Pensione anticipata donna e opzione uomo nella Legge di Stabilità

22 settembre 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 settembre 2015



Il Governo ha annunciato un anticipo della pensione, con formule differenti per lavoratrici e lavoratori, nella Legge di Stabilità 2016.

 

Dopo numerosi tira e molla, dopo annunci e ripensamenti, pare essere arrivata al capolinea la questione previdenziale, con la tanto attesa riforma delle pensioni. E’ apparso ormai evidente, difatti, che la Riforma Fornero si sia rivelata inadeguata (anche a detta della stessa ideatrice), sia per l’ingente numero di soggetti lasciati privi di stipendio e pensione, complice la crisi, sia perché costringe a restare al lavoro molte persone con seri problemi di salute e familiari, nonché per il blocco del turnover ed il conseguente calo nell’occupazione dei giovani che ha comportato.

Così, in questi mesi, sono state vagliate diverse ipotesi di uscita anticipata flessibile, che non comportino grossi esborsi per le casse pubbliche: l’inserimento delle novità previdenziali è previsto nella Legge di Stabilità 2016.

La nuova pensione anticipata donna

Per le lavoratrici, dopo il 31 dicembre 2015, la situazione si profila tutt’altro che allegra: in tale data scade, infatti, la possibilità di maturare i requisiti per accedere all’Opzione Donna (ossia la possibilità di pensionarsi con 57 anni e 3 mesi di età – 58 e 3 mesi se autonome – e 35 anni di contributi, col ricalcolo contributivo del trattamento); dal primo gennaio 2016, poi, i requisiti di età per accedere alla pensione di vecchiaia, saliranno per le donne da 63 anni e 9 mesi a 65 anni e 7 mesi.

Il Governo ha allora deciso di prevedere, per le lavoratrici, la possibilità di pensionarsi sino a circa 3 anni prima della data di maturazione dei requisiti (dai 62 anni poi), con una penalizzazione massima del 10% dell’assegno: una misura, dal punto di vista della remunerazione, migliore dell’Opzione Contributiva, che comporta una decurtazione della pensione media del 25-30% (anche se parlare di media è improprio, viste le grandissime differenze da situazione a situazione: vi sono casi di penalizzazione minima, intorno al 15%, ed addirittura casi che arrivano al 60%; dipende molto dalla crescita dello stipendio nell’ultimo decennio di lavoro). La misura, invece, è più rigida dell’Opzione Donna, rispetto all’età, non consentendo più il pensionamento a 57 anni.

Dal punto di vista delle Casse Erariali, la misura sarebbe, invece, neutra, dunque non potrebbe essere bocciata da UE o dalla Ragioneria dello Stato: resterebbe, però, il problema di reperire le risorse a breve termine, per far fronte al maggiore afflusso di domande.

L’Opzione Uomo

Un’opzione contributiva sarebbe introdotta, invece, per i lavoratori, consentendo loro il pensionamento con circa tre anni di anticipo rispetto alla maturazione dei requisiti: anche in questo caso, il ricalcolo contributivo della pensione darebbe luogo a un risparmio a lungo termine, ma ad una maggiore spesa per i primi anni, a causa della probabile impennata di accesso al trattamento.

Il prestito pensionistico

Resta in piedi, infine, l’ipotesi, effettuata da Poletti ed altri rilevanti esponenti politici qualche mese fa, relativa al prestito pensionistico: si vorrebbe, cioè, consentire l’anticipo della pensione ai lavoratori che perdono l’impiego sino a 3 anni dalla pensione, restituendo il triennio di trattamento in piccole rate, una volta maturati i requisiti per la pensione vera e propria.

La pensione di solidarietà

Per i casi più disagiati, infine, è stata ipotizzata una pensione di solidarietà, un nuovo ammortizzatore sociale a metà tra la disoccupazione ed il trattamento di quiescenza, come accompagnamento al trattamento pensionistico vero e proprio.

Naturalmente, anche per queste ultime due ipotesi, perfettamente sostenibili a lungo termine (anzi, comportanti un discreto risparmio per l’Erario) si porrebbe il problema del reperimento delle risorse nell’immediato: l’idea, perorata addirittura dal Presidente Inps, Tito Boeri, di un contributo di solidarietà sulle pensioni più alte ( e non legate alla contribuzione effettivamente versata), non piace agli esponenti della politica ed agli alti funzionari (chissà perché). Eppure, sarebbe la soluzione più equa, che permetterebbe di reperire l’ammontare utile senza colpo ferire alle casse statali, e ristabilirebbe una situazione palesemente iniqua, che vede soggetti che percepiscono pensioni d’oro, con pochi anni di versamenti alle spalle.

Nel frattempo, i sindacati, Susanna Camusso in testa, annunciano battaglia, se la riforma previdenziale non sarà inserita nella Legge di Stabilità 2016. Speriamo sia la volta buona.

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2 Commenti

  1. …. FATE LA PENSIONE DI SOLIDARIETA’….. E PRELEVATE UN CONTRIBUTO DI SOLIDARIERA’ SULLE PENSIONI D’ORO…. (se necessario) PERCHE’ POTREBBE FINIRE MALE… GRAZIE per tutto, SIATE SAGGI …..

  2. Sig. Corrado forse Lei vive in un Paese che non è l’Italia 1° il contributo è stato bocciato dalla Corte Costituzionale; 2° per le pensioni non si debbono fare dei sacrifici in quanto ci sono categorie che hanno un surplus di contributi a differenza di altri; 3° spendendo meglio si spende meno; 4° tutti i partiti tranne la LEGA hanno votato questa Legge di m……; 6° facendo una spending rewiu tipo tagliare i fondi alle regioni abolire, sic, le province che si è rilevata una buffonata le risorse otevano essere impiegate a salvaguardare gli esodati e NON spendendo un MILIARDO E MEZZO per mantenere gli extracomunitari abolire le Prefetture ecc. ecc.

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