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Lo sai che? Cartella Equitalia: che succede se dalla busta mancano fogli?

Lo sai che? Pubblicato il 22 settembre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 22 settembre 2015

In caso di notifica di cartella esattoriale, Equitalia deve dimostrare il contenuto specifico della busta in cui era contenuta la richiesta di pagamento: non basta la produzione dell’estratto di ruolo e delle cartoline con l’avviso di ricevimento.

Alzi la mano chi non ha mai avuto la tentazione, ricevendo la notifica di una lettera scomoda – e l’esempio di una cartella esattoriale di Equitalia o di una multa stradale calza a pennello -, di strapparne qualche pagina, per sostenere poi che il contenuto non era integro e che, quindi, la comunicazione era incompleta, carente e, in definitiva, nulla. Sembrerebbe quasi un gioco da ragazzi, più degno del furbetto di turno che poi, immancabilmente, finisce sempre per incappare nelle condanne dei giudici. E invece, questa volta, non è così.

Con una serie di sentenze che abbiamo avuto più volte modo di segnalare su questo portale (vedi i link in nota [1]), la Cassazione sta ribadendo da più anni un principio ormai consolidato: nel caso in cui il contribuente contesti l’integrità o il contenuto della busta della cartella esattoriale, spetta a Equitalia dimostrare, con la cosiddetta “prova contraria”, cosa la stessa contenesse. E questo perché la semplice produzione della copia della busta in cui è contenuta la cartella, con la cartolina dell’avviso di ricevimento e l’estratto di ruolo, sono documenti insufficienti a dimostrare l’esatto contenuto della pretesa di pagamento.

Insomma: spetta al mittente provare il contenuto della busta quando il destinatario contesta la raccomandata. E così, è Equitalia che deve dimostrare che nella raccomandata da essa prodotta in giudizio c’era davvero la cartella di pagamento!

Ecco allora che Equitalia viene sobbarcata di un onere della prova difficile, quasi impossibile. Ma tant’è: questa è la tesi dei giudici che sembrano quasi voler suggerire l’espediente più comodo per impugnare la cartella esattoriale. Certo, il problema – per l’Agente della riscossione, si intende – si potrebbe facilmente risolvere spedendo le cartelle esattoriali con il sistema “senza busta” (foglio di carta ripiegato su sé stesso, spillato e poi affrancato, senza essere immesso in busta chiusa), ma Equitalia continua a preferire i cartoncini tradizionali, “sigillati” (si fa per dire) con la colla. E allora ne paga le conseguenze.

Con una sentenza di questa mattina [2] il giudice di Pace di Salerno riprende lo stesso filone interpretativo della Cassazione e ricorda a tutti che sono prive di effetto le intimazioni di pagamento recapitate da Equitalia al contribuente se l’esattore non produce in giudizio le cartelle mentre il debitore ne lamenta l’irregolare notifica. Tutte le volte infatti in cui il destinatario contesta il contenuto della raccomandata è il mittente a doverlo provare. Non basta allora all’agente della riscossione depositare l’estratto di ruolo aggiornato alla data dell’esibizione in giudizio perché non rappresenta una fotografia delle somme richieste nella cartella esattoriale al momento della notifica.

Sembrerebbe tutto troppo facile per essere vero: all’opponente basta contestare la mancata produzione delle cartelle esattoriali: la legge impone ad Equitalia [3] di conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella perché risulta tenuta a esibirle su richiesta del contribuente o dell’amministrazione. Se l’Agente per la riscossione produce soltanto le copie degli avvisi di ricevimento delle cartelle e l’estratto di ruolo, perde la causa e la cartella viene annullata: tali documenti infatti non sono sufficienti a dimostrare il credito azionato. Il semplice estratto di ruolo non può assolvere alla funzione di provare il contenuto della cartella esattoriale perché rappresenta un soltanto momento evolutivo del debito del contribuente verso l’ente impositore per il tramite dell’agente della riscossione e non costituisce una raffigurazione statica delle somme pretese dalla cartella esattoriale al momento della notifica dell’atto impositivo.

Insomma: cosa c’era scritto nella raccomandata se il contribuente sostiene di non averla mai ricevuta o di averne ricevuto solo una parte? Solo il mittente lo può sapere e solo quest’ultimo può darne la prova. È quella che in gergo tecnico viene chiamata una “prova diabolica” ossia quasi impossibile.

note

[1] Cass. ord. n. 9533/2015; Cass. sent. n. 4482/2015; Cass. sent. n. 2625/2015.

[2] G.d.P. Salerno, sent. 3021/15.

[3] Art. 26 del Dpr 602/73.

 

Autore immagine: 123rf com


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