, per il personale, la tutela prevista dal Codice della privacy: il decreto, infatti, stabilisce che le informazioni raccolte mediante gli strumenti di lavoro siano utilizzabili, a patto che sia fornita al dipendente un’informativa adeguata delle modalità d’uso dei dispositivi, delle modalità di effettuazione dei controlli, nel rispetto della normativa sulla riservatezza.

Da questo discenderebbe che, in caso di una violazione da parte dell’azienda nel fornire l’informativa al lavoratore, i dati raccolti mediante le apparecchiature non sarebbero utilizzabili a nessun fine, nemmeno disciplinare.

I principi generali sull’uso di internet e della posta elettronica

Resta in piedi, oltre al codice privacy, anche il provvedimento del Garante sul controllo nell’utilizzo di internet e della posta elettronica [4]: tale disposizione raccomanda ai datori di lavoro di informare in modo chiaro il personale sulle modalità di navigazione sul web e dell’utilizzo delle email, e sulla possibilità di effettuare verifiche in merito.

Il Garante, poi, vieta la lettura automatica delle mail ed il controllo sistematico delle pagine web visitate, raccomandando, d’altra parte, l’utilizzo di un sistema che prevenga il rischio di utilizzi impropri dei dispositivi, ad esempio bloccando la navigazione in siti non correlati all’attività lavorativa, e rendendo disponibili indirizzi mail condivisi tra più lavoratori.

Quando tali modalità non sono sufficienti a prevenire gli abusi da parte dei dipendenti, solo allora si potrà procedere a dei controlli, ma in maniera graduale, coinvolgendo prima reparti e gruppi di lavoro, e soltanto in ultimo si potrà passare a delle verifiche individuali.

note

[1] L.183/2014.

[2] L. 30071970.

[3] D.lgs.196/2003.

[4] Provv. Garante Privacy n.13/2007.


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